Coltelli nelle scuole, il governo invoca una “rivoluzione culturale” nelle famiglie – Il video
Due episodi di violenza a distanza di poche ore l’uno dall’altro stanno scuotendo le scuole italiane e mettendo sotto pressione il governo. A La Spezia Abanoub Youssef, 18 anni, è stato ucciso in classe da un compagno di scuola, Zouhair Atif, 19 anni, che aveva portato da casa un coltello da cucina lungo venti centimetri. Una lite per gelosia, degenerata davanti agli occhi dei compagni, fermata solo dall’intervento di un professore. Il giorno dopo, a Sora, in provincia di Frosinone, un altro episodio: uno studente di 17 anni viene ferito al collo davanti al liceo per uno sguardo di troppo. L’aggressore fugge, poi viene rintracciato dai carabinieri. Confessa e consegna l’arma. Due casi molto simili in due città diverse, stessa dinamica: un coltello come strumento per risolvere un conflitto tra adolescenti. E una domanda che rimbalza tra famiglie, scuole e istituzioni: come siamo arrivati a questo?
La risposta del Viminale: la stretta sui coltelli
Dopo gli ultimi episodi, il governo ha annunciato una stretta sui coltelli nel nuovo pacchetto sicurezza che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro la fine del mese. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla di un inasprimento delle pene per chi viene trovato in possesso di coltelli. «Se di lunghezza superiore a cinque centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo», per il detentore è prevista una pena da uno a tre anni di reclusione. Per altri coltelli o strumenti taglienti con lama superiore a otto centimetri, la sanzione penale va invece dai sei mesi ai tre anni di carcere. Sono anche previste aggravanti nel caso in cui il reato venga commesso a volto coperto, in gruppo o in luoghi sensibili come scuole, banche, parchi e stazioni. Il pacchetto introduce inoltre sanzioni fino a mille euro per chi non vigila su un minore trovato in possesso di un coltello e stabilisce il divieto di vendita di coltelli ai minorenni, anche attraverso canali online.
Ma Piantedosi ha detto anche un’altra cosa. Che il problema non è solo di ordine pubblico. «Dobbiamo interrogarci su come sia possibile che dei ragazzi a scuola regolino i propri conti con un coltello», ha spiegato. Per il ministro, oltre alla repressione serve un intervento «sul piano culturale ed educativo», per rafforzare «il senso di responsabilità e i valori di riferimento».
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La proposta di Valditara: metal detector all’ingresso delle scuole
Sulla stessa linea si muove il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che nei giorni scorsi ha parlato apertamente di una vera e propria “moda” dei coltelli tra i ragazzi. La proposta è una di quelle destinate a far discutere: metal detector agli ingressi delle scuole, su richiesta dei presidi e con l’ok delle prefetture. Nessuna imposizione generalizzata, ma la possibilità di attivare controlli mirati negli istituti considerati più a rischio. Una misura già sperimentata in alcune scuole della provincia di Napoli, dove da mesi sono attivi controlli con metal detector, unità cinofile e perquisizioni. Secondo alcuni dirigenti scolastici, il sistema avrebbe avuto un effetto deterrente.
Anche Valditara però avverte che non basta trasformare le scuole in luoghi blindati. «Se non facciamo una rivoluzione culturale – ha detto – rischiamo che il coltello non si porti più a scuola ma si porti altrove». Nel mirino finiscono soprattutto le famiglie e quello che il ministro definisce il modello dei “genitori amici” o “genitori sindacalisti”, accusati di aver perso autorevolezza.
