Serena Brancale: «Cosa cambierei del Festival? Potremmo cominciare alle 18. Spritz e Sanremo!» – L’intervista

Serena Brancale è pronta per il suo secondo Festival di Sanremo consecutivo. Un Festival in cui ha deciso di presentare Qui con me, un brano diametralmente opposto ad Anema e core, che l’anno scorso fu lanciata dal palco dell’Ariston e diventò una hit assoluta. L’abito musicale indossato dalla cantautrice pugliese è quello delle signore della musica italiana, categoria nella quale ormai Serena Brancale rientra serenamente. Un abito però, come spiegava stamane in conferenza stampa, che vuole sia più neutro possibile, affinché sia la canzone a venire fuori, con tutte le emozioni che si porta dietro.

Ti sei detta: “Torno a Sanremo per…”?
«Per dedicare una lettera ad una persona che mi manca e ci ho messo sei anni per arrivare a questa consapevolezza».
Che effetto fa denudarsi in maniera così intima in una canzone come hai fatto tu?
«È molto difficile più che altro parlarne, non è tanto cantare. Ieri ci sono state le prove ed è stato bellissimo, perché mi è facile parlare con lei attraverso la musica, quindi ci ho messo tanto per arrivare a questo, a capire che dovevo farlo. Allora questa estate pensavo: “Vorrei riprovare Sanremo, ma con cosa?” e lì ho forse cominciato a pensare al momento giusto per parlare di mia madre. Però è veramente difficile parlarne, perché poi nel cantare subentra un po’ il mestiere, ma questo non vuol dire che non mi possa emozionare sul palco, io lo metto in conto. Poi, sono fan dei cantanti che si emozionano e precisi fino ad un certo punto, perché quella nota un po’ stonata, fa parte della musica, è bella».
Il Festival dello scorso anno è andato particolarmente bene, qual è stato l’effetto Sanremo sulla tua vita?
«Ha cambiato soltanto la responsabilità, la necessità di fare attenzione un po’ più a tutto, di sapere che dai bambini alle signore apprezzano Anema e core. I viaggi all’estero in tournée sono stati assurdi, una cosa meravigliosa. Cantare Anema e core a Seoul è stato assurdo, oppure dover descrivere a Shanghai a Anema e core. Più che altro straordinario è stato proprio tutto l’anno, perché non mi sono fermata per la voglia di non fermarmi. Hai presente quando fai una cosa bella e non senti proprio la pesantezza nella stanchezza? La mia insegnante di canto qualche giorno fa mi diceva: “Tu non ti fermi da anni, tu sei stanca”, ed io le rispondevo “No, è tutta bellezza”. Quindi di assurdo poco, più che altro tante cose straordinarie, l’amicizia con tanti musicisti, i viaggi, la scrittura, la coscrittura, la televisione…è stato bello anche fare televisione, l’ho rivalutata tanto, perché si pensa che il teatro, il club sono belli, ed è vero, ma anche la televisione ha tanta storia e c’è da rispettare chi fa televisione».
Carlo Conti ti ha spiegato cosa gli è piaciuto della tua canzone?
«Io ho proposto due canzoni ma avevo la sensazione che questa lo emozionasse in maniera particolare, però la scelta rimane sempre tua e quindi lì ho detto: “Vado con quella che emoziona a me prima di tutto”. Perché forse se avessi scelto un brano più vicino ad Anema e core avrei avuto più conferme di essere quella che conosce il grande pubblico dell’anno scorso, quindi è molto rischioso. Ma d’altra parte fa parte del nostro mestiere far vedere tanti lati di noi, perché abbiamo il diritto di cambiare colori di capelli, cambiare tutto. E arrivare a raccontare che tu sei questa e che ti manca tua madre, senza il vestito che veste la canzone, la canzone stessa occuperà il palco».
C’è qualcosa del meccanismo del festival che cambieresti?
«Comincerei il festival alle 18, almeno li vedi tutti e 30 gli artisti in gara. Senza la polemica sul fatto che 30 sono tanti: si fa un aperitivo di Sanremo, ci si vede a casa per vedere Sanremo con lo spritz e poi alle nove e mezza abbiamo finito, non sarebbe male, forse solo un po’ nordica come idea, poco latina».
C’è una canzone di un Sanremo passato che avresti voluto cantare o scrivere?
«Beh tante, se penso a quelle più vicine ad Anema e core, Salirò di Daniele Silvestri. Invece rispetto Qui con me, considerando che si tratta di una parte più emotiva, Ancora di De Crescenzo».
Cosa puoi dirci del duetto del venerdì?
«Ti posso dire che è un brano che continua questo fil rouge di amore e romanticismo».
In compagnia di…?
«Un artista internazionale».
