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Iran, il blackout di Internet potrebbe durare «fino a marzo». Media: «Le forze armate Usa sono pronte a un eventuale attacco» – La diretta

16 Gennaio 2026 - 10:36 Anna Clarissa Mendi
iran-proteste-repressione
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La repubblica islamica, scrive IranWire, ha intenzione di mantenere il blackout delle comunicazioni a livello nazionale almeno fino al Capodanno iraniano. Bbc: «Il regime chiede soldi per restituire le salme dei manifestanti»

In Iran continua la repressione del regime. Coprifuoco, presenza militare armata nelle strade delle principali città e blocco di internet per nascondere le uccisioni dei manifestanti. La repubblica islamica, scrive IranWire, ha intenzione di mantenere il blackout delle comunicazioni a livello nazionale almeno fino al Capodanno iraniano, ovvero a fine marzo. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha inoltre affermato che l’attuale blocco di Internet ha superato il precedente del 2019, quando «dopo il ripristino della connettività – scrive sui social – è stata resa nota la portata della brutale repressione».

Nel frattempo, l’escalation militare tra Teheran e Washington sembra aver subito, almeno in apparenza, una battuta d’arresto. La Casa Bianca ha annunciato che l’Iran «ha sospeso 800 esecuzioni», confermando quanto già dichiarato in precedenza dal regime. Gli Stati Uniti hanno precisato che continueranno a «monitorare attentamente la situazione», avvertendo che ci sarebbero «gravi conseguenze qualora le uccisioni riprendessero», ma la sensazione è che, per ora, il paventato attacco sia stato congelato.

Resta comunque alta l’allerta: le forze armate statunitensi – scrive Nbc – sono state messe in stato di prontezza, sia per difendersi da eventuali attacchi iraniani contro basi Usa in Medio Oriente o contro Paesi alleati della regione, sia per intervenire rapidamente nel caso venisse autorizzata un’operazione militare su larga scala. Il Pentagono ha inoltre annunciato ieri lo spostamento della portaerei USS Abraham Lincoln dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente, una traversata che richiederà circa una settimana. Tutti gli aggiornamenti.

Foto copertina: ANSA/ABIR SULTAN | Una fotografia bruciata della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei

16 Gennaio 2026 - 10:43

Cremlino: «Telefonata tra Putin e Netanyahu sull'Iran»

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto oggi, venerdì 16 gennaio, una conversazione telefonica sulla situazione in Iran con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, al quale ha confermato «la disponibilità della parte russa a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati». Lo riferisce il Cremlino. «È stato concordato di proseguire i contatti a vari livelli», aggiunge l’ufficio stampa della presidenza russa.
16 Gennaio 2026 - 10:33

Bbc: «Il regime chiede soldi per restituire le salme dei manifestanti»

Il regime iraniano chiede somme molto elevate alle famiglie dei manifestanti uccisi per restituire i corpi e consentirne la sepoltura. Secondo testimonianze raccolte dalla Bbc, i cadaveri vengono trattenuti in obitori e ospedali e consegnati ai parenti solo dietro pagamento da parte delle forze di sicurezza.

A Rasht, nel nord dell’Iran, una famiglia ha riferito di aver ricevuto la richiesta di 700 milioni di toman (circa 4.300 euro) per riavere il corpo di un parente, trattenuto insieme ad almeno altri 70 cadaveri nell’ospedale Poursina. A Teheran, a un’altra famiglia è stato chiesto un miliardo di toman (oltre 6.000 euro), una cifra enorme se si considera che un operaio edile guadagna mediamente circa 86 euro al mese.

In alcuni casi, personale ospedaliero avrebbe avvertito in anticipo le famiglie per permettere loro di recuperare i corpi prima dell’intervento delle forze di sicurezza. Sono emerse anche segnalazioni secondo cui, nell’obitorio Behesht-e Zahra di Teheran, le autorità restituirebbero gratuitamente le salme a condizione che i familiari dichiarino che le vittime erano membri dei Basij uccisi dai manifestanti.

16 Gennaio 2026 - 09:00

Media di Teheran: «Il blocco di Internet in Iran potrebbe durare fino a fine marzo»

L’Iran avrebbe intenzione di mantenere il blackout di Internet a livello nazionale almeno fino al Capodanno iraniano, a fine marzo: lo scrive IranWire, citato da Iran International.  La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che l’accesso ai servizi online internazionali non sarà ripristinato prima di Nowruz, che cade intorno al 20 marzo.
16 Gennaio 2026 - 08:00

Media: «Gli Usa si preparano a inviare più forze in Medio Oriente»

Il Pentagono si sta preparando a inviare più forze e risorse statunitensi in Medio Oriente. Lo scrive Nbc dopo che si è appreso che la portaerei Lincoln si sta spostando dal mare cinese nell’area mediorientale. Secondo la fonte del giornale Usa, si tratterebbe di un gruppo d’attacco di portaerei, aerei aggiuntivi e sistemi di difesa aerea terrestri. Le forze armate dovranno anche garantire che l’esercito sia pronto nel caso in cui l’Iran dovesse attaccare le basi Usa o gli alleati degli Stati Uniti nella regione. «L’equipaggiamento e migliaia di altre forze arriveranno nei prossimi giorni e settimane», ha aggiunto il funzionario.
16 Gennaio 2026 - 07:50

Ong Hrana: «Le vittime in Iran sono almeno 2.677»

Sarebbero almeno 2.677 le persone uccise nel corso delle proteste scoppiate in Iran dopo il 28 dicembre. Lo rende noto l’Agenzia degli attivisti per i diritti umani (Hrana) nel bollettino aggiornato a ieri, diciannovesimo giorno di proteste. La cifra comprende anche 16 minori e 20 civili che non stavano manifestando. Inoltre, Hrana riporta 2.677 feriti gravi. L’organizzazione starebbe inoltre indagando altre 1.693 morti che allo stato attuale non sono ancora verificate. Nella giornata di ieri, giovedì 15 gennaio, ci sono state proteste in 187 città iraniane, nonostante il blocco totale dei sistemi di telecomunicazione. Per quanto riguarda gli arresti, è stata confermata la detenzione di 19.097 persone.

16 Gennaio 2026 - 07:20

Ankara avverte i turchi in Iran: «Siate vigili»

L’ambasciata di Ankara a Teheran ha messo in guardia i propri cittadini che pianificano viaggi in Iran o si trovano già nel Paese, invitandoli ad essere «vigili» sulla loro sicurezza e a «prendere in considerazione i recenti sviluppi», nel contesto delle proteste anti governative e del blackout di internet in vigore da una settimana. «I cittadini turchi che si trovano attualmente in Iran dovrebbero essere vigili riguardo alla loro sicurezza e seguire tutti gli annunci riguardo a questi eventi sul sito ufficiale, sugli account sui social media del nostro ministero e dei nostri rappresentanti in Iran», si legge in un comunicato dell’ambasciata turca in Iran.
16 Gennaio 2026 - 07:00

Anche la Nuova Zelanda chiude l'ambasciata in Iran ed evacua il personale

La Nuova Zelanda ha dichiarato di aver temporaneamente chiuso la sua ambasciata a Teheran e di aver fatto partire il suo personale diplomatico a causa del deterioramento della sicurezza in Iran. Il personale diplomatico ha lasciato l’Iran in sicurezza a bordo di voli commerciali durante la notte, ha dichiarato un portavoce del Ministero degli Esteri. Le operazioni dell’ambasciata sono state trasferite ad Ankara, in Turchia.
16 Gennaio 2026 - 04:00

Cina all'Onu: «Gli Usa abbandonino l'idea di attaccare l'Iran»

La Cina invita gli Stati Uniti a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e ad astenersi dall’uso della forza contro l’Iran, al fine di evitare una catastrofe nella regione. Così la Tass riporta le parole di Sun Lei, incaricato d’Affari Internazionali della Missione permanente della Cina presso le Nazioni Unite. «Qualsiasi azione militare non farà altro che spingere quella regione verso un precipizio. Invitiamo fermamente gli Stati Uniti a rispettare gli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e ad abbandonare la loro fissazione di usare la forza. Invitiamo inoltre tutte le parti a mostrare moderazione», ha dichiarato il diplomatico cinese durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’Iran. Lei ha sottolineato la necessità di uno sforzo di squadra da parte di tutte le parti per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.
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