«È stato un soldato non un colono» a far inginocchiare i carabinieri in Cisgiordania. La versione dell’Idf che assolve il militare

Non un colono, ma un soldato riservista israeliano. A chiarirlo è stato l’Idf, l’esercito di Israele, in una dichiarazione rilasciata alla Rai di Gerusalemme dopo che l’episodio di domenica scorsa in Cisgiordania si è trasformato in un caso diplomatico. Secondo la ricostruzione fornita dalle forze armate israeliane, all’inizio della settimana un militare ha individuato un veicolo diretto verso la comunità di Sde Ephraim lungo una strada chiusa al traffico civile. La zona, situata nell’area C sotto controllo israeliano, era stata classificata come zona militare chiusa in base alla valutazione della situazione operativa. L’errore di fondo: il soldato non aveva identificato la targa diplomatica del mezzo.
La dinamica dell’episodio secondo l’Idf
Il soldato ha ritenuto l’auto sospetta e si è avvicinato puntando l’arma, senza però esplodere colpi. Secondo la ricostruzione israeliana, il militare «ha ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e identificarsi». I carabinieri italiani, che viaggiavano in borghese, sono stati fatti scendere dall’auto secondo la versione israeliana.
Stando invece alla ricostruzione italiana, i due militari italiani impegnati in una ricognizione hanno visto l’uomo armato che si aggirava nel parcheggio dello Sharek Youth Village. Come ricorda Repubblica, si tratta di una struttura all’aperto di una ong palestinese indipendente, dove giovedì sono attesi capi missione dell’Ue. I carabinieri hanno pensato fosse un colono, hanno provato a risalire in macchina. L’uomo armato però li ha bloccati puntando l’arma contro di loro. Li ha poi costretti a inginocchiarsi e, con un inglese incerto li ha interrogati.
La versione israeliana invece sembra di fatto riconoscere al soldato di aver seguito alla lettera il regolamento. «Non appena i passeggeri si sono identificati come diplomatici, il soldato li ha immediatamente rilasciati e ha segnalato l’accaduto ai suoi comandanti», ha precisato l’IDF nella nota ufficiale. La mancata identificazione immediata della natura diplomatica del veicolo ha innescato l’intera sequenza.
L’indagine interna
L’indagine preliminare dell’esercito israeliano conclude che il soldato ha seguito correttamente le procedure previste per i veicoli sospetti, ma non quelle specifiche per i mezzi diplomatici. Il militare è stato convocato per un incontro di chiarimento e, secondo quanto dichiarato dall’Idf, le procedure verranno rafforzate per tutti i soldati operativi in Giudea e Samaria, cioè come Israele indica la Cisgiordania.
