Donald Trump ha paura delle Midterm: «Dobbiamo prendere il controllo del voto»

Donald Trump ha paura delle elezioni midterm. Quelle che si tengono, come dice il termine, a metà del mandato presidenziale e rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato. Quest’anno si voterà il 3 novembre. E già oggi i sondaggi sono impietosi con una presidenza in crisi di popolarità. E dopo le vittorie inattese dei Dem. Come l’ultima di sabato 31 gennaio addirittura in Texas. Il presidente ha così tanta paura da auspicare che i Repubblicani debbano “nazionalizzare” e “prendere il controllo” del voto in almeno 15 luoghi non specificati. Ribadendo le sue false affermazioni secondo cui le elezioni statunitensi sono viziate da brogli diffusi.
Donald Trump ha paura delle midterm
Proprio per questo, spiega oggi il Corriere della Sera, c’è una paura che serpeggia tra i Dem: quello di una vittoria negata dall’attuale governo. Che non accetterebbe di prendere in considerazione la possibilità di perdere. E potrebbe condizionare il voto. La presidenza si è già portata avanti con il lavoro: una serie di ordini esecutivi d Trump hanno modificato alcune regole del voto. Per impedire o limitare il voto postale. E con il tentativo di ridisegno dei collegi elettorali. Di solito vengono fatte ogni dieci anni. Ma stavolta Trump ha imposto una revisione supplementare fuori dalle scadenze. Da segnalare anche il tentativo di chiedere liste degli elettori e dati personali in Minnesota e il sequestro di tutti gli atti del voto del 2020 in Georgia. Alla presenza di Tulsi Gabbard, oggi alla guida dei servizi segreti Usa.
«Cose bruttissime»
TheDonald ha già pronosticato che in caso di sconfitta dei repubblicani alle Midterm «accadranno cose bruttissime». E ha provato a dire che le elezioni di Midterm sono inutili perché i suoi straordinari successi sono la garanzia di una vittoria alle urne. Intanto gli amministratori locali democratici hanno cominciato a pianificare contromisure in caso di interferenze al voto. Come la possibilità che agenti armati dell’Ice vengano mandati in prossimità dei seggi per intimidire elettori ispanici e neri. Spinti così a restarsene a casa senza votare. A Las Vegas si reclutano scrutatori per aprire molti seggi.
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Il voto e le pressioni
Il board editoriale del New York Times in un lungo articolo lancia l’allarme, chiede ai cittadini di vigilare, offrirsi come scrutatori, sostenere le organizzazioni che controllano la correttezza delle operazioni elettorali. Intanto Trump minaccia. In un’intervista podcast con l’ex vicedirettore dell’FBI Dan Bongino il presidente se l’è presa con gli immigrati al voto: «Queste persone sono state portate nel nostro Paese per votare, e votano illegalmente. Ed è sorprendente che i repubblicani non siano più severi al riguardo. I repubblicani dovrebbero dire: “Vogliamo prendere il controllo. Dovremmo prendere il controllo del voto, del voto in almeno 15 luoghi. I repubblicani dovrebbero nazionalizzare il voto», ha affermato Trump nell’intervista.
Gli Stati corrotti che contano i voti
Non ha specificato le località, ma ha affermato: «Abbiamo stati che sono così corrotti e stanno contando i voti. Abbiamo stati in cui ho vinto, ma non ho vinto» La portavoce del Dipartimento di Stato del Michigan, Cheri Hardmon, ha dichiarato in una nota: «La Costituzione degli Stati Uniti affida la responsabilità delle elezioni agli stati, non al governo federale. Questa è la legge». I commenti di Trump sono arrivati pochi giorni dopo che l’FBI ha perquisito un ufficio elettorale nella contea di Fulton, in Georgia, alla ricerca di registri del 2020. Mentre il presidente continua a presentare false accuse di frode nella sua sconfitta del 2020, un’accusa che è stata respinta da tribunali, governi statali e membri della precedente amministrazione Trump.
