I soldi al nuovo partito di Vannacci, tra russi, americani e massoni

I vecchi amici russi, i nuovi amici americani. E il punto di incontro di un massone e faccendiere. Per la politica ci vogliono i soldi e il non più generale Roberto Vannacci lo sa bene. Per questo l’europarlamentare era già al lavoro da tempo per finanziare la sua «cosa nera». Il cuore del sistema, spiega oggi Repubblica, ruota attorno a una fondazione che si chiama Generazione Xa per ricordare la X Mas. La presidente è Camelia Mihailescu, moglie dell’europarlamentare. Il direttore generale è Massimiliano Simoni, consigliere regionale della Lega in Toscana e uomo di fiducia del leader.
Tutto in famiglia
Così resta tutto in famiglia. La raccolta fondi prevede un sistema di adesioni a pagamento. 100 euro paga il simpatizzante, 500 il militate “oro”, 1000 il platino e 5 mila per la categoria Diamante. In cassa, ha detto Simoni a Report, ci sono circa 10 mila euro. E in queste ore si sta creando il «Team Vannacci» che, a parte i nomi in alcuni casi ispirati al Ventennio (ci sono i Balilla, gli Arditi, i Guerrieri), è attivo nel raccogliere fondi sul territorio.
Un sistema attivo dalle elezioni europee: all’epoca a Vannacci sono arrivati finanziamenti sotto i tremila euro e quindi non tracciabili. E lui ha risparmiato sui soldi da versare al Carroccio. Poi c’è il Maga di Steve Bannon. E Gianmario Ferramonti, massone legato agli ambienti della destra radicale, amico di Licio Gelli e poi fondatore della P3, che Report ha documentato essere un amico e accompagnatore di Vannacci. E che oggi, secondo Repubblica, avrebbe ricominciato a darsi da fare.
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I bossiani e Salvini
Intanto nella Lega e tra i suoi fuoriusciti è il momento di mettere in croce Matteo Salvini. Umberto Bossi, il leader virtuale, è molto malato e vive isolato nella sua villa di Gemonio. Giuseppe Leoni, primo deputato assieme a Bossi nel 1987, ride: «Un film già visto. Il traditore tradito… Ma il primo traditore è stato proprio Salvini, che ha tradito lo spirito della Lega, e ha messo Bossi in un angolo». Salvini «ha trasformato la Lega in un partito di estrema destra», spiega Paolo Grimoldi, che del Patto del Nord è segretario federale.
Renzi
E soprattutto c’è Matteo Renzi. Che è un esperto di mossa del cavallo e dopo l’addio del generale alla Lega dice al Corriere della Sera che si tratta della «prima crepa nel centrodestra. Fino a oggi sembravano indivisibili, mentre la sinistra litigava su tutto. Ora loro iniziano a perdere pezzi e l’opposizione dà segnali di unità. Tra un anno si vota e la domanda sarà: dopo cinque anni di Meloni come siete messi in termini di stipendi, sicurezza, sanità pubblica? Meglio o peggio di cinque anni fa? Io credo che la maggioranza degli italiani non sarà contenta. E se la destra si divide, la vittoria del centrosinistra diventa probabile, non solo possibile».
La mossa di Meloni
Secondo il leader di Italia Viva Meloni «proverà a tenere Vannacci in coalizione, contro Salvini e contro Tajani. Ma non so se riuscirà a farlo. E comunque è il primo pezzo che crolla. Non è detto che sia l’ultimo. La coperta è corta: se vuole aprire al centro, perde a destra. Se si blinda a destra, perde al centro». Il generale in pensione invece «farà quello che gli fa più comodo. Del resto, nella Lega lui era finito. E così invece se la gioca. Se è abile potrebbe pure agganciare il movimento Maga di estrema destra mondiale, che considera Meloni traditrice. Ma comunque vada, il dato di fatto è che nel 2027 la destra potrebbe dividersi. Se la sinistra non fa autogol, possiamo vincere».
