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Nuova condanna per Narges Mohammadi, quasi 8 anni di carcere alla Nobel per la Pace iraniana: «L’ennesimo processo farsa»

08 Febbraio 2026 - 17:36 Alessandra Mancini
narges_mohammadi
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L'attivista per i diritti umani si trova in carcere da 59 giorni. Per settimane è rimasta in isolamento senza contatti con l'esterno. Con quest'ultima sentenza ha accumulato oltre 44 anni di carcere

Quasi otto anni di carcere per Narges Mohammadi. La Nobel per la Pace e attivista per i diritti umani è stata condannata al termine di quello che i suoi legali definiscono l’ennesimo «processo farsa» davanti a un tribunale iraniano. A darne notizia è stata la Narges Foundation attraverso un comunicato ufficiale. Mohammadi è detenuta da 59 giorni in una prigione dell’Iran, dopo l’arresto avvenuto il 12 dicembre 2025 durante la cerimonia funebre di Khosrow Alikordi, avvocato trovato morto in circostanze sospette, a Mashhad, nel nord-est del Paese. Per settimane è rimasta in isolamento, senza alcun contatto con l’esterno. Solo oggi è riuscita a parlare brevemente con il suo legale, al quale ha denunciato il peggioramento delle sue condizioni di salute.

Come sta l’attivista per i diritti umani?

Il 2 febbraio, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la «detenzione illegale», le «condizioni di reclusione disumane» e la «sistematica violazione dei diritti fondamentali» da parte del regime. Secondo il suo legale, le condizioni di salute della Nobel restano «estremamente critiche». Negli ultimi giorni, è stata trasferita più volte in ospedale per il peggioramento del suo stato, prima di essere ricondotta nel centro di detenzione senza aver completato le cure necessarie.

Le condanne

Oggi è stata condotta «contro la sua volontà» davanti alla sezione uno del Tribunale di Mashhad. Per protestare contro quella che definisce una «giustizia priva di legittimità», ha scelto di non presentare alcuna difesa, rimanendo in silenzio e rifiutandosi di firmare documenti. I giudici l’hanno condannata a sei anni di reclusione per «assembramento e collusione contro la sicurezza nazionale» e a un anno e mezzo per «propaganda contro il regime della Repubblica Islamica». Per due anni non potrà lasciare il Paese e dovrà stare lontana dalla città di Khosf.

Con quest’ultima sentenza, l’attivista ha superato complessivamente i 44 anni di pene detentive accumulate nel corso della sua vita. Al momento deve scontare oltre 17 anni di carcere effettivo, ai quali si aggiungono 154 frustate inflitte in base a precedenti sentenze. Il marito, l’attivista politico Taghi Rahmani, ha affermato che Mohammadi considera questi procedimenti una «messinscena dall’esito già scritto». La figlia Kiana Rahmani ha invece manifestato «grave preoccupazione per la vita di sua madre», chiedendo il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici.

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