Cuba senza turisti e senza petrolio. Una Flotilla con aiuti umanitari pronta a partire: «Non vi lasceremo soli»

Una flotta di navi umanitarie potrebbe partire nelle prossime settimane alla volta di Cuba, messa in ginocchio dall’embargo americano. Proprio come accaduto con la Global Sumud Flotila, che ha tentato di bucare il blocco navale imposto da Israele su Gaza, ora la società civile si attiva anche per l’isola caraibica. Questa volta la flotta si chiama «Nueva America». Un riferimento diretto al saggio di José Martí, eroe dell’indipendenza cubana. Dovrebbe salpare non oltre il mese di aprile.
La flotilla per Cuba
Proprio come accaduto per Gaza, anche in questo caso gli attivisti puntano a portare sostegno umanitario al popolo cubano sull’orlo di una crisi umanitaria da quando Donald Trump ha imposto un divieto assoluto di rifornire l’isola di carburante. Ma l’intento è anche simbolico. Ovvero dimostrare che un Paese terzo – in questo caso gli Stati Uniti – non hanno alcun diritto di limitare i flussi commerciali in entrata o in uscita di un altro Paese, per di più per mere ragioni politiche. «Vogliamo far sapere al popolo cubano che non è solo e ha il diritto di autodeterminarsi», spiega Thiago Avila, uno dei promotori della flotilla Nuestra America.
Il sostegno dei progressisti americani ed europei
Gli attivisti hanno avviato la raccolta fondi, ma i dettagli della missione non sono ancora stati definiti. L’ipotesi più probabile è che le navi partano da Messico e Colombia, non dagli Stati Uniti. L’iniziativa ha già incassato il sostegno di David Adler, politologo ed ex consulente di Bernie Sanders, oggi coordinatore di Progressive International, l’ex leader dei laburisti britannici Jeremy Corbyn, la deputata statunitense Rashida Tlaib e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau.
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Il blitz in Venezuela e l’embargo
La crisi economica cubana si è aggravata all’indomani del blitz con cui gli Stati Uniti hanno catturato il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. Da quel giorno, Trump ha bloccato le forniture di petrolio all’ex alleato di Caracas. Minacciando nuovi dazi a chiunque avrebbe osato inviare carburante all’isola in futuro. Da allora, ha ammesso il presidente Miguel Díaz-Canel, «neppure una goccia di greggio è arrivata all’Avana». La situazione è talmente grave che Russia e Canada hanno annunciato l’evacuazione di tutti i turisti presenti a Cuba, prima che neppure gli aerei possano contare sul carburante necessario per lasciare l’isola.
Le strade vuote e la fuga dei turisti
Senza le forniture di Caracas, che inviava tra i 27mila e i 35mila barili di petrolio al giorno, l’Avana riesce a coprire solo il 40% del suo fabbisogno con la produzione interna. I trasporti pubblici non funzionano quasi più. Le strade sono sempre più vuote. E in molti sono tornati a usare il carbone o la legna per cucinare. La fuga dei turisti, poi, rischia di innescare un circolo vizioso per l’economia cubana, che dipende in buona parte proprio dall’afflusso di presenze dall’estero. E mentre l’Onu lancia l’allarme e chiede agli Usa di interrompere l’embargo, a L’Avana si pensa soprattutto a scongiurare eventuali proteste anti-regime. Come quelle che nel 2021 portarono a migliaia di arresti.
Foto copertina: EPA/Ernesto Mastrascusa | Un gruppo di turisti in visita a Cuba, 10 febbraio 2026
