L’espianto, l’errore, il trapianto: tutta la storia del bambino dal cuore bruciato

La storia del bambino dal cuore bruciato comincia il 22 dicembre 2025. Quel giorno la famiglia del piccolo di due anni e tre mesi riceve la telefonata che aspettava. Un nuovo organo compatibile con quello di cui aveva bisogno è disponibile. Il giorno dopo un’équipe medica parte dall’ospedale Monaldi di Napoli e arriva al San Maurizio di Bolzano. L’attività di espianto si svolge regolarmente. Poi l’organo viene inserito in un contenitore che serve a stabilizzare l’organo a una temperatura precisa. E, secondo le indagini, forse viene applicato ghiaccio secco, che non è previsto in questi casi. Quando la prima équipe comincia il suo viaggio verso Napoli, al Monaldi una seconda squadra di medici si prepara all’impianto.
Le indagini sul bambino dal cuore bruciato
Il bimbo è affetto da cardiomiopatia dilatativa. Si tratta di una malattia del muscolo cardiaco caratterizzata da dilatazione e disfunzione sistolica del ventricolo sinistro, che comporta una ridotta capacità di pompa, spesso senza coronaropatie sottostanti. Il viaggio dura ore. All’arrivo a Napoli il cuore giunge danneggiato e lesionato. Viene definito «bruciato» in gergo. Perché il ghiaccio secco ha lesionato le fibre del tessuto cardiaco. Ma a quel punto il bambino ha bisogno di un cuore per forza. Per questo gli viene impiantato quello bruciato. Che però non è in grado di pompare il sangue. Il bimbo viene indotto in coma farmacologico e attaccato all’Ecmo, il macchinario per l’ossigenazione extracorporea. Nell’occasione, raccontano la madre Patrizia Mercolino e l’avvocato Francesco Petruzzi, i medici parlano però solo di problematiche generiche. Senza spiegare che il problema del cuore bruciato ha di fatto annullato il trapianto.
L’ospedale Monaldi e il bambino dal cuore bruciato
Il 29 dicembre uno dei membri dell’équipe decide di dimettersi dall’incarico all’interno del reparto di trapiantologia pediatrica. L’11 gennaio l’avvocato Petruzzi presenta un esposto ai carabinieri di Nola. E qui la procura di Napoli avvia gli accertamenti. Il Mattino parla per la prima volta del caso. Ma racconta solo del cuore bruciato, senza specificare che è stato comunque trapiantato. La vicenda al suo completo viene fuori il giorno dopo. La famiglia decide allora di venire allo scoperto e di raccontare ciò che sa. Solo a quel punto l’azienda ospedaliera sospende il servizio di trapiantologia pediatrica. L’inchiesta della procura retta da Nicola Gratteri viene seguita dall’aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante.
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L’inchiesta
Si ipotizza il reato di lesioni colpose gravissime. Accusati sono due chirurghi e quattro tra medici e paramedici. Ovvero quelli che hanno preso parte all’espianto, al trasporto e al trapianto. «Speriamo di non doverci costituire parte civile in un procedimento per omicidio colposo», ha commentato ieri pomeriggio l’avvocato Petruzzi. Il bambino è in coma farmacologico da 50 giorni nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale. La scarsa ossigenazione del cuore sta creando una serie di scompensi interni agli altri organi. Tra cui il fegato. «Purtroppo le condizioni peggiorano, è una corsa contro il tempo», dice il legale. C’è un’allerta europea per trovare un cuore compatibile. Che però ancora non ha dato risultati. Quella del danneggiamento per il ghiaccio secco per ora è solo un’ipotesi investigativa.
Come funziona il trapianto pediatrico in Italia
In Italia dal 1996 è attivo un programma pediatrico nazionale per i trapianti. Il Corriere della Sera ricorda che c’è un’unica lista d’attesa nazionale per tutti i tipi di trapianto pediatrico. I cuori dei donatori in età pediatrica sono destinati prioritariamente a pazienti pediatrici. L’algoritmo del Centro Nazionale Trapianti (CNT) valuta compatibilità del gruppo sanguigno e di dimensioni (di donatore e ricevente) e gravità della patologia. Esistono però liste di urgenza, come in questo caso. Il centro nazionale trapianti utilizza la piattaforma europea Foedus, dove vengono condivisi solo gli organi donati che non possono essere assegnati a livello nazionale. Una volta che l’organo viene offerto sulla piattaforma, se lo aggiudica il primo paese che lo accetta. Quando è attivata un’allerta, come in questo caso, si crea però una sorta di precedenza. Sempre che ci sia una compatibilità piena tra donatore e ricevente.
Come funziona l’Ecmo
Quello a cui è attaccato attualmente il bambino è un Ecmo veno-arterioso e sostituisce la funzione cardiaca e polmonare. Adriano Peris, rianimatore che collabora con il Centro nazionale trapianti (Cnt) spiega oggi a Repubblica che il macchinario «provoca un deterioramento di vari organi e apparati dovuto al funzionamento del macchinario, che dà un flusso di sangue continuo e non pulsato. Quindi logora l’organismo. Può danneggiare organi, aumentare il rischio di infezioni e provocare problemi al microcircolo». Ogni organismo reagisce in modo diverso, ma restare attaccato per due mesi all’Ecmo è pericoloso per i danni che si registrano con il tempo.
La conservazione
Secondo le linee guida dal momento del prelievo a quello del trapianto possono passare 4-6 ore. Gino Gerosa, cardiochirurgo di Padova oggi assessore alla Salute del Veneto, spiega che «attraverso le coronarie si inietta una soluzione ipotermica che determina un cosiddetto arresto flaccido del cuore. L’organo si mette in un primo sacchetto con una soluzione cristalloide, poi in un altro con del liquido, e infine in un terzo sacchetto, attorno al quale si mette il ghiaccio. La temperatura deve essere di circa 4 gradi». Il cuore malato viene tolto quando arriva quello del donatore in sala operatoria.
I trapianti pediatrici
In Italia i trapianti cardiochirurgici pediatrici nel 2024 sono stati 32. In lista ci sono una cinquantina di persone. I tempi medi di attesa sono di 3,5 anni. Per quanto riguarda la compatibilità, «il ricevente deve pesare quanto il donatore, con una tolleranza di circa il 20%», è scritto nei protocolli del Cnt. Il dato della mortalità in lista d’attesa è fornito soltanto per gli adulti. Nel 2024 il 5% delle persone iscritte nella lista sono morte mentre erano in attesa di trapianto.
