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Trump grazia la pasta italiana: cancellato il «super-dazio» del 107%. Esulta il governo: «Merito del dialogo con gli Usa»

01 Gennaio 2026 - 20:56 Diego Messini
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Il Dipartimento del Commercio ha rivisto al ribasso i dazi sui produttori accusati di dumping come Garofalo e Molisana: ecco le nuove tariffe 2026

Sospiro di sollievo per i produttori italiani di pasta. Gli Stati Uniti hanno ricalcolato al ribasso – e di parecchio – i dazi da praticare nel 2026 sull’import del prodotto simbolo dell’industria alimentare italiana. L’annuncio a sorpresa è arrivato nella notte di Capodanno da parte del Dipartimento del Commercio Usa ed è stato rilanciato con soddisfazione dal ministero degli Esteri italiano. «Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto alcune valutazioni nella notte – in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo – in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani», ha riferito la Farnesina. Nello specifico, la cosiddetta “analisi post-preliminare” «ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati». Aliquote che vanno a sommarsi, s’intende, al 15% di dazio generalizzato sui prodotti europei in base alle decisioni prese da Donald Trump nel 2025 e alla relativa “intesa” con l’Ue.

Le accuse Usa, la minaccia di «super-dazi» e il pericolo scampato

Lo scorso autunno infatti il governo Usa aveva annunciato un «super-dazio» sulla pasta italiana, e in particolare su alcuni produttori accusati di danneggiare la concorrenza di gruppi locali praticando prezzi troppo bassi. Dumping, in una parola. La Molisana e Garofalo erano le due aziende finite in particolare nel mirino con l’accusa di non essere abbastanza collaborative e aver fornito informazioni incomplete o non conformi alle richieste. Poi però il Dipartimento del Commercio Usa, di fronte anche alle rimostranze dell’Italia, aveva precisato che ulteriori e più approfondite valutazioni sarebbero state condotte. I risultati dell’indagine erano attesi per l’11 marzo. I tecnici di Washington, evidentemente, hanno fatto più in fretta del previsto, forse anche grazie all’interlocuzione nel frattempo portata avanti con le aziende interessate. È a ciò che allude la Farnesina stessa nel dar conto del buon esito “scoperto” a Capodanno: «La rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. È anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive».

Il sollievo dei produttori di pasta

Appresa la notizia, Coldiretti e la sua Filiera Italia hanno espresso «soddisfazione per l’azione del governo italiano ed in particolare dei ministri Tajani e Lollobrigida e della nostra struttura diplomatica, che ha portato ad una prima temporanea riduzione dei dazi Usa sulla pasta italiana». Secondo le stime di Coldiretti e Filiera Italia, «un dazio come quello preannunciato e che ora sembrerebbe scongiurato, avrebbe raddoppiato il costo di un piatto di pasta per le famiglie americane, spalancando le porte ai prodotti Italian sounding e penalizzando la qualità autentica del Made in Italy. Nel 2024 l’export di pasta italiana verso gli Usa – ricorda la nota – ha raggiunto un valore di 671 milioni di euro, confermando il mercato statunitense come uno dei più strategici per il settore». Grande soddisfazione è stata espressa in una nota pure dalla presidente dei pastai di Unione Italiana Food Margherita Mastromauro secondo cui il risultato raggiunto con gli Usa «premia il lavoro costante svolto al fianco delle nostre imprese associate, fra cui La Molisana, Garofalo e Barilla, che hanno affrontato con serietà, trasparenza e spirito di collaborazione un percorso complesso e delicato».

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