Farmaci anti obesità anche al Super Bowl. Lo spot di Serena Williams: «Ho perso 15 chili»

L’eco del Super Bowl di pochi giorni fa continua a risuonare ben oltre il campo da gioco. L’esibizione di Bad Bunny e il suo messaggio all’America continua a far discutere ma non solo. Davanti a più di 130 milioni di spettatori collegati per l’evento sportivo e televisivo più seguito dell’anno, tra uno spot e l’altro è apparsa una delle atlete del tennis più amata di tutte i tempi: Serena Williams. L’atleta statunitense vincitrice di 23 titoli del Grande Slam, non ha pubblicizzato l’ultimo paio di scarpe da tennis in uscita ma il farmaco anti obesità che secondo quanto raccontato da lei stessa le avrebbe fatto perdere 34 libbre, circa 15 chili, in un anno. Presentata come “GLP-1 patient ambassador” della piattaforma sanitaria digitale Ro, la campionessa ora 44enne, tra le atlete più decorate della storia, ha scelto il palcoscenico pubblicitario più potente degli Stati Uniti per raccontare gli effetti di un farmaco anti-obesità sul proprio corpo.
I benefici secondo Serena
Apparsa visibilmente cambiata ha parlato non solo dei suoi chili in meno, ma di miglioramento dei parametri metabolici, riduzione di stress articolare e aumento di sicurezza in se stessa. È così che una delle terapie attualmente più in voga ma anche discusse del momento, anche per gli utilizzi impropri e i rischi legati a un impiego non supervisionato, entra ufficialmente nel racconto pubblico degli sportivi, tradizionalmente associati a un modello di corpo in salute frutto di anni di educazione alimentare, costanza e allenamento. «Per me non è mai stato solo perdere peso», dice la tennista nello spot, collegando la terapia a un miglioramento complessivo del benessere fisico e mentale. Ma Williams non è la sola ad aver abbracciato la causa. Negli ultimi mesi anche altri volti noti dello sport hanno legato la propria immagine alla diffusione dei farmaci GLP-1, suscitando consenso ma anche interrogativi riaccendendo il confronto sull’opportunità di promuovere, in contesti mediatici ad altissima visibilità, terapie ben più delicate di quanto si comunichi, che necessitano di prescrizione e controllo clinico.
Lo spot
Lo spot di Ro, trasmesso durante la diretta del Super Bowl LX, è costruito come una testimonianza diretta: Serena Williams compare da sola davanti alla telecamera in un abbigliamento sportivo leggero, mostrando la sua forma fisica e parlando con tono personale del proprio percorso. Oltre alla testimonianza diretta, lo spot inserisce immagini di Williams in movimento, sorridente, energica, mentre parla di sentirsi «più in salute» e «più se stessa», e sottolinea che le opzioni di trattamento sono disponibili anche in forma di pillola, oltre alle più tradizionali iniezioni. La pubblicità fa parte della campagna “Healthier on Ro” lanciata dalla piattaforma di telemedicina Ro, che offre programmi di gestione del peso con consulti online, prescrizione e monitoraggio medico a distanza. Nel video, dopo aver raccontato la propria esperienza e i benefici percepiti, Serena Williams si sofferma su un aspetto pratico che negli ultimi mesi è diventato centrale nella comunicazione sui GLP-1: la modalità di somministrazione. Fin dall’inizio della loro diffusione i farmaci anti obesità vengono associati quasi esclusivamente all’iniezione sottocutanea settimanale, elemento che per molti pazienti rappresenta una barriera psicologica. Nello spot Williams sottolinea come la formulazione anche in pillola del farmaco Ro rappresenti un’opzione alternativa per chi preferisce evitare le iniezioni. Il riferimento è ai GLP-1 in versione orale, disponibile per alcune molecole e in fase di ampliamento nelle attuali ricerche sui farmaci anti-obesità in generale. L’idea è quella di lasciare un messaggio di maggiore accessibilità, di un trattamento meno intimidatorio che non fa necessariamente utilizzo di aghi e che sia facile da assumere. Dal punto di vista clinico, tuttavia, la differenza tra formulazione iniettiva e orale non è solo pratica ma anche farmacologica, cambia la biodisponibilità, e cioè quanta parte del farmaco assunto riesce davvero ad arrivare nel sangue e a fare effetto, i dosaggi e le indicazioni specifiche. Aspetti che richiedono comunque prescrizione e monitoraggio specialistico.
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Le critiche
Quella di Williams al Super Bowl non è una un’esposizione improvvisa: già nei mesi precedenti, l’atleta aveva iniziato a raccontare pubblicamente il proprio percorso con i GLP-1 attraverso contenuti promozionali e interviste legate alla piattaforma, presentandosi come paziente e ambasciatrice del programma “Body”. Nell’estate del 2025 Williams parlava di come la decisione di cominciare il trattamento fosse arrivata dopo le due gravidanze e il ritiro dall’attività agonistica. Aveva raccontato di aver faticato a ritrovare un equilibrio metabolico nonostante allenamento e alimentazione controllata, sottolineando come il corpo, fuori dal regime dell’alta competizione, rispondesse in modo diverso. La scelta di esporsi in prima persona su un tema così sensibile non è passata inosservata. Dopo la messa in onda dello spot, sui social e su alcuni media statunitensi sono emerse perplessità legate soprattutto al contesto e al messaggio implicito. Una parte del pubblico ha criticato l’opportunità di promuovere, durante l’evento televisivo più seguito dell’anno, un farmaco che richiede prescrizione e controllo medico, temendo una banalizzazione del trattamento o una sovrapposizione tra salute e marketing. Altri hanno sottolineato come il coinvolgimento di un’icona dello sport possa rafforzare l’idea che la gestione farmacologica del peso sia una scelta “normale” o facilmente accessibile, senza che nello spot trovino spazio in modo altrettanto evidente i possibili effetti collaterali e le controindicazioni.
Gli altri testimonial
Serena Williams non è un caso isolato. Anche Tom Brady, 48 anni, sette volte vincitore del Super Bowl e simbolo della longevità sportiva nella NFL, è entrato nel settore assumendo il ruolo di “Chief Wellness Officer” della piattaforma di telemedicina eMed, che offre anche percorsi legati alla gestione del peso con farmaci GLP-1. Nella nota ufficiale di presentazione, Brady ha sottolineato che «le cure mediche di alta qualità dovrebbero essere accessibili e fornite in modo responsabile, con decisioni basate sull’evidenza scientifica e sui bisogni individuali», aggiungendo che «questi farmaci possono davvero fare la differenza, ma solo se accompagnati da una guida clinica adeguata e da un supporto continuo per tutelare la salute a lungo termine». Un posizionamento che cerca di collocare i GLP-1 non come scorciatoia estetica ma come strumento terapeutico da integrare in un percorso medico strutturato.
Poche ore fa a prendere le difese di Serena Williams è stato anche il danese Holger Rune, 22 anni, ex numero 4 del mondo e tra i talenti più promettenti della nuova generazione del circuito ATP. Intervenendo su X, Rune ha commentato la scelta di utilizzare i farmaci per dimagrire: «Essere in sovrappeso comporta un rischio per la salute, così come l’alcol, cercare aiuto per superare sfide personali è sempre la cosa giusta da fare». Poi la difesa per la collega: «Apprezzo il fatto che Williams abbia parlato apertamente del proprio percorso,senza fingere che sia successo dall’oggi al domani. Non esiste un modo giusto o sbagliato in assoluto, ma solo quello che è giusto per te, e non dovremmo far vergognare nessuno per questo».
FOTO: Cristobal Herrera-Ulashkevich, Ansa
