Valentino, Cucinelli e Giammetti: perché nella moda chiedere sconti è tabù

«Valentino è stato un uomo eccezionale, con Armani, Versace e Ferré hanno fatto grande il made in Italy. Ne sono stati i padri. Hanno creato quello che la moda italiana è oggi nel mondo. Sono realmente dispiaciuto che il giorno del suo funerale le mie dichiarazioni raccolte a caldo mentre entravo in chiesa siano state causa di un dispiacere per il signor Giammetti». Brunello Cucinelli cerca così di ricucire lo strappo con Giancarlo Giammetti dopo la frase sullo sconto che chiedeva Valentino per il suo cachemire che ha fatto arrabbiare il compagno dello stilista.
Valentino e lo sconto
Cucinelli ammette che con lo stilista «non ci conoscevamo personalmente, ma il signor Valentino, così l’ho sempre chiamato, come Giorgio Armani è stato un grande». Poi parla di lui e del compagno: «Un gesto così carino e nobile, quando da Londra il direttore della boutique mi chiamò per farmi sapere che erano passati, un’emozione». Ma perché Giammetti si è arrabbiato per la frase sullo sconto di Cucinelli? Daniela Hamaoui su Repubblica spiega che oggi Giammetti è il custode dell’immagine e dell’eredità culturale di Valentino. E quello che ha raccontato Cucinelli a Un giorno da pecora in qualche modo va a intaccarle entrambe. «Maestro, ci mancherebbe che non glielo faccia, per me è un onore», dice di aver risposto Cucinelli.
La replica di Giammetti
Per questo Giammetti si è arrabbiato. Anche perché, spiega Hamaoui, nel mondo della moda i soldi sono un tabù. «Gli abiti costano ormai cifre stellari ma il lusso è silenzioso, ovattato, e se qualcuno, e non sono pochi, si lamenta che i prezzi sono diventati inarrivabili salvo che per i neo miliardari arabi o tech, lo fa sottovoce. La parola sconto è impronunciabile, almeno apertamente. Per Giammetti è impensabile quindi accostarla proprio a Valentino, il più elegante, il più raffinato tra gli stilisti».
