Ultime notizie Donald TrumpFestival di SanremoOlimpiadi 2026Roberto Vannacci
ATTUALITÀArteFamiglia AgnelliInchiesteJohn ElkannLazioRomaSequestri

Gli Agnelli e l’eredità contesa, che fine hanno fatto le opere d’arte ereditate dagli Elkann: chat e mail nell’inchiesta

10 Febbraio 2026 - 09:10 Alba Romano
quadri agnelli spariti indagine margherita agnelli
quadri agnelli spariti indagine margherita agnelli
A Roma entra nel vivo l’indagine per esportazione illecita di opere d’arte a proposito dei 29 dipinti “scomparsi” dalle case dell’Avvocato

L’inchiesta era partita tempo fa. La procura di Roma a fine dicembre ha avanzato l’ipotesi di reato: esportazione illecita di opere d’arte. L’indagine è contro ignoti, ma basta il nome della famiglia coinvolta a rendere la notizia degna di nota. Si tratta dell’ennesimo capitolo che riguarda gli Agnelli e la contesa sull’eredità. Al centro, ventinove opere d’arte di straordinario valore, per un totale stimato di decine di milioni di euro che si trovavano in Italia, e oggi riappaiono nelle ville di famiglia in Svizzera e in Marocco. Ma il ministero della Cultura non ne ha mai autorizzato l’espatrio e difficilmente avrebbe potuto farlo.

I nuovi elementi

L’inchiesta, emersa per la prima volta nel 2023 grazie a Report, si è ora arricchita di elementi ritenuti decisivi riportati dal Fatto Quotidiano: email, elenchi e conversazioni chat sequestrati dalla guardia di Finanza nel febbraio 2024 nei dispositivi di Paola Montaldo, Tiziana Russi e Maria Aprile, dipendenti dell’ufficio di segreteria di John Elkann. Il materiale è confluito anche nell’indagine dei pm di Torino sulla presunta truffa fiscale legata all’eredità di Marella Caracciolo, per la quale Elkann ha già versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate.

La vicenda

Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, muore il 23 febbraio 2019. Il suo testamento, redatto in Svizzera, assegna l’intero patrimonio ai nipoti John, Lapo e Ginevra Elkann, escludendo la figlia Margherita. Una scelta che affonda le radici nei patti firmati nel 2004, dopo la morte dell’Avvocato, con cui madre e figlia avevano diviso i beni: a Marella le residenze estere, a Margherita la nuda proprietà – con usufrutto alla madre – degli immobili italiani di Torino, Villar Perosa e Roma, insieme a una parte rilevante della collezione d’arte Agnelli. Alla morte di Marella, Margherita prende possesso delle abitazioni italiane. È in quel momento che, confrontando gli inventari, emergono le prime anomalie.

I capolavori che spariscono dagli inventari

Nell’elenco dei beni dell’appartamento romano compare, a pagina 75, un Giacomo Balla, La scala degli addii, e uno dei dipinti più celebri di Giorgio de Chirico, Mistero e melanconia di una strada. Opere da circa 10 milioni di euro ciascuna. Nella versione prodotta dagli Elkann, però, l’inventario salta inspiegabilmente dalla pagina 74 alla 76. A Villa Frescot, storica residenza torinese dell’Avvocato, Margherita registra anche un Monet, Glaçons, effet blanc, stimato 20 milioni di euro. Ma anche qui, nell’elenco dei nipoti, il numero di inventario presenta un vuoto. Al posto del dipinto, c’è uno spazio bianco. Da quelle discrepanze nasce una battaglia giudiziaria: causa civile a Torino, denunce penali a Milano e infine l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura torinese.

Le opere riappaiono all’estero

Poco dopo la morte di Marella, i fratelli Elkann incaricano Sotheby’s di redigere una stima del valore dei beni ereditati. Le quasi 700 pagine del documento che il Fatto ha potuto visionare, riportano il Balla e il De Chirico nella villa di Chesa Alcyon, a Sankt Moritz, oggi di proprietà di John Elkann. Il Monet, invece, viene inventariato dal notaio svizzero von Grüningen, esecutore testamentario, nel caveau della stessa villa e attribuito a Lapo Elkann, che sostiene di averlo ricevuto in dono dalla nonna. Una versione che la Procura contesta. Secondo i magistrati, che mettono in dubbio la reale residenza svizzera di Marella, dopo la sua morte i nipoti avrebbero selezionato gioielli, arredi e opere d’arte, “autoregalandosi” i beni.

I biglietti postumi e le chat

A rafforzare i sospetti ci sono bozze di biglietti di auguri attribuiti a Marella, utilizzati per giustificare i presunti doni. Uno di questi, indirizzato a John Elkann e firmato “Nonna Marella”, è stato però creato il 5 gennaio 2024, cinque anni dopo la morte della donna. E poi ci sono le chat. Il 28 ottobre 2019, Paola Montaldo organizza la consegna dei beni nella casa milanese di Lapo Elkann. Alla domanda di quest’ultimo – «Cosa viene mandato?» – la risposta è secca: «Tutto. Potrebbe essere cambiata situazione quadri Italia, quindi forse anche quelli…» Da un’altra chat tra Montaldo e Lapo si scopre inoltre che i Monet sono due. Uno è una copia e sta a Torino, mentre l’originale è in Svizzera. Ma che ci facevano delle copie a casa del più importante collezionista d’arte italiano? Sono sempre state lì? O sono state realizzate nel 2008 per coprire lo sposta mento degli originali portati illegalmente in Svizzera? Questo è uno degli enigmi che l’inchiesta di Roma deve risolvere. 

L’inchiesta e i quadri francesi

Un’email del 2020 inviata da Montaldo a Elkann e ai suoi legali allega inventari che confermano la presenza in Italia dei quadri prima del patto successorio del 2004. Altri documenti depositati nel 2025 dagli stessi legali Elkann ribadiscono che le opere erano in Italia in quell’anno. Tuttavia mancano tracce sulla loro collocazione tra il 2006 e il 2016, rendendo difficile individuare eventuali responsabilità penali, probabilmente prescritte, anche se resta possibile la confisca.

Più recente e circostanziato il caso di due quadri francesi dell’Ottocento (Reclining Odalisque di Ingres (valore stimato: 3 milioni), Les yeux clos di Redon), che secondo la guardia di Finanza sarebbero stati esportati illegalmente tra il 2018 e il 2019, senza permessi. L’indagine è contro ignoti ma potrebbe portare a nuovi indagati. Emergono anche gravi omissioni da parte delle Sovrintendenze: opere che avrebbero dovuto essere notificate come beni tutelati non lo furono in tempo. Nel 2024 si scopre inoltre la scomparsa di quattro opere del Cinquecento e Seicento già vincolate, spostate senza autorizzazione e oggi irreperibili. Nonostante una denuncia, la Sovrintendenza non avrebbe informato la magistratura.

leggi anche