La Nato ha svenduto pezzi di Groenlandia a Trump? Basi militari, spie, terre rare: che cos’è il «modello Cipro» che ha convinto gli Usa

Si scrive Groenlandia, ma si legge Cipro. È all’accordo di sicurezza tra il Regno Unito e l’isola del Mediterraneo – sua ex colonia – che s’ispirerebbe il «compromesso» proposto dalla Nato a Donald Trump sull’Artico. Ieri sera il presidente Usa ha stupito tutti ancora una volta annunciando di aver trovato un’intesa sulla Groenlandia con il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte, e di rinunciare dunque a imporre gli annunciati nuovi dazi a vari Paesi europei. Ma né Trump né Rutte hanno fornito dettagli sul contenuto del compromesso trovato. «Questa soluzione, se finalizzata, sarà grandiosa per gli Stati Uniti e tutte le nazioni della Nato», s’è limitato ad annunciare in pompa magna su Truth il leader Usa. A dar conto di cosa prevedrebbe l’intesa sono però il New York Times e il Telegraph. Le cui fonti concordano: i negoziatori della Nato hanno proposto in sostanza di cedere agli Usa «pezzi di Groenlandia». Non l’acquisizione dell’isola, certo, ma una cessione di sovranità di alcune sue aree strategiche: quelle attorno alle basi militari americane sull’isola.
Il modello Cipro: cosa potrebbero fare gli Usa in Groenlandia
Il modello del compromesso sulla Groenlandia sarebbe appunto il protocollo in vigore dal 1960 su Cipro. Quando il Regno Unito accettò di riconoscerne l’indipendenza, mettendo fine a oltre 70 anni di controllo (gliel’aveva ceduta nel 1878 l’Impero Ottomano), pretese di mantenere delle posizioni militari certe sull’isola dalla posizione strategica nel Mediterraneo. Nel Trattato che sanciva la nascita della Repubblica di Cipro, le basi di Akrotiri e Dhekelia vennero quindi proclamate “Aree-Base Sovrane Britanniche”. Zone che restavano dunque formalmente territorio britannico, benché ai cittadini ciprioti vi siano garantiti gli stessi diritti. Così potrebbero diventare dunque, se l’accordo andrà in porto, le zone in cui sorgono basi militari americane in Groenlandia: territorio americano vero e proprio “all’estero”. L’intesa, sembra di capire, si applicherebbe innanzitutto sulle tre basi Usa già presenti sull’isola, quelle di Pituffik, Narsarsuaq e Sondestrom. Secondo il Telegraph, rispetto alla situazione attuale che già consente alle forze Usa libertà operativa tra le basi via terra, aria e cielo, ciò significa che gli Usa potrebbero «potenzialmente espandersi verso aree ricche di minerali» senza dover richiedere permessi ai governi di Danimarca o Groenlandia. Potrebbero anche svolgere attività d’intelligence, e posizionare più facilmente dispostivi di ultima generazione facenti parte del Golden Dome, il nuovo sistema muti-livello di protezione degli Usa da qualsiasi minaccia aerea esterna.

Le due aree-base sovrane a Cipro spiegate in una pubblicazione del governo britannico
Chi lo dice ora alla Danimarca?
A negoziare con Trump e i suoi a Davos è stato però Rutte insieme a una squadra di funzionari Nato. Non i rappresentanti danesi o groenlandesi. Il cui assenso al progetto dunque resta tutt’altro che scontato. Ieri la premier di Copenaghen Mette Frederiksen non ha nascosto le perplessità sulla proposta di accordo, ribadendo che la sovranità del suo Paese «non è negoziabile», benché sia un bene che Usa e Nato discutano della sicurezza nell’Artico. Un portavoce dell’Alleanza si è affrettato a precisare che Rutte «non ha proposto alcun compromesso sulla sovranità» danese sull’isola. E oggi in un’intervista pubblica a Davos ha aggiunto che la proposta non riguarderebbe lo sfruttamento dei minerali che si trovano sotto le terre della Groenlandia. Trump stesso d’altronde ieri ha lasciato intendere che l’accordo non è ancora concluso, ma dovrà procedere tramite ulteriori negoziati. Guidati per gli Usa, tanto per cambiare, dai fidi J.D. Vance, Marco Rubio e Steve Witkoff. Per i quali deve essere stato previsto un corso accelerato di storia di Cipro.
