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Strumento anti-coercizione: cos’è il «bazooka» che l’Ue potrebbe usare contro Trump

19 Gennaio 2026 - 09:08 Gianluca Brambilla
strumento anti coercizione bazooka ue trump
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Macron lo ha invocato in risposta i nuovi dazi annunciati da Washington. L'ex commissario europeo Gentiloni: «Se non ora, quando?»

Che si tratti di dazi, multe alle Big Tech o minacce alla Groenlandia, si dice spesso che l’Europa non possa permettersi davvero di alzare la voce contro gli Stati Uniti. In parte, questo è vero. Per decenni il Vecchio Continente ha appaltato a Washington la propria sicurezza militare. Anche a costo di rinunciare alla propria autonomia strategica in alcuni settori chiave dell’economia. Eppure, uno strumento per rispondere all’atteggiamento apertamente ostile di Donald Trump l’Europa ce l’avrebbe. Si chiama Strumento anti-coercizione ed è considerato l’arma più radicale a disposizione di Bruxelles nelle contese commerciali. Al punto che nei corridoi delle istituzioni europee è stato soprannominato «bazooka».

Cos’è l’Anti-Coercion Instrument

L’Anti-Coercion Instrument (Aci) è una procedura di emergenza che, se attivata, assegna alla Commissione europea il potere temporaneo di adottare misure molto dure contro un Paese che minaccia economicamente l’Unione europea. Il regolamento che ha dato vita all’Aci stabilisce chiaramente che le misure di emergenza dell’Aci possono essere attivate solo in risposta ad azioni di «coercizione economica» da parte di Paesi terzi. In altre parole, quando uno Stato estero impone misure commerciali contro l’Unione europea non per riequilibrare presunti squilibri nei flussi delle merci. Ma con l’obiettivo di condizionare le sue politiche.

Il pressing di Macron

Nel 2023, anno di adozione del regolamento, si dava per scontato che lo Strumento anti-coercizione sarebbe diventato un’arma a disposizione di Bruxelles nei confronti della Cina. In realtà, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha fatto precipitare le relazioni diplomatiche tra le due sponde dell’Atlantico. Spingendo alcuni leader europei a invocare l’adozione dell’Aci proprio in risposta alle minacce di Washington. Se i dazi approvati lo scorso anno non sembravano giustificare l’attivazione del «bazooka», le nuove tariffe annunciate da Trump contro i Paesi europei che hanno inviato soldati in Groenlandia sembrano rispondere pienamente ai requisiti necessari per l’adozione dello strumento. Il primo a chiederlo è stato il presidente francese Emmanuel Macron. A lui si sono aggiunti poco più tardi altri nomi illustri di esponenti (o ex esponenti) della Commissione europea. Tra cui l’italiano Paolo Gentiloni, che su X ha scritto: «Se non ora, quando?».

Cosa succede se l’Ue attiva il «bazooka»

Ma cosa comporterebbe, di concreto, l’uso dello Strumento anti-coercizione? Se attivato, la Commissione europea potrebbe proporre contromisure. Che vanno dall’aumento dei dazi alla limitazione dell’accesso agli appalti pubblici per le aziende americane. Fino a restrizioni su servizi, investimenti e diritti di proprietà intellettuale. Misure del genere danneggerebbero pesantemente gli affari delle imprese statunitensi radicate in Europa, ma esporrebbe anche le aziende europee che hanno interessi negli Stati Uniti. La decisione finale per l’attivazione di queste misure, in ogni caso, non spetterebbe all’esecutivo di Ursula von der Leyen, bensì agli Stati membri, con un voto a maggioranza qualificata. In altre parole, devono votare a favore almeno 15 Paesi su 27, che rappresentino almeno il 65% della popolazione europea.

L’impatto dei nuovi dazi Usa sulla Germania

In attesa di capire come risponderà Bruxelles, in Germania si cominciano a fare i conti sull’impatto dei nuovi dazi annunciati da Trump. Secondo le stime degli economisti, le nuove tariffe potrebbero ridurre le esportazioni tedesche verso gli Stati Uniti del 5-10% e causare perdite annuali pari a 8-15 miliardi di euro. Queste perdite, peraltro, si sommerebbero a quelle già subite a causa dei dazi al 15% imposti lo scorso anno da Washington. Una situazione particolarmente delicata per la Germania, che vede negli Usa il principale partner commerciale, soprattutto per l’export di automobili, macchinari e prodotti chimici e farmaceutici.

Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen

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