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Caso Ramy Elgaml, cambia l’imputazione per il carabiniere: omicidio stradale ma per «eccesso colposo in adempimento del dovere»

16 Febbraio 2026 - 19:06 Cecilia Dardana
ramy elgaml incidente inseguimento morte milano
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La Procura riconosce che il carabiniere stava «adempiendo a un proprio dovere» ma ha mantenuto una distanza troppo ravvicinata rispetto alla velocità sostenuta dalla macchina e dallo scooter, causando l’incidente mortale

Nuovo capitolo nell’inchiesta sulla morte di Ramy Elgaml, il 19enne deceduto il 24 novembre 2024 a Milano dopo uno scontro durante un inseguimento tra carabinieri e lo scooter guidato da Fares Bouzidi. La Procura di Milano, con i pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini e l’aggiunto Paolo Ielo, ha notificato oggi una nuova chiusura indagini, che modifica l’imputazione a carico del carabiniere alla guida dell’auto durante la fase finale dell’inseguimento: ora si parla di omicidio stradale per «eccesso colposo nell’adempimento del dovere». In sostanza, la Procura riconosce che il militare stava «adempiendo a un proprio dovere», visto che Bouzidi è già stato condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale con rito abbreviato. Tuttavia, l’atto sottolinea che il carabiniere ha mantenuto una distanza troppo ravvicinata rispetto alla velocità sostenuta dalla vettura e dallo scooter, causando una condotta colposa e l’incidente fatale.

La dinamica dello schianto

L’impatto è avvenuto all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta: lo scooter TMax ha urtato il lato posteriore destro con la «fascia anteriore del paraurti» della Giulietta dei carabinieri. Ramy è stato sbalzato contro un palo del semaforo e poi travolto dall’auto stessa, mentre l’altra vettura è finita anch’essa contro il palo. Nella nuova chiusura indagini, notificata oggi dalla Procura guidata da Marcello Viola, risultano sei indagati in totale. Rispetto alla precedente chiusura, stralciata per motivi tecnico-procedurali, due militari non sono più indagati per false informazioni ai pm. Rimane invece al centro del fascicolo il carabiniere alla guida, con la contestazione aggiornata di omicidio stradale «da eccesso colposo nell’adempimento del dovere».

Il quadro giudiziario

Il caso, già complesso, ha visto in precedenza numerosi indagati, tra cui altri sei militari accusati a vario titolo di depistaggio e favoreggiamento, per la cancellazione di video di testimoni o presunti falsi ideologici nei verbali relativi a Fares. Con questa nuova chiusura indagini, la Procura conferma il riconoscimento del dovere svolto dal carabiniere ma sottolinea come la gestione dell’inseguimento, in particolare la distanza ravvicinata mantenuta ad alta velocità, abbia determinato la tragedia che ha stroncato la vita di Ramy. L’atto prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e rappresenta un passaggio cruciale per l’evoluzione del procedimento.

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