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L’ex premier danese Rasmussen: «La Russia può attaccare un paese Nato entro 10 anni»

12 Febbraio 2026 - 06:18 Alessandro D’Amato
rasmussen danimarca russia nato
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«Dobbiamo mettere le nostre economie sul piede di guerra e rafforzare l'autonomia da Washington. Le aziende automobilistiche dovrebbero iniziare a produrre mezzi militari»

L’ex segretario dell’Alleanza atlantica ed ex premier danese Anders Fogh Rasmussen dice che la Russia «potrebbe attaccare un paese Nato entro la fine del decennio». E per questo l’Europa si trova in una situazione di emergenza per la sicurezza: «Dobbiamo mettere le nostre economie sul piede di guerra e rafforzare l’autonomia da Washington. Le aziende automobilistiche dovrebbero iniziare a produrre mezzi militari». Mentre sulla Groenlandia «il semplice fatto che un presidente americano minacci un’azione militare contro un alleato per conquistarne il territorio è orrendo».

Rasmussen, la Russia e la Groenlandia

Secondo Rasmussen il caso non è chiuso: «Trump prima o poi tornerà a sollevarlo, anche se ci sarebbero molti modi di risolverlo: rispondendo in maniera pacifica e diplomatica alle preoccupazioni americane, rafforzando l’accordo militare del 1951 e facendone uno per lo sfruttamento delle terre rare in esclusiva ai Paesi della Nato». Mentre sulla guerra in Ucraina il presidente Volodymyr Zelensky dice che Trump vuole un accordo entro giugno: «Non lo avremo perché Putin non lo vuole. Fino a quando penserà di poter vincere sul campo non avrà alcun incentivo a negoziati di pace costruttivi. Il suo obiettivo non sono solo i territori, ma ridurre l’Ucraina a uno stato vassallo».

L’attacco della Russia a un paese Nato

E quando lo diventerà, il presidente russo metterà nell’obiettivo un paese Nato: «Sì. I nostri servizi di intelligence ci dicono che Putin sarà in grado di attaccare un Paese Nato entro la fine del decennio, io penso anche prima. Abbiamo condotto un’esercitazione con uno scenario in cui Mosca dichiara lo stato di emergenza a Kaliningrad e chiede di raggiungerla attraverso il corridoio in Lituania. Vilnius rifiuta, Putin invade e gli Usa non intervengono perché è un caso umanitario. L’attacco potrebbe avvenire molto presto, l’Europa non è preparata e non abbiamo alcuna garanzia di assistenza dagli Usa. Perciò sono d’accordo col presidente francese Macron, quando dice che siamo in uno stato di emergenza per la sicurezza».

L’Unione Europea

Secondo l’ex premier danese l’Ue è in grado di svolgere questo compito «con più impegno. Abbiamo le forze necessarie, ma non l’equipaggiamento militare. C’è una lunga lista di cose da fare, partendo dai trasporti, fino ai satelliti. Dobbiamo mettere le nostre economie sul piede di guerra. Le aziende automobilistiche europee, che hanno ora un surplus di capacità produttiva, dovrebbero usarla per gli equipaggiamenti militari, come fecero gli Stati Uniti nel 1941». Infine, su Mercedes o Fiat che dovrebbero chiudere le fabbriche di auto e aprirne di carri armati: «No, ma queste aziende producono auto che non hanno abbastanza mercato, quindi potrebbero mettere la loro capacità in eccesso al servizio dell’industria militare». Ricorda quanto fece Hitler quando prese il potere in Germania. «Assolutamente no, perché c’è una differenza fondamentale: noi vogliamo produrre mezzi militari per difenderci, non per scatenare guerre».

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