Referendum giustizia, il Pd si divide ancora. Picierno all’evento per il Sì: «Da sempre una battaglia culturale della sinistra riformista»

Si entra nel vivo dei giochi e cominciano le prime firizioni. Anche interne alle coalizioni. il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia si terrà ufficialmente il 22 e 23 marzo. Lo ha sancito oggi, 12 gennaio, il Consiglio dei ministri. La data circolava già da giorni e aveva trovato una prima conferma anche nelle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che durante la conferenza stampa di inizio anno, aveva definito «probabile» l’ipotesi del 22-23 marzo. Nelle stesse giornate del referendum si terranno anche le elezioni suppletive per colmare i seggi rimasti vacanti dopo la nomina di Alberto Stefani, eletto presidente della Regione Veneto, e di Massimo Bitonci, entrato nella giunta regionale come assessore alle imprese e al commercio. I collegi interessati (ovvero quelli di Rovigo e Selvazzano Dentro-Alta Padovana) saranno dunque chiamati a eleggere due nuovi deputati.
Il comitato del No alla riforma
La prima metà dell’anno, c’è da aspettarselo, sarà inevitabilmente referendum-centrica. L’appuntamento alle urne per la riforma della Giustizia rappresenta il passaggio politico più rilevante del 2026, destinato a catalizzare l’attenzione e le energie dei partiti. Un copione che ha già iniziato a delinearsi nelle scorse settimane, con la nascita dei primi comitati: quelli per il Sì e quelli per il No alla riforma. Sabato scorso le forze del Campo Largo, guidate dalla Cgil di Maurizio Landini, con la presenza del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, della segretaria del Pd Elly Schlein, di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per Avs e di diversi gruppi e associazioni, da Anpi e Acli a Rifondazione comunista, si sono ritrovate a Roma per lanciare il comitato “Società civile per il No”. Era presente anche il premio nobel per la Fisica, Giorgio Parisi che già aveva anticipato sulle colonne di Repubblica la sua presenza e adesione al comitato.
La sinistra che vota sì: collegata anche la dem Picierno
Intanto, una nuova “dissonanza” attraversa oggi il Partito democratico. Perché a Firenze, si è tenuto l’evento a favore della separazione delle carriere, intitolata “La sinistra che vota Sì”, organizzato dall’associazione Libertà Eguale di Enrico Morando e Stefano Ceccanti, ex parlamentari e tra i fondatori del Partito democratico. E tra i partecipanti c’era Pina Picierno, eurodeputata del Pd e vicepresidente del Parlamento europeo, che si è collegata da remoto perché impegnata in una missione istituzionale in Lituania. Un nome che di certo non passa inosservato, anche alla luce delle frizioni che la dem, con la sua area riformista, ha avuto con la segretaria nel corso dell’ultimo anno. E il 2026, a giudicare dai segnali, non promette maggiore armonia.
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«Una battaglia culturale della sinistra riformista»
Per Picierno occorre «uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, quella fra garantismo e giustizialismo. Due parole che spesso diventano etichette tribali». La vicepresidente del Parlamento europeo ha poi sottolineato che «la stagione delle riforme del processo penale non nasce a destra. Tutt’altro, è stata una battaglia culturale e politica della sinistra riformista da sempre. Per questo è fondamentale ribadire una cosa semplice: non dobbiamo lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riforme. È stato un errore farlo in passato e oggi ne paghiamo le conseguenze, perché senza una giustizia credibile non c’è coesione sociale e non c’è democrazia».
«Un tema serio, discusso da decenni»
«Non si tratta di difendere una categoria né di alimentare uno scontro ideologico permanente – ha osservato – Si tratta di difendere lo Stato di diritto e l’equilibrio fra i poteri, cioè la qualità della democrazia. Dentro questo orizzonte riformista si colloca anche il confronto sulla separazione delle carriere, un tema serio discusso da decenni che va affrontato senza demonizzazioni e senza propaganda, con l’obiettivo di rendere più chiari i ruoli nel processo e più forte l’imparzialità del giudice, aumentando la fiducia dei cittadini nella giustizia».
Il comitato del sì
Guardando all’altro fronte, a inizio mese si è tenuto il primo evento pubblico di SìSepara, il comitato guidato dall’avvocato Gian Domenico Caiazza e promosso nell’alveo della Fondazione Luigi Einaudi. Accanto a questa iniziativa si muove anche il Comitato nazionale Sì Riforma, presieduto dall’ex giudice costituzionale Nicolò Zanon. Negli ultimi giorni entrambe le realtà hanno preso di mira l’Associazione nazionale magistrati, accusandola di aver avviato una campagna comunicativa fortemente schierata. Nelle stazioni ferroviarie italiane sono comparsi grandi manifesti 6×3 promossi dal Comitato per il No dell’Anm, nei quali si sostiene che la riforma Nordio comporterebbe una subordinazione della magistratura alla politica. Una tesi che ha fatto infuriare tutti i Comitati per il sì, per i quali si tratta di una «affermazione falsa».
