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Vannacci non arretra sulla poltrona da europarlamentare: «Non mi dimetto». Scontro aperto con la Lega e nuovi strappi in Parlamento

05 Febbraio 2026 - 15:38 Ygnazia Cigna
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«I voti sono miei!», attacca l'ex generale. Intanto, i leghisti a lui più vicini, Ziello e Sasso, presentano un emendamento contro l'invio di armi a Kiev e si aprono possibili frizioni nel partito

«No, non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei!». Roberto Vannacci affida ai social la sua risposta secca, destinata a spegnere (o forse ad alimentare) le polemiche esplose dopo l’addio alla Lega. «E chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri partiti? L’ho detto da subito, è una questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza», ha aggiunto. Nei giorni scorsi, l’ex generale è stato costretto a lasciare il Gruppo dei Patrioti per l’Europa al Parlamento europeo, la famiglia politica che riunisce la Lega e formazioni come il Rassemblement National di Marine Le Pen e Vox in Spagna. L’espulsione è arrivata all’unanimità, segnando uno strappo formale oltre che politico. Non è stato il primo passo indietro forzato se si considera che Vannacci era già stato rimosso dalla vicepresidenza del gruppo su impulso del Rassemblement National, a causa del libro «Il mondo al contrario», il testo omofobo e razzista che per primo lo aveva catapultato al centro della scena mediatica.

Il botta e risposta Salvini-Vannacci

Dopo la rottura definitiva tra la Lega e Vannacci, il confronto è proseguito a distanza, tra dichiarazioni e repliche che hanno scandito per giorni il botta e risposta con Matteo Salvini. Il leader del Carroccio, che si è detto «deluso e amareggiato», considera il tutto un capitolo già «chiuso». «Gli abbiamo spalancato le porte di casa. Il ringraziamento è stato “mi tengo il posto”», ha detto Salvini, accusandolo di scarsa «lealtà». La controreplica non si è fatta attendere. «Io sleale? È stato Matteo Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione. Non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità», ha ribattuto Vannacci. A seguirlo nel nuovo percorso politico è stato Emanuele Pozzolo, ex Fratelli d’Italia, ora confluito in Futuro Nazionale, il contenitore politico lanciato dall’ex generale.

Leghisti (vicini a Vannacci) firmano contro le armi a Kiev

Sul piano parlamentare, intanto, le tensioni si riflettono anche sugli atti concreti. I deputati leghisti vicini a Vannacci, Edoardo Ziello e Roberto Sasso, insieme allo stesso Pozzolo, oggi hanno firmato un emendamento al decreto Ucraina per chiedere lo stop totale all’invio di armi ed equipaggiamenti militari a Kiev. Presa di posizione che potrebbe aprire aprire nuovi fronti nella maggioranza. Nel caso in cui l’emendamento venisse bocciato, Ziello ha messo le cose in chiaro. «Prenderemo atto. Poi io faccio una valutazione per me. Pozzolo è già nel misto, vediamo» e anche «Sasso eventualmente cosa farà», ha affermato. Del resto, Sasso e Ziello erano già stati protagonisti a metà gennaio, quando in Aula avevano votato contro la risoluzione di maggioranza sull’Ucraina. E alla domanda se sia pronto a seguire Vannacci lasciando la Lega, Ziello risponde affidandosi alla letteratura: «Del doman non v’è certezza», una citazione che suona come un segnale, più che come una chiusura.

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