Metal detector a scuola, Valditara sulle polemiche: «È sicurezza, non repressione». In arrivo una circolare agli istituti: cosa prevede

Metal detector nelle scuole. Sicurezza o repressione? Secondo il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, non ci sono dubbi. «Nessuna repressione. Si tratta di difendere e garantire la sicurezza di chi lavora nella scuola e dei nostri ragazzi». Ma non tutti sembrano convinti. Nonostante le rassicurazioni, le polemiche non si placano. Il ministro, però, continua a tirar dritto e inizia a lavorare a una circolare insieme al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, come «risposta alle richieste delle scuole». E alle critiche dell’opposizione replica senza mezzi termini: «Su questo tema sarebbe grave dividersi». Secondo il ministro, il piano incontrerebbe anche il favore degli studenti. «Il 60% dei giovani è favorevole ad introdurre dei controlli ed è logico, serve a garantire la loro sicurezza», afferma.
Cosa prevede il piano del governo (e i precedenti a cui si ispira)
Di cosa si tratta, in concreto? Il governo punta a mettere a disposizione dei metal detector mobili negli istituti di «maggior rischio», simili a quelli utilizzati nei concerti. Saranno i dirigenti scolastici a richiederli alle forze dell’ordine se si segnala la presenza di coltelli o altre armi da taglio. Precedenti simili ci sono già. All’istituto Marie Curie di Ponticelli, a Napoli, la preside Valeria Pirone ha siglato un accordo con la prefettura. Idem all’istituto Francesco Morano di Caivano, dove i carabinieri hanno già più volte perquisito gli studenti ai cancelli.
La tragedia a La Spezia
Il piano del governo arriva dopo la tragedia all’Istituto professionale Domenico Chiodo di La Spezia, dove lo studente Abanoub Youssef è stato accoltellato da un coetaneo a scuola e poi è morto in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. La proposta prevede che i dirigenti possano installare i dispositivi d’intesa con il prefetto e riuscire a scoraggiare chi porta armi negli edifici dell’istruzione. Ma non tutti sono convinti. Sindacati e vari rappresentanti del mondo scolastico avvertono che i metal detector da soli non bastano, senza interventi culturali strutturali, a partire dalle materie che si insegnano a scuola. Per dirne una, il noto scrittore e docente Enrico Galiano consiglia di partire dall’educazione affettiva tra i banchi di scuola.
