Iran, il blackout di Internet potrebbe durare «fino a marzo». Media: «Le forze armate Usa sono pronte a un eventuale attacco» – La diretta

In Iran continua la repressione del regime. Coprifuoco, presenza militare armata nelle strade delle principali città e blocco di internet per nascondere le uccisioni dei manifestanti. La repubblica islamica, scrive IranWire, ha intenzione di mantenere il blackout delle comunicazioni a livello nazionale almeno fino al Capodanno iraniano, ovvero a fine marzo. Il gruppo di monitoraggio NetBlocks ha inoltre affermato che l’attuale blocco di Internet ha superato il precedente del 2019, quando «dopo il ripristino della connettività – scrive sui social – è stata resa nota la portata della brutale repressione».
Nel frattempo, l’escalation militare tra Teheran e Washington sembra aver subito, almeno in apparenza, una battuta d’arresto. La Casa Bianca ha annunciato che l’Iran «ha sospeso 800 esecuzioni», confermando quanto già dichiarato in precedenza dal regime. Gli Stati Uniti hanno precisato che continueranno a «monitorare attentamente la situazione», avvertendo che ci sarebbero «gravi conseguenze qualora le uccisioni riprendessero», ma la sensazione è che, per ora, il paventato attacco sia stato congelato.
Resta comunque alta l’allerta: le forze armate statunitensi – scrive Nbc – sono state messe in stato di prontezza, sia per difendersi da eventuali attacchi iraniani contro basi Usa in Medio Oriente o contro Paesi alleati della regione, sia per intervenire rapidamente nel caso venisse autorizzata un’operazione militare su larga scala. Il Pentagono ha inoltre annunciato ieri lo spostamento della portaerei USS Abraham Lincoln dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente, una traversata che richiederà circa una settimana. Tutti gli aggiornamenti.
Foto copertina: ANSA/ABIR SULTAN | Una fotografia bruciata della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei
Cremlino: «Telefonata tra Putin e Netanyahu sull'Iran»
Bbc: «Il regime chiede soldi per restituire le salme dei manifestanti»
Il regime iraniano chiede somme molto elevate alle famiglie dei manifestanti uccisi per restituire i corpi e consentirne la sepoltura. Secondo testimonianze raccolte dalla Bbc, i cadaveri vengono trattenuti in obitori e ospedali e consegnati ai parenti solo dietro pagamento da parte delle forze di sicurezza.
A Rasht, nel nord dell’Iran, una famiglia ha riferito di aver ricevuto la richiesta di 700 milioni di toman (circa 4.300 euro) per riavere il corpo di un parente, trattenuto insieme ad almeno altri 70 cadaveri nell’ospedale Poursina. A Teheran, a un’altra famiglia è stato chiesto un miliardo di toman (oltre 6.000 euro), una cifra enorme se si considera che un operaio edile guadagna mediamente circa 86 euro al mese.
In alcuni casi, personale ospedaliero avrebbe avvertito in anticipo le famiglie per permettere loro di recuperare i corpi prima dell’intervento delle forze di sicurezza. Sono emerse anche segnalazioni secondo cui, nell’obitorio Behesht-e Zahra di Teheran, le autorità restituirebbero gratuitamente le salme a condizione che i familiari dichiarino che le vittime erano membri dei Basij uccisi dai manifestanti.
Media di Teheran: «Il blocco di Internet in Iran potrebbe durare fino a fine marzo»
Media: «Gli Usa si preparano a inviare più forze in Medio Oriente»
Ong Hrana: «Le vittime in Iran sono almeno 2.677»
Sarebbero almeno 2.677 le persone uccise nel corso delle proteste scoppiate in Iran dopo il 28 dicembre. Lo rende noto l’Agenzia degli attivisti per i diritti umani (Hrana) nel bollettino aggiornato a ieri, diciannovesimo giorno di proteste. La cifra comprende anche 16 minori e 20 civili che non stavano manifestando. Inoltre, Hrana riporta 2.677 feriti gravi. L’organizzazione starebbe inoltre indagando altre 1.693 morti che allo stato attuale non sono ancora verificate. Nella giornata di ieri, giovedì 15 gennaio, ci sono state proteste in 187 città iraniane, nonostante il blocco totale dei sistemi di telecomunicazione. Per quanto riguarda gli arresti, è stata confermata la detenzione di 19.097 persone.
