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Proteste in Argentina, la riforma del lavoro di Milei divide il Paese: gli scontri a Buenos Aires e i sindacati pronti allo sciopero generale – I video

15 Febbraio 2026 - 13:18 Ygnazia Cigna
argentina proteste
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Il provvedimento contestato, che ora passerà alla Camera, prevede turni fino a 12 ore e maggiore flessibilità degli orari. Cosa sta succedendo

Caos a Buenos Aires dove gli ultimi giorni sono stati segnati da violenti scontri davanti al Parlamento argentino, in seguito all’approvazione al Senato della riforma del lavoro promossa dal presidente Javier Milei, mentre i sindacati oggi annunciano la mobilitazione con uno sciopero generale. Tra pietre e bottiglie incendiarie, decine di manifestanti sono stati arrestati dalla polizia, con il governo che ha denunciato i responsabili per terrorismo. Il provvedimento contestato, che ora passerà alla Camera, prevede turni fino a 12 ore, maggiore flessibilità degli orari, riduzione degli oneri per le imprese, nuove regole sui licenziamenti e limiti allo sciopero nei servizi essenziali.

Le critiche alla riforma del lavoro di Milei

Al centro delle critiche dei lavoratori e delle opposizioni ci sono le modifiche alle ferie, ai riposi e alla contrattazione collettiva, che riducono il ruolo dei sindacati nazionali e aumentano la discrezionalità delle aziende. Secondo i sindacati, la riforma mette a rischio diritti storici, tra cui ferie annuali e pagamento degli straordinari, configurandosi così come un attacco diretto ai contratti collettivi e alla protezione dei lavoratori.

Sciopero nazionale imminente

In risposta, la Confederazione Generale del Lavoro (Cgt), principale organizzazione sindacale argentina, sta preparando uno sciopero nazionale di 24 ore per opporsi alla riforma e alle politiche di austerità del governo. «Non ci sono dubbi che si andrà verso uno sciopero», ha dichiarato Héctor Daer, uno dei segretari generali della Cgt, sottolineando che la mobilitazione mira a difendere i diritti acquisiti e i contratti collettivi. La data precisa resta da definire, con settori più combattivi che spingono per un’azione immediata, mentre l’ala dialogante preferisce attendere, prevedendo il possibile blocco del Paese tra marzo e aprile.

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