La statua di Isis e le opere di Picasso e Klimt degli Agnelli a rischio confisca

Tra le opere d’arte dell’eredità Agnelli ci sono anche reperti archeologici. Uno di questi viene dalla marchesa Luisa Casati, amante di Gabriele D’Annunzio e amica di Tommaso Filippo Marinetti, fondatore del Futurismo. Le leggi italiane dicono che ogni reperto scoperto dopo il 1909 appartiene allo Stato. A meno che il possessore non mostri un titolo di acquisto. Qui, fa sapere Il Fatto Quotidiano, si parla di un’opera del periodo tolemaico: l’Isis di Casati. Ritratta da Oberto Gili a casa di Gianni Agnelli, è finita nel libro dedicato a Marella Caracciolo.
La statua di Isis
La statua è una figura femminile acefala, alta 1 metro e 50 cm, di granito nero, perfettamente conservata. «La marchesa disse di aver acquistato quella statua perché aveva le sue stesse misure. Numerose testimoni, a partire da Marinetti, ricordano di averla vista nell’atrio della sua villa romana», spiega Floriana Conte, docente di Storia dell’arte all’Università di Foggia esperta della collezione Casati. «Con molta probabilità proveniva dallo scavo del Santuario siriaco del Gianicolo di Villa Sciarra, a Roma. A dirigere le ricerche era Paul Gaukler, illustre archeologo francese, che pubblicò per la prima volta le fotografie della Isis nel 1909, scrivendo: appartiene a Madame la marchesa Casati».
L’acquisto
Nonostante il divieto di esportazione la marchesa lo portò con sé a Parigi. Dove finì all’asta prima a New York e poi, nel 1980, da Sotheby’s, con una scheda che cita “Luisa Casati, Roma” come prima proprietaria. L’avvocato la comprò nel 1990. Riportandola in Italia ma passando dalla Svizzera con un permesso di importazione temporaneo che gli avrebbe permesso di trasferirla all’estero in qualsiasi momento. «Quel permesso è nullo, la marchesa l’aveva fatta uscire illegalmente dall’Italia, era parte del patrimonio italiano e dunque doveva essere immediatamente sequestrata», dice oggi lo storico dell’arte Tomaso Montanari.
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Dov’è la statua?
La sovrintendente speciale di Roma Daniela Porro dice di non saperne nulla. La statua potrebbe averla Margherita Agnelli, la figlia dell’Avvocato, oggi proprietaria dell’appartamento romano: «Non rilascio dichiarazioni su beni della mia cliente», dice il suo legale, Dario Trevisan. «Ciò che posso affermare con assoluta certezza, però, è che ha sempre rispettato le norme sulle Belle Arti». Secondo Il Fatto sarebbe invece in possesso di Ginevra Elkann parte di un pavimento romano a motivi geometrici di 3,6 mq, risalente al I secolo dopo Cristo, adornato con un mosaico di Medusa. Si trova in un elenco che si chiama “Regali GA a Ginevra” (dove GA sta con ogni probabilità per Gianni Agnelli).
Le altre opere
La lista risale al 2007 e l’opera era stata valutata nel 2022. Il pavimento vale 250 mila dollari, la Medusa da sola 150 mila. Nella lista è indicata la provenienza: “Rinvenuto a Salerno, nel 1924”. La procura di Roma cerca anche alcuni acquerelli di Klee acquistati dalla Galleria Galatea nel 1966. E su due opere: un Arlecchino di Picasso: prima fotografato a Torino, poi trasferito a New York e poi finito in Svizzera. E un Klimt, Orchard with rose bushes, valutato almeno 25 milioni. Probabilmente passato nel 1974 per la Galleria Galatea di Torino. Da lì potrebbe essere uscito senza permesso verso Sankt Moritz.
