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La storia dell’auto sul precipizio di Niscemi

02 Febbraio 2026 - 06:56 Alba Romano
niscemi auto precipizio
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È rimasta lì a causa dello sgombero prima della frana. Il proprietario: «Prima di uscire ho staccato gas e luce per sicurezza, c’era puzza. Ho guardato verso la strada e mi sono accorto che qualcosa non andava. Poi ho visto una crepa e a quel punto siamo partiti»

Una delle foto simbolo della frana di Niscemi è l’auto sul precipizio. Si tratta di una Ford Fiesta di proprietà del geometra del comune in pensione Marcello Di Martino. «L’avevo parcheggiata nel mio garage, dove si entra dalla strada panoramica, via Angelo d’Arrigo, che è venuta giù con mezzo garage. È una 1.400 diesel, la usavo solo per andare fuori città. In città uso la Seicento», dice lui al Corriere della Sera.

L’auto sul precipizio di Niscemi

La Ford Fiesta di Di Martino è dell’anno 2002 e ha 97 mila chilometri. Lui usa un’altra auto, una 600. Quella la usava solo per andare fuori città. Quando è franato tutto, racconta, «È andata così: quel giorno, alle due del pomeriggio, noi avevamo appena finito di pranzare quando qualcuno ha bussato a casa nostra urlando “uscite uscite, c’è la frana c’è la frana”. La prima cosa che ho fatto è stata prendere subito mia moglie, che non può muoversi, per caricarla nell’altra auto, la Seicento. Ho preso anche qualche coperta e tutto quello che ho trovato a portata di mano. Prima di uscire ho staccato gas e luce per sicurezza, c’era puzza. Ho guardato verso la strada e mi sono accorto che qualcosa non andava. Poi ho visto una crepa e a quel punto siamo partiti».

La fuga

La fuga è finita in campagna: «Abbiamo una casetta senza riscaldamento. Ma siccome Cinzia (la moglie, ndr ) aveva necessità di fermarsi, abbiamo chiesto aiuto a un’amica di Niscemi. Lei ha capito la difficile situazione e, pensi, ci ha ospitati per tre giorni». Nella casa «sono andato con i Vigili del fuoco a prendere medicine e documenti e un paio di scarpe ma dovevo far presto e ho dovuto lasciare lì tutto il resto. Non ce l’ho fatta a prendere le foto del matrimonio e quelle di mio figlio, che vive a Roma. Mi aveva chiamato per chiedermelo: papà, se ce la fai, prendi quelle di quando ero piccolo e anche la macchinina nella libreria che mi ricorda la mia infanzia, non ce l’ho fatta…».

La demolizione

Il destino di casa sua è segnato: «Se non va giù la demoliranno. Abbiamo perso tutto». E la Ford? «Prima o poi cadrà anche quella. Tutte le volte che la vedo in televisione mi viene un nodo alla gola. Sa, ha passato anche lei 24 anni con noi. Sono andato all’assicurazione per vedere se si può sospendere la polizza che scade in agosto. Mi hanno detto che hanno bisogno dei documenti. Ma come faccio a recuperarli, ho detto. Mio figlio allora ha trovato una foto del precipizio dove si vede la targa. Vediamo se possono fare qualcosa. Ma queste sono piccole cose. Qui la tragedia è enorme».

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