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Mario Draghi: «La vera minaccia? Non è il crollo dell’ordine mondiale ma ciò che lo sostituirà. L’Europa rischia di venire sottomessa» – Il video

02 Febbraio 2026 - 13:08 Ugo Milano
mario draghi ordine mondiale europa potenza
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L'ex premier riceve la laurea honoris causa a Leuven, in Belgio: «Sulla Groenlandia una dimostrazione di unità»

«L’ordine globale, oggi defunto, non è fallito perché fondato su un’illusione». Ma «il crollo di questo ordine non è di per sé la minaccia. Un mondo con meno scambi e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l’Europa saprebbe adattarsi. La vera minaccia è ciò che lo sostituirà». È ancora una volta Mario Draghi a suonare la sveglia al Vecchio Continente. Ricevendo la laurea honoris causa a Leuven, in Belgio, l’ex premier rivolge un appello ai leader delle istituzioni Ue, invitandoli ad agire per non perdere l’appuntamento con la storia: «Gli Stati Uniti impongono dazi all’Europa, minacciano i nostri interessi territoriali e chiariscono, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi».

L’Europa di fronte a un bivio

Di fronte all’atteggiamento aggressivo di Donald Trump, continua Draghi, l’Europa si trova di fronte a una scelta: diventare una vera e propria federazione di Stati, così da ambire a essere una potenza, oppure rischiare di essere tagliata fuori dai giochi. «Tra tutti coloro che oggi si trovano stretti tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l’opzione di diventare essi stessi una vera potenza. Dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?». E poi aggiunge: «Dove l’Europa si è federata – sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un soggetto unico».

I rischi per il Vecchio Continente

Se l’Europa non dovesse riuscire a ritagliarsi un ruolo nel nuovo ordinale mondiale che si va configurando, avverte ancora Draghi, ha davanti a sé «un futuro in cui rischia di diventare, al tempo stesso, subordinata, divisa e deindustrializzata». Questo perché «un’Europa incapace di difendere i propri interessi», insiste l’ex premier, «non potrà preservare a lungo i propri valori».

La «prova di solidarietà» della Groenlandia

A proposito delle recenti tensioni sulla Groenlandia, il ragionamento di Draghi è il seguente: «La decisione di resistere anziché accomodare ha richiesto all’Europa di compiere una vera valutazione strategica: mappare le nostre leve, individuare i nostri strumenti e riflettere sulle conseguenze dell’escalation. La volontà di agire ha imposto chiarezza sulla capacità di agire. Stando uniti di fronte a una minaccia diretta, gli europei hanno scoperto una solidarietà che prima sembrava irraggiungibile. Questa determinazione condivisa ha trovato riscontro nell’opinione pubblica in un modo che nessun comunicato finale di un vertice avrebbe potuto ottenere».

Foto copertina: EPA/Chema Moya | Mario Draghi in una foto di ottobre 2025

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