La bimba di 10 anni rilasciata dall’Ice dopo un mese di detenzione in Texas

Una bimba di dieci anni del Minnesota è stata rilasciata dalla custodia dell’Ice dopo un mese di detenzione a Dilley, in Texas. Era stata fermata dagli agenti federali lo scorso 6 gennaio. Ora insieme alla madre potrà tornare a casa e ricongiungersi con il padre. La bambina si chiama Elizabeth Zuna Caisaguano frequenta una scuola nel distretto di Columbia Heights, un sobborgo di Minneapolis. La stessa città dove vive il bimbo di cinque anni rilasciato sempre da Dilley lo scorso fine settimana. La sua famiglia, originaria dell’Ecuador, ha inoltrato una richiesta di asilo.
La storia
Ma intanto crescono le preoccupazioni per la salute della bimba poiché i funzionari federali hanno confermato che a Dilley c’è un’epidemia di morbillo. Centinaia di bambini sono trattenuti in questa struttura. La segretaria della scuola elementare frequentata dalla bimba ha assistito la famiglia e ha dichiarato al Guardian che presentava sintomi influenzali. Tuttavia non si conosce ancora la diagnosi dei medici. «Sono semplicemente entusiasta di vederla tornare a scuola. Sono estremamente felice e sollevata, e dobbiamo continuare a sostenere e far sentire la nostra voce affinché altre persone tornino a casa», ha detto la dirigente scolastica.
Le Midterm e l’Ice
La bimba era stata fermata, insieme alla madre, dagli agenti dell’Ice mentre stava andando a scuola. Pensava di essere rimandata in Ecuador. Ora dopo un mese di detenzione potrà tornare in classe e nella sua casa. Intanto l’ideologo dell’estrema destra Usa Steve Bannon ha espresso il suo sostegno alla spinta di Donald Trump per “nazionalizzare” le elezioni. E ha invitato il presidente a schierare agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e truppe militari nei seggi elettorali per impedire ai non cittadini di votare. Richiamandosi a una teoria cospirativa — infondata — su presunti brogli elettorali diffusi nelle elezioni del 2020.
Ti potrebbe interessare
- Usa, l’amministrazione Trump ritira 700 agenti Ice da Minneapolis: «Ma nessun passo indietro sull’immigrazione illegale»
- Iran-Usa fissati i colloqui in Oman. «Diversi leader del Medio Oriente hanno fatto pressioni sull’amministrazione Trump»
- L’amministrazione Trump attacca Nike per «discriminazione sui dipendenti bianchi»
L’arcivescovo di Los Angeles
«A novembre faremo circondare i seggi dall’Ice. Non resteremo qui a permettervi di rubare di nuovo il paese», ha detto Bannon nel suo podcast. «Potete lamentarvi, piangere e fare tutti i capricci che volete, ma non permetteremo mai più che un’elezione venga rubata», ha aggiunto l’ex stratega della Casa Bianca. E l’arcivescovo di Los Angeles José H. Gomez ha celebrato mercoledì una “messa per la pace” nella cattedrale di Nostra Signora degli Angeli, chiedendo di riscoprire il valore fondante dell’accoglienza. Senza però nominare direttamente l’amministrazione Trump né gli agenti federali che da giugno operano per le strade della città.
Pace nelle strade
«Preghiamo per la pace. Pace nelle nostre strade e nei nostri quartieri, ma anche pace nei nostri cuori. Preghiamo per i leader di governo, per le forze dell’ordine e per coloro che stanno protestando e difendendo le famiglie immigrate che soffrono — qui a Los Angeles, a Minneapolis e in tante altre città», ha detto nell’omelia. «Siamo uniti nel pregare per gli immigrati nel nostro Paese. Restiamo loro vicini: sono qui per rendere migliore la nazione», ha aggiunto. Gomez — nato in Messico 71 anni fa — guida l’arcidiocesi più estesa e popolosa degli Stati Uniti, con cinque milioni di fedeli. Nelle sue oltre 300 parrocchie la messa viene celebrata in 37 lingue diverse. Nelle elezioni del 2024, 1 elettore di Trump su 5 si dichiarava cattolico.
«Viviamo un momento in cui sembra che molti abbiano perso fiducia nella promessa dell’America e nella visione dei suoi fondatori. Ed è triste che questo stia accadendo proprio quest’anno, mentre celebriamo il 250° anniversario della nostra nazione. Questo dovrebbe essere un tempo di rinnovamento, non un tempo di ripiegamento. Cari amici: i fondatori degli Stati Uniti sognavano che questa fosse una terra in cui uomini e donne di ogni razza e fede, di ogni nazione, potessero vivere con dignità. Come americani, come cristiani, dobbiamo far sentire la nostra voce in difesa della dignità della persona umana», ha concluso Gomez davanti a centinaia di fedeli.
