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«Chiara Poggi trovò i file porno di Stasi la sera prima del delitto», la nuova analisi della famiglia della vittima: l’ultimo attacco ad Alberto Stasi

16 Gennaio 2026 - 14:39 Giovanni Ruggiero
alberto stasi e chiara poggi
alberto stasi e chiara poggi
La nuova perizia voluta dai legali della famiglia Poggi che smentirebbe le ricostruzioni degli ultimi mesi. L'attacco a Stasi e a chi ha voluto riaprire il caso: i minuti cruciali prima del delitto secondo la nuova analisi

Una consulenza informatica commissionata dalla famiglia Poggi prova a ribaltare quanto emerso nei giorni scorsi sul caso Garlasco. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna annunciano che «la sera prima di essere uccisa, Chiara Poggi aveva fatto accesso proprio alla cartella del Pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca». L’approfondimento è stato condotto dai consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti utilizzando «programmi nuovi, dei nuovi software, che hanno consentito, attraverso le analisi sulla copia forense» del computer di Alberto Stasi, «di acquisire un dato di assoluta certezza». I legali precisano di aver sollecitato queste verifiche per «fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi».

I minuti cruciali del 12 agosto 2007

Secondo la ricostruzione degli esperti della famiglia Poggi, quando Stasi si allontanò «quella sera» del 12 agosto 2007 «per 10 minuti», Chiara «aprì quella cartella chiamata “militare” coi file pornografici catalogati» dall’ex studente bocconiano. L’avvocato Tizzoni spiega che su questo punto «è sempre rimasto un dubbio» nel corso dei processi, considerando che la cartella conteneva «7mila foto catalogate per generi e anche immagini amatoriali realizzate da Stasi». La nuova consulenza avrebbe ora fornito «la certezza» che la 26enne abbia potuto vedere quell’anteprima delle immagini, un elemento che durante i procedimenti giudiziari era sempre stato «un tema controverso».

L’attacco della famiglia di Chiara Poggi: «Basta riabilitare l’assassino»

I difensori della famiglia Poggi usano toni durissimi contro l’ultimo tentativo di riaprire il caso e rilanciano le accuse su quello che considerano il vero obiettivo della nuova inchiesta. «Secondo quanto evidenziato da più parti l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi», scrivono Tizzoni e Compagna nella nota diffusa oggi 16 gennaio. L’accusa è esplicita: «Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione».

Deposito ai pm e richiesta di incidente probatorio

La nuova consulenza informatica verrà depositata ai pubblici ministeri di Pavia che hanno riaperto le indagini su Andrea Sempio. I legali dei Poggi annunciano che chiederanno poi alla Procura di proporre istanza al gip per un nuovo incidente probatorio, allo scopo di effettuare «con un perito terzo, quelle stesse analisi sul materiale informatico e “cristallizzarle” come prova». Il riferimento è alla procedura già utilizzata per altri elementi chiave della vicenda: «Come già successo per l’Estathè rinvenuto sulla scena del delitto e risultato a sua volta riferibile ad Alberto Stasi», precisano i legali. Una mossa che punta a blindare giuridicamente le nuove scoperte informatiche prima di eventuali contromosse della difesa del condannato.

La battaglia della famiglia Poggi

Gli avvocati della famiglia Poggi assicurano che non si fermeranno nella ricerca di ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto quella mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco. «Da parte nostra continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile ad una ricostruzione ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia», si legge nella nota. Una dichiarazione che arriva in un momento ancora una volta teso per i, con due ricostruzioni contrapposte dello stesso fatto cruciale: le perizie del 2009 e del 2014 che avrebbero escluso l’accesso di Chiara ai file, e ora questa nuova consulenza che invece lo confermerebbe utilizzando tecnologie più avanzate. Uno scontro che potrebbe rivelarsi decisivo nel caso in cui la difesa di Stasi dovesse presentare istanza di revisione del processo.

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