Torino aspetta il corteo Askatasuna. La scrittrice Mastrocola: «C’è chi cerca lo scontro»

Oggi Torino si prepara a vivere una giornata di forte tensione. La città sarà praticamente militarizzata per il corteo di solidarietà con il centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso dicembre dopo trent’anni di occupazione. A sfilare saranno circa duecento realtà tra collettivi e movimenti politici e sociali. Per prevenire scontri e garantire la sicurezza, il prefetto ha adottato due provvedimenti contingibili e urgenti. Con il primo si vieta la somministrazione da asporto e la detenzione di bevande in contenitori di vetro, alluminio o comunque potenzialmente pericolosi. La seconda ordinanza stabilisce il divieto di occultamento del viso tramite caschi, maschere o mascherine, nonché il divieto di portare fumogeni e materiale esplodente di qualsiasi natura, con l’obiettivo di prevenire possibili episodi di violenza. Il centro sociale di corso Regina Margherita 47, occupato dal 1996 e considerato l’ultimo fortino dell’Autonomia torinese, era stato al centro di indagini della Digos per gli assalti a La Stampa, alle Ogr e a Leonardo durante manifestazioni di solidarietà alla Palestina. Dopo lo sgombero, gli attivisti avevano già protestato in piazza, con scontri con le forze dell’ordine.

Attesi Zerocalcare e Willie Peyote
Tante le realtà e le figure di spicco attese in piazza. Oltre ai vari rappresentanti sindacali, sarà presente anche il movimento No Tav con la storica attivista Nicoletta Dosio. Dal mondo dello spettacolo, da sempre vicino all’area antagonista, sono annunciati Zerocalcare, autore della locandina della manifestazione, Willie Peyote e i Subsonica. Ma c’è anche chi si dice preoccupato per possibili scontri.
La scrittrice Mastrocola: «C’è paura in città»
«La libertà di manifestare esiste e va garantita, purché resti nei limiti posti dalle autorità, come le restrizioni a sfilare in certe strade. Il problema è che quei limiti non sono rispettati quasi mai», afferma la scrittrice torinese Paola Mastrocola a La Stampa. In città, a suo avviso, c’è «grande paura, i cittadini non usciranno di casa e i commercianti che terranno chiusi i negozi». E aggiunge: «Io temo che si cerchi lo scontro, anche se non lo si programma. Mi chiedo se i manifestanti saranno soddisfatti in caso tutto si svolga in toni pacifici», aggiunge la scrittrice. Diversa, invece, la posizione del politologo Marco Revelli: «Questa situazione che viene considerata allarmante è il prodotto della gestione sconsiderata dell’ordine pubblico da parte del ministero dell’Interno e delle autorità locali preposte. La mobilitazione è ampiamente condivisibile per cercare di mantenere aperti spazi di dissenso contro una gestione del mondo che ci porta al disastro, con l’assenso delle figure di potere».
