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Decreto sicurezza e scudo penale per la polizia: il piano di Meloni dopo gli scontri di Askatasuna

02 Febbraio 2026 - 06:26 Alessandro D’Amato
giorgia meloni matteo salvini matteo piantedosi decreto sicurezza scudo penale polizia
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Le norme al Cdm di mercoledì 4 febbraio. Scontro con il Quirinale sulla causa di giustificazione per la legittima difesa. L'idea della cauzione per chi manifesta

Stop alla vendita di coltelli ai minori, scudo penale per poliziotti e altre categorie, fermo preventivo di 12 ore per chi ha precedenti specifici e va a manifestare. Il decreto sicurezza del governo Meloni darà anche una risposta all’aggressione al poliziotto di Torino. Alle 11,30 la premier Giorgia Meloni riunirà i vice Antonio Tajani (in collegamento perché in missione al Sud nelle regioni colpite dal maltempo) e Matteo Salvini. Con loro i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Carlo Nordio (Giustizia). Più i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano.

Il decreto sicurezza

L’obiettivo è di fare il punto prima del Consiglio dei Ministri di mercoledì 4 febbraio. Dove dovrebbe arrivare l’approvazione del piano. Piantedosi aveva detto che tra decreto e disegno di legge l’esecutivo puntava a modificare una sessantina di norme. Ora il conto è aumentato. Adesso è anche pronto il «giro di vite contro chi dichiara guerra allo Stato», perché «serve una risposta ferma per evitare un’escalation, figlia di un brutto clima», fa sapere Repubblica. Sul tavolo di Meloni ci sono da tre settimane 65 norme suddivise in due bozze. La prima riguarda un decreto (25), la seconda un disegno di legge (40). La scelta del «veicolo» sarà fondamentale perché cambieranno i tempi di entrata in vigore delle norme e la loro ricaduta. Venerdì 6 febbraio iniziano le Olimpiadi invernali, si temono manifestazioni e scontri dopo l’annuncio della presenza di alcuni agenti americani dell’Ice.

Il Daspo

La riunione di oggi servirà a decidere cosa mettere nel decreto e cosa nel disegno. Il Quirinale aspetta per esprimersi. Attende di leggere le carte. Nelle scorse settimane però erano emersi dubbi sullo scudo penale e sulla stretta alla piazza. Mentre dopo Torino arriverà il daspo per le manifestazioni per chi negli ultimi cinque anni è stato denunciato o condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati contro la persona o il patrimonio. Nella bozza del ddl si apre alla possibilità di procedere alle perquisizioni sul posto anche in occasione di manifestazioni in luogo pubblico. Potrebbe, invece, essere non percorribile la proposta di inserire l’obbligatorietà di una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni a copertura di eventuali danni, richiesta da Salvini: secondo il Viminale aumenterebbe il rischio di iniziative a sorpresa invece che servire da deterrente.

La strategia di Giorgia

Il Corriere della Sera dice che la strategia di Meloni ruota intorno a necessità politiche e diplomatiche. Da un lato il segnale securitario e la polemica sottesa con la magistratura, che servirà per la campagna elettorale del referendum sulla giustizia. Dall’altro la necessità di evitare conflitti con Sergio Mattarella. Gli uffici del Quirinale tengono d’occhio in particolare il fermo di prevenzione che consente alle forze dell’ordine di trattenere per accertamenti (senza alcun vaglio dell’autorità giudiziaria) «persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione».

L’appello all’opposizone

La premier intende anche aprire un fronte con l’opposizione. Nelle prossime ore chiederà un approccio bipartisan alla condanna delle violenze, con l’obiettivo di spaccare la minoranza. Infine, sullo scudo penale l’orientamento sembra quello di prevedere nel decreto il blocco dell’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati di esponenti delle forze dell’ordine (ma anche di qualsiasi altro cittadino, per superare l’obiezione di incostituzionalità) quando il fatto viene compiuto con «evidente causa di giustificazione», in adempimento di un dovere o per legittima difesa.

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