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Media russi: «Riserve auree iraniane in volo verso Mosca». Le proteste non si fermano: «Oltre 500 morti»

12 Gennaio 2026 - 15:32 Alessandro D’Amato
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Il regime degli ayatollah chiede un canale di comunicazione con gli Usa. Ma il presidente: «L'Iran vuole negoziare, ma potremmo dover agire prima»

Dall’inizio delle proteste aumentano i voli di aerei privati da Teheran verso la Russia, che starebbe offre ndo alla dirigenza iraniana sostegno tecnico-militare e allo stesso tempo supportando l’evacuazione dell’ayatollah Ali Khamenei, dei familiari e assistenti. Lo riporta il “Moscow Times”, secondo cui sono iniziati anche i trasporti di riserve auree a Mosca, come avvenuto con la caduta di Bashar al-Assad in Siria, volando sopra il Caucaso ed evitando gli spazi aerei controllati dalla Nato. Intanto nelle strade delle città i corpi dei manifestanti uccisi negli scontri si accumulano, con i parenti giunti sul posto per l’identificazione. Il bilancio delle vittime, secondo le Ong, supera i 500 morti.

«Stiamo conducendo una guerra contro i terroristi»

L’Iran sta conducendo «una guerra contro i terroristi», ha sostenuto il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf durante un comizio a Teheran. Il presidente del parlamento ha anche dichiarato che se Trump attaccherà infliggerà una «lezione indimenticabile». Per il presidente iraniano Teheran sta combattendo una «guerra su quattro fronti, una guerra economica, una psicologica, una guerra militare» con Stati Uniti e Israele e «oggi una guerra contro i terroristi». «La grande nazione iraniana non ha mai permesso al nemico di raggiungere i suoi obiettivi», ha affermato, gridando «Morte a Israele, Morte all’America» in persiano.

La richiesta di Teheran agli Stati Uniti

Intanto secondo Teheran i canali di comunicazione con Washington restano aperti. A confermarlo è il ministero degli Esteri iraniano, dopo che nella notte Donald Trump aveva dichiarato che l’Iran aveva chiesto di avviare negoziati e che un incontro era in fase di preparazione. «Il canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti è attivo», ha dichiarato il portavoce Esmaeil Baghaei in un intervento trasmesso dalla televisione di Stato. L’inviato speciale di Trump sarebbe Steve Witkoff, come riportato da Iran International, che ricorda come quest’ultimo abbia già mantenuto contatti in passato. Baghaei ha inoltre ribadito l’impegno dell’Iran sul piano diplomatico: «Abbiamo sempre rispettato il principio della diplomazia e del negoziato, naturalmente nell’ambito di una trattativa bilaterale».

I «piani di intervento» Usa in Iran

L’esercito degli Stati Uniti sta valutando «diversi piani d’intervento» per l’Iran. Che «non prevedono attacchi militari». Donald Trump annuncia ai giornalisti che Washington è pronta a scendere in campo per Teheran. A bordo dell’Air Force One il presidente Usa ha anche detto che «i leader iraniani hanno chiamato», aggiungendo che «si sta organizzando un incontro» per cui «potremmo dover agire prima» che questo avvenga. Intanto su X Reza Pahlavi, il principe in esilio negli Stati Uniti, figlio dell’ultimo scià di Persia, dice che presto arriveranno «aiuti internazionali» ai rivoltosi. E c’è chi parla di un piano di Usa e Israele per uccidere Alì Khamenei.

«Sono al vaglio opzioni molto forti»

La Cnn dice che secondo due funzionari della Casa Bianca il presidente ha ricevuto diversi piani d’intervento per colpire il regime iraniano. TheDonald ha affermato che sono attualmente al vaglio «opzioni molto forti». In linea con la sua promessa di sostenere le proteste anti-governative. Trump è stato informato nei giorni scorsi sui diversi piani di intervento che, per ora – hanno detto i funzionari a Cnn – si concentrano sull’utilizzo dei servizi di sicurezza di Teheran per reprimere le proteste. Secondo gli stessi, infatti, la riflessione all’interno dell’amministrazione Usa sta anche prendendo in esame il fatto che eventuali attacchi militari americani potrebbero in realtà indebolire il fronte della protesta. E – chiariscono i funzionari – «avere l’effetto di mobilitare il popolo iraniano a sostegno del governo, o indurre l’Iran a reagire con la forza militare».

500 morti

Il bilancio dei disordini intanto è arrivato a 500 morti. L’organizzazione per i diritti umani HRANA, con sede negli Stati Uniti, ha dichiarato di aver accertato la morte di 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza, con oltre 10.600 persone arrestate in due settimane di disordini. Il Wall Street Journal aveva riportato che le opzioni Usa includevano attacchi militari, l’uso di armi informatiche segrete, l’ampliamento delle sanzioni e la fornitura di assistenza online a fonti antigovernative. Trump ha affermato di essere in contatto con i leader dell’opposizione iraniana. Ha anche affermato, senza fornire ulteriori dettagli, che i leader iraniani lo avevano chiamato sabato e volevano negoziare, e che avrebbe potuto parlare con loro.

Gli ayatollah

Intanto il presidente del parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf ha messo in guardia Washington da «un errore di calcolo. Siamo chiari: in caso di un attacco all’Iran, i territori occupati (Israele), così come tutte le basi e le navi statunitensi, saranno il nostro obiettivo legittimo», ha affermato Qalibaf, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Le proteste sono iniziate il 28 dicembre in risposta all’impennata dei prezzi, prima di rivoltarsi contro i dirigenti religiosi che hanno governato dalla Rivoluzione islamica del 1979. Le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti e Israele di fomentare disordini e hanno convocato una manifestazione nazionale oggi per condannare «le azioni terroristiche guidate da Stati Uniti e Israele», hanno riportato i media statali.

Il blackout di Internet

Per rimediare al blackout di Internet Trump ha detto di aver parlato con Elon Musk del servizio satellitare Starlink. I filmati pubblicati sui social media da Teheran mostravano grandi folle che marciavano di notte, applaudendo e cantando. La folla «non ha né fine né inizio», si sente dire da un uomo. Un altro video pubblicato sabato mostrava immagini provenienti dalla città nord-orientale di Mashhad, che mostravano fumo che si alzava nel cielo notturno a causa degli incendi in strada, dei manifestanti mascherati e di una strada disseminata di detriti. Si potevano udire delle esplosioni. La TV di Stato ha mostrato decine di sacchi per cadaveri a terra presso l’ufficio del medico legale di Teheran, affermando che i morti erano vittime di eventi causati da «terroristi armati».

Il presidente Pezeshkian

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Israele e gli Stati Uniti stanno orchestrando la destabilizzazione e che i nemici dell’Iran hanno portato «terroristi… che hanno incendiato moschee… attaccano banche e proprietà pubbliche. Famiglie, vi chiedo: non permettete ai vostri bambini di unirsi a rivoltosi e terroristi che decapitano e uccidono le persone», ha detto in un’intervista televisiva, aggiungendo che il governo era pronto ad ascoltare la gente e a risolvere i problemi economici.

L’omicidio di Khamenei

A parlare dell’intervento di Usa e Israele oggi con il Fatto è lo storico e ricercatore a Yale Arash Azizi. Secondo il quale il tempo di Khamenei potrebbe essere arrivato: «Usa e Israele hanno piani per assassinarlo, ma potrebbe venire ucciso anche dai suoi, come Ceausescu». Secondo lui «la Repubblica islamica per come la conosciamo è finita. È lampante. Qualunque cosa accadrà nei prossimi giorni, qualunque sarà l’esito della mobilitazione, è certo che la struttura di potere del regime cambierà. Avrei detto la stessa cosa anche prima che dell’ultima ondata di proteste, solo avrei collocato il cambiamento più in là nel tempo. Le rivoluzioni sono imprevedibili. Ma non è detto che i manifestanti vinceranno vista la mancanza di una rete organizzata. E di una leadership per la transizione. Magari avverrà un cambio di regime interno, ma lo status quo non può durare».

La guerra dei 12 giorni

Secondo lo storico il regime «ha perso l’opportunità di rifondare il suo consenso dopo essere sopravvissuto alla guerra. Khamenei avrebbe potuto cercare di pacificare la società. Invece è rimasto com’era, l’unica concessione è stata smettere di imporre con la forza l’obbligo dell’hijab. L’élite di potere non ha saputo cavalcare neanche il sentimento di unità nazionale suscitato dai raid israeliani e americani: avevano issato simboli nazionali nelle piazze, ma poco dopo li hanno rimossi. Nei libri di storia questo sarà ricordato come l’anno in cui il regime ha perso l’opportunità di sopravvivere. Non è stupidità, il fatto è che la rigidità della legge islamica è l’essenza del regime. Khamenei non sarebbe più nulla se smettesse di attaccare Israele e gli Usa o di far arrestare le donne senza hijab».

Il piano

Azizi dice che è sicuro che Usa e Israele attaccheranno: «Trump non bluffa e sta valutando opzioni. Non solo raid. Fonti iraniane affidabili mi hanno detto che sul suo tavolo e quello di Netanyahu ci sarebbe anche un piano per uccidere Khamenei. Lo ritengo credibile, in questa fase. Ma Khamenei potrebbe anche fare la fine di Ceausescu in Romania nel 1989, ucciso da membri del suo stesso partito».

Ma l’opposizione iraniana non è in grado di assumere il potere: «La sinistra iraniana è divisa in rivoli, incapace di unità. Reza Pahlavi è di fatto l’unico front runner, ma solo perché gli altri non riescono a organizzarsi. Il movimento di Pahlavi è formato da persone con idee di estrema destra, revanscisti che odiano gli altri gruppi di opposizione. Non vedo come possano mettersi alla guida di una coalizione di unità nazionale, a meno che Pahlavi non faccia pulizia interna nel movimento, anche se perfino sua moglie canta nelle manifestazioni “morte alla sinistra“. La realtà è che le figure di opposizione più forti sono in prigione in Iran, come Narges Mohammadi».

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