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«Abusò di me un’ora intera», parla una delle vittime di Epstein: «Avevo 16 anni»

05 Febbraio 2026 - 09:05 Ugo Milano
jeffrey epstein
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Haley Robson era una studentessa quando venne abusata dal finanziere pedofilo: «Arrivai a casa sua in auto, ignara di quello che mi aspettava»

Haley Robson aveva solo sedici anni quando venne abusata a Jeffrey Epstein. E come accadde a molte altre vittime, finì nel giro del finanziere pedofilo – morto suicida in carcere nel 2019 mentre era in attesa di un processo per reati sessuali – attraverso persone di cui si fidava. Nel suo caso, un compagno di scuola e Tony Figueroa, ex compagno di Virginia Giuffre, la più conosciuta accusatrice di Epstein e Ghislaine Maxwell. In un’intervista al Corriere della Sera firmata da Marco Bruna, racconta di essere stata condotta a casa di Epstein con «una scusa». «Ci arrivai con la mia auto, ignara di quello che mi aspettava – dice -. Mi avevano descritto tutt’altra situazione. Una volta lì, lui mi accompagnò al piano superiore e abusò di me per oltre un’ora». Oggi, Robson è un’attivista, e lavora per aiutare le vittime di violenze.

«Molti potenti porteranno per sempre il peso dell’infamia»

Due giorni fa il viceministro della Giustizia Todd Blanche, il referente dell’amministrazione Trump per la pubblicazione dei dossier sul caso Epstein, ha dichiarato domenica ad Abc news che la revisione da parte dei procuratori del caso di traffico sessuale «è conclusa». «Un epilogo atteso, ma che lascia l’amaro in bocca», dice Robson. «L’unica magra consolazione – prosegue – è che molti uomini potenti citati nei documenti porteranno per sempre il peso dell’infamia.

Donald Trump 

Nell’intervista, Robson non nasconde la delusione verso Donald Trump, da lei votato e sostenuto in passato, per aver bollato lo scandalo Epstein «una truffa». «Ero convinta che avrebbe reso pubblici tutti i file. Continuava a ripetere: “Saremo trasparenti. Vogliamo risposte”», dichiara. «Non è possibile che non sapesse di essere citato – continua l’attivista -. Epstein era praticamente il suo migliore amico. Aveva una foto di Trump sulla scrivania. Credo che la posizione di Trump e della sua amministrazione sia chiara. È coinvolto in una certa misura, non so se fosse direttamente coinvolto o se sapesse che cosa stesse accadendo». Il vero nodo, secondo Robson, è l’assenza di indagini concrete sulla complicità delle persone potenti coinvolte, incluso il capo dello Stato, un vuoto che il governo ha chiaramente scelto di non colmare.

«La morte di Epstein? Un omicidio»

Robson precisa, inoltre, di non essere stata vittima di traffico sessuale, ma di abusi diretti da parte di Epstein e di non aver mai incontrato Trump. «Non ho mai sentito il suo nome associato a questa storia fino a quando non sono stati resi pubblici i documenti, quindi relativamente di recente. È stato un vortice per me. Mi stupisce che continui a dire di non essere coinvolto nel mondo di Epstein. Basta guardare i file», afferma. Sulla morte del finanziere, Robson non ha dubbi: Epstein non si sarebbe suicidato. «Penso sia stato ucciso», sottolinea. «Era un manipolatore, con un ego enorme. È difficile credere che un uomo come lui si sia tolto la vita. È stato ucciso». 

Oggi Robson lavora come attivista a sostegno delle vittime di abusi, in particolare donne e bambini. Nell’intervista, racconta che l’atteggiamento delle istituzioni ha trasformato lei e altre sopravvissute in donne determinate, incapaci di accettare il silenzio come risposta e pronte a chiedere conto ai complici. Donne consapevoli che, nonostante tutto, esiste una luce in fondo al tunnel e che sono diventate ciò di cui avrebbero avuto bisogno da bambine. «Virginia Giuffe – conclude – dovrebbe essere qui e vedere dove è arrivata la battaglia che ha cominciato. Sarebbe felice e orgogliosa».

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