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«Ero lì, ho sparato anch’io», parla l’indagato nel giallo dei tre cacciatori morti nei Nebrodi. L’ammissione senza avvocato, poi la scena muta

16 Febbraio 2026 - 16:24 Giovanni Ruggiero
Cacciatori uccisi Nebrodi
Cacciatori uccisi Nebrodi
Protesta uno dei legali che assiste il bracciante, indagato per omicidio volontario: perché le dichiarazioni dell'uomo sono state prese senza la presenza di un avvocato. L'inchiesta sull'uomo amico di una delle vittime

Ha ammesso di aver sparato l’unico indagato per l’omicidio dei tre cacciatori, trovati morti il 28 gennaio nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi in provincia di Messia. A.S., bracciante agricolo di 52 anni, unico iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario, ha dichiarato agli inquirenti: «Quella mattina c’ero, ero lì e ho partecipato alla sparatoria», che sarebbe scaturita da «un iniziale incidente». Le vittime sono i fratelli Davis Pino, 26 anni, e Giuseppe Pino, 44 anni, di San Pier Niceto, e Antonio Gatani, 82 anni, di Patti, tutti ritrovati con ferite da arma da fuoco.

L’indagato si avvale della facoltà di non rispondere davanti al pm

Come confermato da fonti giudiziarie all’Ansa, quelle parole però rischiano di non poter essere utili ai fini dell’indagine. In quella fase, infatti, l’uomo era stato sentito come persona informata dei fatti e non c’era con lui l’avvocato. Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, il 52enne ha scelto il silenzio.

Nell’interrogatorio davanti al procuratore Angelo Cavallo e alla sostituta Roberta Ampolo, assistito dai difensori Tommaso Calderone e Filippo Barbera, non ha risposto ad alcuna domanda. Stando alla sua unica ricostruzione, riportata da Adnkronos, quella mattina sarebbe andato «intorno alle 6, o poco prima» a prendere il cane da caccia dell’amico Gatani, il più anziano delle vittime, nella campagna di Montagnareale, per poi andarsene perché «pioveva».

La Procura di Patti attende un nuovo interrogatorio e gli esiti balistici

La Procura di Patti però ritiene di avere un quadro già definito sulla dinamica dei fatti, supportato dagli esami autoptici, dalle prime verifiche balistiche e dalle ammissioni rese prima dell’indagine formale. Il procuratore Cavallo, che nelle prossime settimane lascerà Patti per dirigere la Procura di Termini Imerese, si è detto fiducioso: «Speriamo che l’indagato decida di rispondere alle nostre domande o ci dia una sua ricostruzione di quello che è accaduto». Un nuovo interrogatorio è previsto nei prossimi giorni, in attesa dei risultati definitivi degli esami balistici dei Ris.

La rabbia dell’avvocato: «Violato il segreto istruttorio»

Quando ormai le dichiarazioni dell’agricoltore erano state diffuse dalle agenzie di stampa, l’avvocato Calderona ha duramente protestato per la fuga di notizie. All’Ansa, il legale ha annunciato che presenterà denuncia per violazione del segreto istruttorio, «con la richiesta di acquisizione dei tabulati di tutti i giornalisti che hanno riportato la notizia». Il legale ha ribadito che le dichiarazioni del suo assistito sono state rese in assenza di difensore e non sono mai state ripetute, risultando quindi prive di valore probatorio sul piano processuale.