Epstein Files, ecco le mail su Chomsky che invitava Epstein a restare in silenzio

La vicinanza tra Jeffrey Epstein e Noam Chomsky, linguista e filosofo, era nota già da dicembre, confermata ulteriormente da una foto che ritrae i due seduti accanto all’interno di un aereo privato. I rapporti personali tra i due vengono ulteriormente rafforzati dalle mail rilasciate a inizio 2026, in particolare quella dove Chomsky sarebbe intervenuto direttamente nel pieno della crisi mediatica che travolse Epstein nel 2019, quando le accuse di traffico sessuale di minori erano ormai di dominio pubblico.
I documenti mostrano uno scambio avvenuto il 23 febbraio 2019, dove Epstein inoltra Matthew Hiltzik, avvocato e fondatore di Hiltzik Strategies, una mail con oggetto “Pensieri da Chomsky” (“Thoughts from Chomsky”) contenente un lungo messaggio attribuito al linguista e attivista americano.

Il suggerimento: “Non rispondere”
Nel testo – che ripetiamo, risulta attribuito a Epstein – l’amico Chomsky affermerebbe di aver osservato “il modo orribile” in cui l’imprenditore veniva trattato dalla stampa e dall’opinione pubblica. Il suggerimento? Non reagire, non rispondere, rimanere in silenzio.
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Secondo il ragionamento attribuito a Chomsky, il rischio che correrebbe Epstein nel rispondere pubblicamente significherebbe offrire un varco agli “avvoltoi”, pronti a lanciare nuovi attacchi, sostenendo che una difesa razionale sia impossibile una volta che un’accusa viene lanciata.
Il paragone estremo
A un certo punto, Chomsky paragonerebbe la situazione all’impossibilità di dimostrare di non essere uno “stupratore” o un “neonazista”, qualunque siano i fatti reali. L’unica strategia, a suo giudizio, è mantenere un profilo basso e parlare solo se direttamente interpellati.
L’attacco al MeToo
In un altro passaggio controverso, Chomsky definirebbe il clima del 2019 come una “isteria” sugli abusi sulle donne, sostenendo che si fosse arrivati al punto in cui mettere in dubbio un’accusa fosse considerato “un crimine peggiore dell’omicidio”. Il ragionamento prosegue sostenendo che l’opinione pubblica reagirebbe automaticamente con il principio del “non c’è fumo senza arrosto”, senza alcuna verifica dei fatti.
La risposta di Hiltzik
Epstein condivide il testo con Matthew Hiltzik, il quale non ignora la mail rispondendo con un chiaro e sintetico apprezzamento per i consigli attribuiti a Chomsky: “Penso che sia saggio”.
Il testo completo attribuito a Chomsky
Di seguito, la traduzione della mail inviata da Epstein a Hilzik con il testo attribuito a Noam Chomsky:
«Ho osservato il modo orribile in cui vieni trattato dalla stampa e dal pubblico. È doloroso dirlo, ma penso che il modo migliore di procedere sia ignorarlo. Ho molta esperienza, anche se ovviamente non su questa scala. Una ricerca su Google farà emergere tonnellate di accuse isteriche di ogni tipo, persino gruppi dediti a diffamarmi. Non presto alcuna attenzione, a meno che non venga contattato per un commento su una questione specifica. È una scocciatura, ma è il modo migliore. Le stesse conclusioni [derivano] dalle esperienze di altri, in alcuni casi amici intimi.
Ciò che gli avvoltoi desiderano ardentemente è una risposta pubblica, che fornisce poi un’apertura pubblica per un assalto di attacchi velenosi, molti dei quali provenienti solo da persone in cerca di pubblicità o esaltati di ogni tipo — ai quali è impossibile rispondere (come dimostri di non essere un neonazista che vuole uccidere gli ebrei, o uno stupratore, o qualsiasi altra accusa arrivi?). Questo è particolarmente vero ora con l’isteria che si è sviluppata riguardo agli abusi sulle donne, che ha raggiunto il punto in cui persino mettere in discussione un’accusa è un crimine peggiore dell’omicidio. Per praticamente chiunque veda tutto questo, la reazione sarà ‘non c’è fumo senza arrosto, forse un fuoco violento’ (qualunque siano i fatti, che pochi penseranno anche solo di indagare).
In generale, penso sia meglio non reagire a meno che non si venga interpellati direttamente, in particolare nell’atmosfera attuale — che, presumo, svanirà, anche se non in tempo per prevenire molta tortura e angoscia.
Difficile a dirsi, ma è il miglior consiglio che mi venga in mente.
Noam»
Chomsky non era un conoscente occasionale, insieme a Bannon
Un’ulteriore mail, datata 6 ottobre 2018, rafforza il quadro dei rapporti tra Epstein, Chomsky e Steve Bannon, evidenziando come non fossero affatto “conoscenze marginali”.

Il tono è confidenziale e informale, dove Chomsky sostiene di attendere con piacere un incontro imminente con l’imprenditore e il controverso propagandista americano.
