Luci a San Siro, forse per l’ultima volta: dopo la cerimonia delle Olimpiadi si penserà alla demolizione

Luci a San Siro, ancora una volta. E questa sera ce ne saranno anche più del solito. Già, perché non possono certo bastare quei riflettori che illuminano il prato del Meazza nei fine settimana per accompagnare uno degli eventi più memorabili che Milano si trova a ospitare da svariati decenni a questa parte: la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Per l’inizio ufficiale dei Giochi Invernali, San Siro si trasformerà in un palcoscenico mondiale con capi di Stato, star internazionali e, ovviamente, gli sportivi. Eppure, tra giochi di luce e sinfonie, c’è un alone di nostalgia che accompagna la cerimonia di apertura. Le Olimpiadi, infatti, arrivano proprio nell’anno in cui lo stadio Meazza festeggia i 100 anni dalla sua inaugurazione. E l’evento di questa sera rischia, sotto diversi punti di vista, di essere il suo canto del cigno.
Dalle origini alle (quasi) cento candeline
Costruito nel 1925 e inaugurato l’anno seguente con un derby, San Siro nasce come stadio “privato”, voluto dal presidente del Milan Piero Pirelli e pensato esclusivamente per il calcio. All’epoca, Milano è una città ben lontana dalla metropoli globale di oggi e quell’impianto in periferia sembra quasi una scommessa. Con il passare degli anni, però, San Siro – che dal 1979 prende il nome di Stadio Giuseppe Meazza – cresce insieme alla città: si allarga, si stratifica, cambia pelle. Arrivano il secondo anello, le torri elicoidali, la copertura. In tutta la sua storia, non è mai stato uno stadio elegante, almeno dal punto di vista architettonico: è imponente, a tratti sgraziato, ma riconoscibile come pochi altri al mondo. A definire l’eleganza e il prestigio, semmai, è ciò che accade all’interno della struttura, che col tempo si guadagna l’appellativo di Scala del calcio.
I sei concerti di Bruce Springsteen e gli eventi di massa
Spiegare il perché di questo soprannome sarebbe quasi superfluo: le notti europee di Milan e Inter, i derby che hanno diviso intere famiglie e quartieri, le partite della Nazionale. Ma San Siro è ed è stato anche molto altro: concerti leggendari, eventi di massa, momenti in cui Milano si è ritrovata tutta nello stesso posto, a prescindere dai colori della maglia. La prima esibizione a San Siro fu di Bob Marley, nel 1980, aperto da Pino Daniele. Poche settimane più tardi, toccò a Edoardo Bennato. Da allora, non c’è artista di fama internazionale che non abbia scelto lo stadio milanese per la tappa italiana del suo tour in Italia: Michael Jackson, i Rolling Stones, gli U2, Carlos Santana, Bob Dylan, David Bowie, Madonna. Per alcuni, poi, il legame con San Siro si è fatto quasi sanguigno. È il caso di Bruce Springsteen, che nell’impianto milanese si è esibito per ben sei volte.
Il tira e molla sul nuovo stadio e l’ok alla demolizione
Eppure, l’età si fa sentire. Da diversi anni si parlava dell’ipotesi di consegnare a Milano uno stadio nuovo. Ma se su questo assunto di partenza tutti sono d’accordo, è sulla strada da intraprendere che la città si è divisa e continua a dividersi. La scelta dei proprietari di Inter e Milan, che rispondono più a ragioni di portafoglio che di legame con la città, è chiara: abbattere l’attuale stadio e costruirne uno nuovo accanto. Più moderno, più funzionale, più redditizio. Il Comune ci ha provato a far cambiare idea ai due club, ma dopo anni di impasse ha dato il proprio via libera al progetto.
Avanti tutta sul nuovo stadio di Inter e Milan
Se la (quasi certa) demolizione del Meazza è così divisiva, il motivo è che la questione non riguarda semplicemente lo stadio. Racconta di una città che cambia, che riscrive i propri spazi, a volte anche sacrificando i suoi simboli. Chi più si oppone alla demolizione sostiene che un’alternativa c’è eccome: ristrutturare lo stadio esistente, come fatto in altre città europee, a partire da Madrid. Ma questa ipotesi non è mai stata presa in seria considerazione da Inter e Milan, che pur di avere un proprio impianto – nuovo e di proprietà – hanno minacciato di traslocare fuori Milano e costruire due stadi separati. È così che, alla fine, si è arrivati a decretare la fine di San Siro. E in attesa che i due club svelino ufficialmente il progetto del nuovo impianto (forse alla fine di quest’anno), gli occhi di tutto il mondo sono puntati ancora una volta sulla Scala del calcio, con un pubblico televisivo stimato in 2 miliardi di persone. Non male per un edificio di quasi cento anni in attesa di essere demolito.
Foto copertina: EPA/Fazry Ismail
