Uomo vitruviano, vietato farne un puzzle ma permesso farne una sigla tv: due pesi e due misure?

Per la seconda volta in pochi anni l’Uomo Vitruviano balza agli onori della cronaca. Oggi il tema è quello della “scomparsa” dei genitali che il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci ha subito nella sigla delle trasmissioni televisive dedicate alle olimpiadi invernali. Ma tempo fa c’era già stato un altro caso in cui il disegno era stato al centro di un dibattito. E l’atteggiamento del ministero della Cultura e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, che hanno in custodia l’opera, sull’uso dell’immagine è stato diverso.
Il primo caso
Qualche tempo fa quella stessa opera è stata al centro di una vertenza, giudiziaria prima e diplomatica poi, tra l’Italia e la Germania. Il motivo del contendere, allora, era la realizzazione da parte dell’azienda di giocattoli Ravensburger di un puzzle che riproduceva appunto il disegno di Leonardo. Il ministero della Cultura e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, invocando alcune norme contenute nel nostro Codice dei Beni Culturali, non hanno apprezzato l’iniziativa, che pure inseriva l’Uomo Vitruviano in una serie di puzzle che riproducevano le più grandi opere dell’arte figurativa, dalla Gioconda alla Ragazza con l’orecchino di perla, e hanno chiesto al Tribunale di Venezia di vietare la vendita del prodotto, realizzato senza la preventiva autorizzazione delle Gallerie medesime.
La decisione del Tribunale
Il tribunale di Venezia ha ritenuto fondata la richiesta, estendendo la portata del suo provvedimento anche oltre i confini italiani. Ravensburger si è quindi rivolta al tribunale di Stoccarda chiedendo di confermare la legittimità del suo operato, dal momento che l’opera è di pubblico dominio: al tempo di Leonardo da Vinci i diritti di autore come li conosciamo oggi non esistevano e in ogni caso il genio toscano è deceduto da molto più di 70 anni. La decisione del tribunale tedesco, che ha dato ragione a Ravensburger, è stata aspramente criticata dal nostro Ministero della Cultura, il quale ha evidenziato come questa minacciasse gli sforzi volti a tutelare il patrimonio culturale italiano a livello internazionale, notando che “capolavori come quelli di Leonardo e altri grandi Maestri rappresentano un pilastro dell’identità culturale italiana e devono essere preservati da qualsiasi forma di sfruttamento commerciale non autorizzato”.
Il caso della sigla olimpica
Viene da chiedersi per quale motivo oggi quindi siamo costretti ad assistere non solo alla riproduzione dell’Uomo Vitruviano all’interno di una sigla televisiva, ma soprattutto alla sua mutilazione, senza che il ministero della Cultura o le Gallerie dell’Accademia di Venezia abbiano nulla da ridire. A meno che abbiano autorizzato l’uso dell’opera e la sua manomissione, sacrificando sul braciere olimpico un “pilastro dell’identità culturale italiana”.
