Parlava male del padre al figlio, madre condannata a risarcire l’ex marito. La decisione del giudice di Venezia sulla coppia separata

Una donna di Venezia è stata condannata a risarcire l’ex marito fino a 50mila euro per aver compromesso in modo grave il rapporto con il loro figlio. La decisione del tribunale di Venezia è stata poi confermata dalla Cassazione. La storia della famiglia ha radici in oltre dieci anni di matrimonio. La coppia, infatti, si era sposata nel 2011 e aveva avuto un figlio due anni dopo, nel 2013. Dopo oltre un decennio, riferisce Il Gazzettino, il matrimonio è entrato in crisi e il padre ha avviato la separazione giudiziale. «Non si è trattato di una separazione come le altre ma di una situazione che nel tempo ha prodotto conseguenze molto pesanti sul piano umano e psicologico, soprattutto per il minore», spiega l’avvocato dell’uomo, Stefano Marrone.
La madre screditava l’ex marito
L’istruttoria durata quattro anni ha messo in luce una costante ostilità della madre, che avrebbe parlato male del padre al figlio fino a compromettere profondamente il loro legame. «Il bambino è stato progressivamente allontanato dal padre, fino ad arrivare a rifiutare qualsiasi contatto. Questo è l’aspetto che il tribunale ha ritenuto più grave», spiega il legale del padre.
Il risarcimento
Nel luglio 2025, il tribunale ha affidato il minore ai servizi sociali per un periodo minimo di un anno, attribuendo loro la responsabilità su salute, istruzione, attività extrascolastiche e gestione dei rapporti con il padre. Gli incontri tra padre e figlio sono organizzati dai servizi sociali, tenendo conto delle esigenze e delle preferenze del bambino, mentre il minore trascorre le notti con la madre e frequenta durante il giorno un centro diurno. Ma il caso ha avuto una svolta significativa sul piano risarcitorio. La madre è stata condannata a pagare 50mila euro all’ex marito e una penale di 30 euro al giorno ogni violazione delle disposizioni stabilite. Un verdetto confermato dalla Cassazione il 7 gennaio 2026, che ha respinto il ricorso e condannato la donna al pagamento delle spese legali dei vari gradi di processo, portando l’importo complessivo vicino ai 70mila euro.
