Ultime notizie Chiara FerragniDonald TrumpGroenlandiaIranUcrainaVenezuela
POLITICAArmiCamera dei deputatiGiorgia MeloniGoverno MeloniGuido CrosettoUcraina

Crosetto e il decreto armi all’Ucraina: «Persino Hamas ha accettato una tregua, Putin no». Passa la risoluzione di maggioranza con 186 voti favorevoli

15 Gennaio 2026 - 11:41 Sofia Spagnoli
guido crosetto ucraina sostegno decreto
guido crosetto ucraina sostegno decreto
La frecciata ai colleghi leghisti: «Interrompere oggi il sostegno, l'aiuto a Kyev, significherebbe rinunciare alla pace, prima di averla costruita. Qualcuno si vergogna, io no»

Dopo settimane di frizioni nella maggioranza sulla proroga del decreto legge per il rinnovo degli aiuti umanitari all’Ucraina, oggi, 15 gennaio, il dossier approda nell’Aula della Camera dei deputati. «Interrompere oggi il sostegno, l’aiuto a Kyev, significherebbe rinunciare alla pace, prima di averla costruita». A parlare è il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso delle comunicazioni sulla risoluzione di maggioranza relativa agli ausilii da inviare in Ucraina, approvata al termine della seduta parlamentare con 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti.

La maggioranza, alla fine, si è presentata con un unico testo, dopo aver trovato una sintesi sulla tipologia di aiuti da inviare. Citando nel testo non solo quelli militari, ma anche quelli di carattere civile, che contemplino «aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario». Una richiesta questa arrivata dalla Lega che, con la minaccia di non sostenere la decisione, ha messo a dura prova la tenuta del centrodestra. Proprio i banchi della Lega erano tra i più vuoti questa mattina: il partito (forse per una scelta di posizionamento) mentre il ministro svolgeva il suo intervento si è riunito a livello interno. Assenti anche ministri e sottosegretari del Carroccio: un’assenza che dal centrosinistra hanno fatto notare in più interventi. Quanto all’opposizione, ogni gruppo ha presentato la propria risoluzione, tutte quante respinte dall’Assemblea.

«Dalla Russia non c’è alcun segnale di rimensionamento delle proprie pretese»

Parlando di quanto avviene direttamente sul campo, il ministro sottolinea che «il presidente Putin continua a dichiararsi pronto a conquistare militarmente i territori ucraini». Non si registra dunque «alcun segnale concreto di reale disponibilità a ridimensionare le proprie pretese territoriali ed egemoniche». Nel suo intervento, racconta che sul piano militare «non siamo di fronte né a una vittoria imminente, né a una sconfitta totale di una delle due parti» ma a «un conflitto di logoramento destinato a durare nel tempo a un costo umano enorme».

L’industria bellica russa in continua crescita

Un focus anche sull’industria bellica del Cremlino che, per Crosetto, «sta trasformando il Paese in una realtà di guerra perenne». «Nei primi tre mesi dell’anno appena concluso – prosegue – sono state prodotte più armi di quante ne abbia realizzate l’intera Nato in tutto l’anno, in termini di quantità».

Il volume di fuoco «resta impressionante». «Nella seconda metà di novembre si stimavano 20mila colpi di artiglieria al giorno, 4mila droni e fino a 300 bombe planate». Nell’ultimo anno «la Russia ha lanciato oltre 55mila droni a lungo raggio quasi 2mila missili, colpendo soprattutto infrastrutture civili ed energetiche». E Anche il 2026 si è aperto sotto le bombe: «Nella notte di capodanno almeno 200 droni hanno colpito il territorio ucraino confermando una continuità drammatica dell’offensiva».

«L’unica che si è resa aperta al dialogo è Kyev»

russia ucraina pace zelensky

L’unica a essersi resa disponibile al dialogo, per il ministro, è l’Ucraina: «Una soluzione alla coreana o alla cipriota, con il congelamento della linea del fronte e una fascia di rispetto di circa 40 chilometri, è sul tavolo da mesi, ma non abbiamo risposte da parte di Mosca». Riferendosi alla fase negoziale, aggiunge: «Sono stati loro (gli ucraini ndr) ad accettare per primi una piattaforma negoziale ampia: inizialmente erano 28 punti, poi ridotti a 20 e oggi concentrati sulla sovranità territoriale e sulle garanzie di sicurezza».

«Persino Hamas ha accettato una tregua»

«Persino Hamas – prosegue il ministro – un’organizzazione terroristica brutale e priva di giustificazione a un certo punto ha accettato una tregua sospeso i combattimenti e tentato un percorso diverso. La Russia finora no nessuna pausa nessun segnale, nessun gesto concreto».

«Salvare l’Ucraina è una responsabilità della comunità internazionale»

Per il ministro Kyev deve essere aiutata «non perché ha bisogno di una capacità di difesa adeguata, non per attaccare, non per vincere una guerra, non per sconfiggere un nemico, ma per proteggere il proprio territorio e la propria popolazione». Per questo il sostegno all’Ucraina è per Crosetto «una responsabilità della comunità internazionale che dobbiamo continuare ad assumerci anche di fronte a un’evidente stanchezza politica, sociale ed economica che attraversa l’Europa e il nostro Paese».

«Vorrei che fosse l’ultimo decreto»

Un passaggio che sembra rivolto direttamente ai colleghi leghisti: «Lo facciamo, e lo voglio ribadire ancora una volta, con una speranza fortissima e chiara. Vorrei che questo decreto fosse totalmente inutile per la parte militare. Vorrei che non ci obbligasse a fornire nessun altro pacchetto di aiuti militari, perché vorrebbe dire che la guerra è finita».

«L’Ucraina ha vinto perché ancora in piedi»

Per l’Ucraina oggi «la vittoria è essere in piedi, non essere stata assorbita – continua nel suo intervento – Al momento Kiev dispone di Forze armate che, per numero, sono le maggiori d’Europa. Hanno resistito non perché qualcuno glielo ha imposto, ma perché hanno deciso di difendere la propria libertà». Crosetto si augura che «l’unica parte verrà usata di questo decreto sia quella civile» con la possibilità «di ricostruire ospedali di mandare viveri, medicinali. Nessuno di noi si augura di dover aiutare una nazione in guerra a sopravvivere».

I bombardamenti di questa notte

«Questa notte, mentre noi dormivamo, su Kiev e su tutta l’Ucraina hanno continuato a cadere migliaia di missili e bombe. E io vi devo dire che – prosegue – se avessi avuto la possibilità, anche se non ce l’ho perché non li abbiamo, di dare all’Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, gliel’avrei data». Per il ministro «un’arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando un’arma impedisce a un’altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo, è una cosa diversa». Lo spirito con cui l’Italia «ha aiutato l’Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggerla, chi vuole colpire la popolazione ucraina e chi vuole piegarla potesse farlo. E di questo qualcuno di voi si vergognerà: io, invece, mi sento orgoglioso».

«Non accetto che si mistifichi la realtà»

In fase di replica, Crosetto ha cominciato il suo intervento riprendendo quanto detto dai pentastellati, durante la discussione generale. «Non c’è stata una sola volta in cui io abbia detto o pensato: “L’Ucraina può vincere la guerra”. Mai. Qui, al Copasir, in commissione, nelle interviste sui giornali. Non c’è una sola volta in cui io abbia pensato o detto che “armare l’Ucraina fosse il modo per finire la guerra”. Mai. Ho sempre pensato che l’unica soluzione possibile fosse quella diplomatica e non accetto che qualcuno, mistificando la verità, parli di “una scelta bellicista”».

«Ho un totale rispetto dei pacifisti veri – prosegue – rifiuto l’idea che aiutare l’Ucraina a difendersi sia una scelta guerrafondaia. Abbiamo aiutato l’Ucraina perchè sopravvivesse, non l’avremmo mai fatto se i carri armati russi non avessero superato il confine e viva dio non è colpa dell’Italia se la Russia ha deciso di intraprendere una guerra». Certo è che per Crosetto senza gli aiuti italiani «ci sarebbe stato qualche migliaio di morti in più perché qualche missile non sarebbe stato fermato» ma «non ci sarebbe stato nemmeno un giorno di guerra in meno».

leggi anche