Barca affonda nelle Filippine, nove turiste italiane si salvano legandosi fra loro: «Siamo rimaste in acqua per 45 minuti»

Doveva essere una vacanza da cartolina, tra mare cristallino e spiagge incontaminate, e invece si è trasformata in un incubo in mezzo all’oceano. È quanto accaduto a Palawan, nelle Filippine, all’avvocata milanese Giovanna Fantini e a un gruppo di otto amiche italiane, protagoniste di un drammatico naufragio avvenuto durante un’escursione in barca. Il gruppo era arrivato sull’isola il 27 dicembre e fino a ieri tutto era filato liscio. La mattina avevano deciso di lasciare Coconut Beach, dove soggiornavano, per raggiungere la vicina isoletta di Peña Plata, meta molto frequentata per le sue acque limpide e i fondali ricchi di fauna marina. «Una tipica barca in legno, con tettuccio e bilancieri laterali, guidata da un capitano e da un marinaio», racconta Fantini al Corriere della Sera. L’escursione era iniziata nel migliore dei modi: tartarughe, stelle marine, coralli e un pic-nic sull’isola, «uno splendore».
Il naufragio e la mancanza di dispositivi di sicurezza
Il rientro, però, ha cambiato radicalmente lo scenario. Il mare ha iniziato a ingrossarsi, le onde a colpire lo scafo sempre più violentemente. «Gli schizzi d’acqua sono diventati vere e proprie secchiate. La barca ha cominciato a imbarcare acqua», spiega l’avvocata. Il marinaio ha tentato di svuotarla con un catino, ma inutilmente. Poco dopo, l’imbarcazione ha iniziato ad affondare. Attimi di puro panico. «Siamo finite sott’acqua in pochi istanti e ci siamo ritrovate in balia delle onde», racconta ancora Fantini. Tutte indossavano giubbotti di salvataggio e, con lucidità, hanno cercato di restare unite: si sono legate tra loro usando corde, salvagenti e alcune tavole di legno recuperate dalla barca. Nessun segnale di emergenza è stato lanciato dal capitano, che era privo di dispositivi di sicurezza: niente razzi, né radio, né telefono cellulare. «Eravamo sole in mezzo al mare», ricorda.
La chiamata e il salvataggio
A evitare il peggio è stata la prontezza di una delle amiche, dotata di uno smartphone impermeabile. È riuscita a chiamare il padre di un’altra componente del gruppo, rimasto sulla spiaggia. L’uomo ha subito allertato l’albergo. In totale, il gruppo – composto da undici persone, nove donne e due uomini – è rimasto in acqua per circa 45 minuti. «Il capitano era rimasto sul tetto della barca che ancora affiorava, ma noi siamo state molto più intraprendenti. Era giovane, e a mio avviso inesperto», aggiunge Fantini.
Dopo tre quarti d’ora di attesa, una barca inviata dalla struttura alberghiera ha raggiunto il punto del naufragio e ha tratto tutti in salvo. Un enorme sollievo, ma anche lo shock per quanto accaduto. «Non sapevamo se sarebbero riusciti a localizzarci. È stato sconvolgente». Il gruppo rientrerà in Italia domani, come previsto. Intanto, la Capitaneria di Port Barton potrebbe aprire un’indagine sull’accaduto: le otto amiche hanno presentato denuncia. Una vacanza da sogno che, per poco, non si è trasformata in tragedia.
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