Aldo Grasso e la telecronaca di Paolo Petrecca: «Vaneggiava senza cognizione di causa»

Paolo Petrecca «non ne ha azzeccata una. Vaneggiava senza cognizione di causa, ignorava l’identità degli atleti e, colpa ancor più grave, non ha capito che esistono silenzi carichi di significato che non vanno profanati. Sapienza proverbiale e wittgensteiniana: chi non sa parlare, non sa tacere». A scriverlo è il decano dei critici tv italiani Aldo Grasso, che nella sua recensione sul Corriere della Sera dalla cronaca salva «Fabio Genovesi, che cercava di dare una necessaria profondità al debordante sproloquio di Petrecca».
Ma, spiega Grasso, è inutile infierire su Petrecca. Perché la responsabilità deve invece ricadere «su chi ha voluto e difende una simile nomina. Con questa conduzione, il concetto di «servizio pubblico» non è solo in crisi: rischia di sprofondare sotto il peso dell’incompetenza». E spiega che mentre in Rai andava in scena quello spettacolo, su Eurosport «(distribuiti ovunque, da Discovery+ a Amazon Prime) offrivano una lezione firmata Luca Gregorio, Massimiliano Ambesi e Davide Livermore. Se Gregorio è una garanzia e Ambesi un enciclopedico fuoriclasse — capace di dare un nome e un volto anche all’ultimo dei comprimari — l’aggiunta di Livermore ha garantito uno spessore culturale».
E quindi chi saltava da un canale all’altro «ha assistito a un massacro mediatico: da una parte la professionalità documentata e discreta di Discovery+, dall’altra il chiasso approssimativo del «servizio pubblico». Un decreto ministeriale permette alla Rai di trasmettere «eventi nazionali considerati di particolare rilevanza». Ma certi privilegi bisogna poi meritarseli.
