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Iran, il grido delle ong: «Almeno 200 morti tra i manifestanti». Netanyahu: «Se il regime cade saremo di nuovo partner di Teheran» – Il video

11 Gennaio 2026 - 13:23 Stefania Carboni
Il procuratore generale accusa Washington e Tel Aviv di fomentare le proteste. Intanto il Pentagono ha presentato a Trump una lista dei possibili obiettivi da colpire per favorire i manifestanti

Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento degli Stati Uniti in Iran, dove divampano le proteste antigovernative: lo riporta Reuters, citando tre fonti israeliane informate. Ieri, il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno discusso della possibilità di un intervento statunitense. «Se Stati Uniti e Israele attaccheranno l’Iran, saranno considerati obbiettivi legittimi e saranno duramente colpiti», ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf, durante una seduta del Majlis. «Accusiamo gli Stati Uniti e Israele di aver sostenuto le recenti rivolte, creando disordini in tutto il paese», ha aggiunto.

Netanyahu: «Se il regime cade torneremo partner»

A rispondergli, più o meno direttamente, è lo stesso Netanyahu, che intervenendo nel corso della riunione di gabinetto ha detto che Israele e Iran torneranno a essere partner dopo la caduta del regime di Teheran. «Stiamo trasmettendo forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo del bene insieme a beneficio di entrambi i popoli», ha spiegato il premier dello Stato ebraico. Dopodiché, ha rinnovato il proprio appoggio ai manifestanti: «Tutti speriamo che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia. E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli nella costruzione di un futuro di prosperità e pace».

Le proteste nella notte

Gli avvertimenti sono arrivati ieri, con l’aumento dell’allerta in tutto l’Iran e l’avvertimento del procuratore generale Mohammad Movahedi Azad: chiunque parteciperà alle proteste sarà considerato un «nemico di Dio», quindi a rischio pena di morte. Eppure, nonostante il pugno duro del regime degli ayatollah le proteste in Iran sono continuate. Anche stanotte dove, in un paese senza più internet e collegamenti telefonici, le persone sono scese in piazza. Come lo dimostrano le poche immagini filtrate all’estero, da viale Vakil Abad a Mashhad. Dove i manifestanti si nascondono dietro le barricate mentre le forze di sicurezza sparano da una passerella, diffuse dal creator Vahid.

Ong: «Almeno 192 manifestanti uccisi»

Secondo l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights, almeno 192 persone sono state uccise in due settimane di proteste. Ma il bilancio, ha precisato l’ong con sede in Norvegia, potrebbe essere molto più alto. Questo perché il blackout di Internet che dura da giorni ostacola le verifiche. Nei prossimi giorni, dunque, il numero di morti potrebbe salire sensibilmente.

Il blackout selettivo del regime

Come racconta Gabriella Colarusso su Repubblica, il blackout iraniano è particolare, perché selettivo. Gli apparati di sicurezza garantiscono le connessioni alla tv di stato e a poche agenzie di stampa favorevoli al governo. Diffondono strade vuote, manifestazioni pro regime, specialmente durante i funerali di alcuni agenti di sicurezza uccisi nelle manifestazioni. Ma non è così perché le persone manifestano a TeheranMashhadTabrizAhvazRasht. In reazione all’appello di Reza Pahlavi, il figlio esule dello Scià deposto nel 1979, pronto a guidare una «transizione democratica». Perché a parlare sono gli ospedali, tre della capitale, al collasso secondo quanto riporta Bbc: lì arrivano feriti gravi e morti, vittime della repressione del regime. Fonti tra gli attivisti confermano a Repubblica che alcune organizzazioni di camionisti si sono fermate e che quindi dopo i negozianti altre categorie stanno per entrare in sciopero. Un paese che si avvia alla paralisi mentre è atteso l’intervento del presidente Masoud Pezeshkian, che dopo Khamenei dovrebbe parlare al paese.

Il post su X: «Se Trump è così competente si occupi del suo di paese»

L’ayatollah iraniano Ali Khameni è tornato a intimare al presidente americano Donald Trump di occuparsi di altro e non delle proteste antigovernative in Iran. «Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che se il governo iraniano avesse fatto questo o quello si sarebbe schierato dalla parte dei rivoltosi», ha scritto sul suo account X in francese, e «i rivoltosi hanno riposto in lui le loro speranze». Ma «se è così competente, allora si occupi del suo Paese», ha ammonito.

Ma Trump interverrà? La lista degli obiettivi

Il presidente Usa Donald Trump per ora ha manifestato il suo appoggio verso i manifestanti iraniani, dichiarandosi pronto a intervenire. Secondo quanto ipotizzato dal Wall Street Journal gli Stati Uniti potrebbero iniziare a sequestrare le petroliere iraniane, così come ha fatto nei giorni scorsi per quelle legate al Venezuela. Un’azione che non peserebbe molto a livello energetico, salvo qualche oscillazione nei mercati sul greggio. Ma il New York Times sostiene che un piano per Teheran ci sia. Lo ha presentato il Pentagono a Trump, con una lista dei possibili obiettivi, anche non militari, nella Capitale. Il dilemma non è più il se, ma il come e il quando.

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