Per La Stampa è in pole position il gruppo Sae (Il Tirreno, Nuova Sardegna e altri). Fra poche ore Leonardis formalizzerà a Gedi la proposta di acquisto e il suo piano

È sempre più probabile che dal tavolo della trattativa fra John Elkann e il miliardario greco Theodore Kyriakou per la cessione del gruppo editoriale Gedi esca La Stampa di Torino. Secondo quanto risulta ad Open fra la fine dell’anno e questi primi giorni del 2026 c’è stata una importante accelerazione nella trattativa con il gruppo Sae (Sapere aude editori) presieduto da Alberto Leonardis, che sembra preferito in questo momento all’altro pretendente di cui si è a lungo parlato: la cordata veneta guidata dal banchiere (Banca Finint) Enrico Marchi. Entrambi i gruppi hanno rilevato da Gedi negli anni passati alcune testate locali un tempo appartenute a Finegil, e quindi sono ben conosciuti dal management di Elkann. Entrambi hanno fino a questo momento presentato una manifestazione di interesse non formale, ma è con Sae che è stato fatto qualche passo in più.

A inizio settimana arriva a Gedi la proposta formale di Sae per La Stampa
Fra lunedì e martedì il gruppo guidato da Leonardis presenterà una proposta di acquisto formale anche se non vincolante a Gedi per l’acquisto de La Stampa. A quel punto gli offerenti potranno entrare formalmente in data room e avviare una due diligence sui conti del quotidiano torinese. Ma già nelle settimane scorse ci sono stati contatti fra i due gruppi e Gedi dopo avere ricevuto la manifestazione di interesse ha inviato a Sae un bilancio consolidato pro forma unico de La Stampa, che riunisce un perimetro oggi diviso in cinque diverse società (il quotidiano vero e proprio, la parte amministrativa dedicata, la parte produttiva con lo stabilimento, la parte digitale e la parte commerciale della A. Manzoni). Nei conti pro forma è indicata anche la consistenza del personale giornalistico, degli operai, degli impiegati e dei commerciali necessari alla vita di quella testata. La proposta di acquisto che verrà formalizzata nelle proprie ore tiene appunto conto di quei dati che però potranno essere verificati in un secondo tempo una volta ammessi in data room per la due diligence. Ma dai tecnici di Sae sono ritenuti già oggi abbastanza attendibili.
Nella cordata che acquista ci saranno fondazioni bancarie piemontesi
Come ha fatto Leonardis con le altre acquisizioni (dal Tirreno, alla Gazzetta di Reggio, alla Gazzetta di Modena, alla Nuova Ferrara, alla Nuova Sardegna fino alla più recente Provincia pavese) sarà una cordata con presenza di soggetti istituzionali come le fondazioni bancarie ad entrare in gioco nell’operazione. Da quel che risulta ad Open ci sono stati contatti in corso sia con la Fondazione Crt di Torino che con la Fondazione Cassa di risparmio di Biella e forse anche con la Fondazione Banca popolare di Novara. Ai soggetti istituzionali Sae nei prossimi giorni illustrerà il piano industriale per La Stampa che è già stato scritto e presentato a Gedi dopo la manifestazione di interesse. L’intenzione di Sae se l’operazione andrà in porto è quella di rilevare il quotidiano torinese con una nuova società che quindi potrà partire da zero, senza tenere conto del pregresso.

La conferma di Leonardis ad Open: «Innamorato di quel giornale. È il primo che leggo»
Ad Open Leonardis conferma con una certa prudenza la trattativa con Gedi: «So che ci sono altre manifestazioni di interesse, ma non posso certo dire che siamo favoriti. Solo che fino a qualche tempo fa eravamo sicuramente fuori gioco, e invece oggi siamo in gioco. Quest’anno abbiamo fatto dei bei numeri, abbiamo chiuso con 175,5 milioni di euro di fatturato e con un ottimo Ebidta. È vero che noi abbiamo chiesto e ottenuto i documenti, ed è vero che abbiamo immaginato un piano industriale che potrebbe funzionare». Leonardis sostiene di essere da sempre innamorato del quotidiano torinese: «Mi piace moltissimo, è il primo che leggo al mattino. E ha anche un marchio di grande prestigio». Sui dettagli però non si sbottona. Certo è anche difficile farlo senza due diligence, e da quel passaggio dipendono anche i tempi della trattativa. Perché quella con i greci entro fine febbraio si chiuderà una volta trovato l’accordo sulla cifra (non è confermata dalle parti quella di 140 milioni di euro fin qui circolata). Ed è possibile che la vendita di La Stampa possa richiedere un pizzico di tempo in più, e quindi essere poi conclusa con la nuova proprietà greca che fin dall’inizio sembrava poco interessata al quotidiano torinese.
Da febbraio La Sentinella del Canavese a Ladisa che lo vuole trasformare in quotidiano
Intanto un pezzettino di editoria è già uscito da Gedi, dopo la firma del contratto preliminare di cessione della Sentinella del Canavese al gruppo pugliese Ladisa (ristorazione collettiva), già presente nell’editoria con il quotidiano L’Edicola. Il contratto definitivo verrà firmato nei prossimi giorni e avrà efficacia dal prossimo primo febbraio. Secondo alcune indiscrezioni circolate dopo la firma del preliminare l’intenzione di Ladisa sarebbe quella di trasformare in giornale quotidiano la Sentinella del Canavese, che storicamente era un trisettimanale (in edicola il lunedì, il mercoledì e il venerdì) e dalla primavera del 2023 ha aggiunto anche il numero del sabato. Secondo fonti vicine al gruppo pugliese i Ladisa vorrebbero come direttore del loro quotidiano Bruno Babaudo, che attualmente è direttore responsabile del sito piemontese Lo Spiffero, protagonista di molti scoop che hanno avuto anche eco nazionale (come quello del video della rottura del fidanzamento fra Massimo Segre e Cristina Seymandi).
