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Il testo dell’invito di Trump per il Board of Peace per Gaza: chi c’è e chi ancora non ha accettato. E Netanyahu protesta per il comitato

17 Gennaio 2026 - 17:48 Anna Clarissa Mendi
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La lettera di invito, firmata dal presidente americano e indirizzata ai membri chiamati a far parte del Consiglio, è stata resa pubblica dal leader argentino Javier Milei. Chi è dentro e chi si oppone

«È il momento di trasformare i sogni in realtà». È uno dei passaggi della lettera di invito al Board of Peace, firmata da Donald Trump, indirizzata ai leader che ne faranno parte. Le convocazioni sono state spedite due giorni fa e la composizione dell’organismo che, nelle intenzioni di Washington dovrebbe rappresentare un «nuovo e audace approccio» alla risoluzione dei conflitti globali, a partire dal Medio Oriente, è stata selezionata personalmente da Trump, che ne assumerà la presidenza. 

La missiva è stata resa pubblica su X dal presidente argentino Javier Milei. «È un grande onore aver ricevuto l’invito», ha commentato Milei, confermando la disponibilità dell’Argentina a partecipare come Stato membro fondatore. Nel testo, Trump richiama il «Piano globale per porre fine al conflitto a Gaza», annunciato il 29 settembre 2025 e articolato in una roadmap di 20 punti. Secondo quanto riportato nella lettera, il piano avrebbe ottenuto un’ampia adesione internazionale, culminata con l’adozione della Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre successivo.

Il Board of Peace viene descritto come «il più impressionante e determinante Consiglio mai assemblato», destinato a operare sia come nuova organizzazione internazionale sia come amministrazione di governo transitoria. «Il nostro sforzo – si legge – riunirà un gruppo distinto di nazioni pronte ad assumersi la nobile responsabilità di costruire una pace duratura, un onore riservato a coloro che sono pronti a guidare con l’esempio e a investire in un futuro sicuro e prospero per le generazioni a venire».

Da Tony Blair a Marc Rowan fino a Ajay Banga

Del consiglio direttivo fondatore faranno parte Marc Rowan, a capo di una grande società di private equity, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Robert Gabriel. Secondo una dichiarazione della Casa Bianca, a ciascun membro sarà affidato un portafoglio «essenziale per la stabilizzazione di Gaza e per il suo successo a lungo termine».

Dentro anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, che ha fatto sapere di sentirsi «onorato» per la scelta del presidente statunitense Trump di includerlo nel nuovo consiglio direttivo incaricato di contribuire alla ricostruzione di Gaza. «Ringrazio il presidente per la sua leadership nell’istituzione del Board of Peace e sono onorato di essere stato nominato nel suo Consiglio esecutivo», ha dichiarato Blair all’Afp. Il suo nome, inizialmente indicato come uno dei più probabili membri del Consiglio di Pace, era stato tuttavia oggetto di ripetute incertezze nelle settimane successive all’annuncio del piano di pace in 20 punti per la Striscia.

Erdogan, Al-Sisi e gli altri membri

Tra i leader invitati a far parte del Board of Peace figurerebbe anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La notizia è stata riferita da fonti diplomatiche citate dal quotidiano israeliano Haaretz. Oltre alla Turchia, l’invito sarebbe stato esteso anche agli altri due Paesi che svolgono un ruolo di mediazione nella crisi di Gaza: l’Egitto e il Qatar. Il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, secondo quanto reso noto dal ministro degli Esteri del Cairo, starebbe attualmente esaminando «tutti i documenti ricevuti», mentre il Qatar dovrebbe essere rappresentato dall’emiro Tamim bin Hamad Al Thani.

Il Consiglio, previsto nella fase due del piano statunitense per Gaza, dovrebbe comprendere anche leader o rappresentanti di diversi Paesi occidentali. Tra questi figura l’Italia, rappresentata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato come «l’Italia abbia sempre dato e continui a dare la propria disponibilità a svolgere un ruolo di primo piano». In base a quanto riferisce la Bbc, citando media canadesi e alti funzionari governativi, al primo ministro canadese Mark Carney sarebbe stato chiesto di entrare a far parte del Consiglio e avrebbe manifestato l’intenzione di accettare l’invito.

Il comitato tecnico a Gaza e l’opposizione di Netanyahu

L’iniziativa si colloca all’interno di un più ampio percorso diplomatico promosso dagli Stati Uniti per il dopoguerra. In questo contesto, al Cairo hanno preso il via anche le prime riunioni del Comitato Nazionale Palestinese incaricato della gestione della Striscia di Gaza, un organismo composto da 15 membri e guidato da Ali Shaath, ex viceministro dell’Autorità Nazionale Palestinese. A tenere i rapporti tra il Board of Peace e il comitato tecnico sarà Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli Esteri bulgaro. C’è però chi si oppone alla composizione del Consiglio tecnico, ed è il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il motivo? «Non è stata coordinata con Israele ed è in contrasto con la sua politica», fa sapere l’ufficio del primo ministro, che ha incaricato il ministro degli Esteri di sollevare la questione con il Segretario di Stato degli Stati Uniti.

Il possibile allargamento a Ucraina e Venezuela

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’amministrazione Trump starebbe inoltre valutando l’ipotesi di ampliare il mandato del Board oltre Gaza, includendo altri scenari di crisi come l’Ucraina e il Venezuela. Un’ipotesi che, tuttavia, avrebbe suscitato perplessità tra diplomatici occidentali e arabi, preoccupati per l’estensione di un mandato considerato già molto ambizioso. Per la Casa Bianca, invece, il nuovo organismo potrebbe rappresentare un «potenziale sostituto dell’Onu», una sorta di piattaforma parallela e non ufficiale per la gestione dei conflitti internazionali.

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