Beatrice trovata morta a 2 anni, uccisa da «numerosi e violenti colpi». I lividi e le bugie della madre: cosa deve chiarire l’autopsia

È iniziata lunedì mattina alle 11 l’autopsia sul corpo di Beatrice, la bambina di due anni trovata morta il 9 febbraio nel lettino della sua abitazione di Morghe, sulle alture di Bordighera, con numerosi lividi sul corpo. L’incarico è stato affidato a Francesco Ventura, direttore dell’Istituto di medicina legale di Genova, che dovrà stabilire con precisione cause e orario del decesso. Per la Procura di Imperia la piccola è morta a causa di percosse. La madre, Manuela Aiello, 43 anni, si trova in carcere da lunedì scorso con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Indagato per lo stesso reato, ma a piede libero, anche il compagno della donna, Emanuel Iannuzzi.
Il viaggio in auto con il corpo senza vita della figlia
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la pm Veronica Meglio e il gip Massimiliano Botti, Beatrice sarebbe morta a mezzanotte nella casa di Iannuzzi a Perinaldo, dove i Ris stanno effettuando i rilievi. La madre, al mattino, avrebbe caricato in auto il corpo senza vita della bambina insieme alle altre due figlie di 9 e 10 anni, percorrendo una ventina di chilometri fino a casa propria. Lì avrebbe adagiato Beatrice nel lettino e chiamato il 118: «Mia figlia non respira più». Per la Procura si è trattato di una messa in scena: Aiello sapeva che la figlia era già morta e avrebbe voluto simulare un malore improvviso. Come riportato negli atti, «quando la Aiello caricava in macchina la figlia più piccola, era già deceduta da 6/8 ore» e la donna avrebbe atteso sette minuti dopo il rientro a casa prima di allertare i soccorsi.
I lividi sul corpo di Beatrice: le bugie della madre sulle cadute accidentali
Al centro dell’indagine ci sono le ripetute bugie della donna. Aiello ha sempre attribuito i lividi della figlia a cadute accidentali, «dalle scale» o «dalla culla», e ha dichiarato di averla portata al pronto soccorso, circostanza smentita dai controlli effettuati in tutti gli ospedali della provincia. Il medico legale ha escluso che gli ematomi siano compatibili con incidenti domestici, riconducendoli piuttosto all’azione di «oggetti contundenti».
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E in più si legge nell’ordinanza, citata dalla Stampa, come il sospetto è che sia stata la madre ad aver «inferto numerosi e violenti colpi alla figlia che l’hanno poi portata al successivo decesso». Una testimone vicina alla famiglia ha inoltre riferito agli inquirenti che «la madre della bimba esercitava quotidianamente violenze fisiche sulla figlia».
Perché Beatrice non è mai stata portata al pronto soccorso
Secondo gli inquirenti, Aiello non ha mai fatto visitare la bambina per evitare domande scomode da parte dei medici, che vedendo le ecchimosi diffuse sul corpo avrebbero inevitabilmente chiesto spiegazioni. L’ipotesi investigativa è che Beatrice subisse violenze da tempo e che i segni fossero già stati notati da parenti e vicini, sempre rassicurati con la versione delle cadute. L’ultimo episodio le sarebbe stato fatale.
Il compagno nascosto e il comportamento ritenuto incomprensibile
Un elemento che ha pesato nella decisione del gip è stato il comportamento della donna durante le indagini. Aiello ha rivelato l’identità del compagno e il fatto di aver trascorso il fine settimana a Perinaldo solo durante l’interrogatorio di convalida, tre giorni dopo la morte di Beatrice. Come si legge nell’ordinanza, la donna ha «mostrato strenua opposizione nel non voler rivelare le generalità dei soggetti con cui trascorreva domenica 8 febbraio», preferendo affrontare l’arresto piuttosto che fare i loro nomi. Un atteggiamento definito «incomprensibile» dal giudice, che lo interpreta come segno che quelle persone non avrebbero potuto fornire elementi a discarico.
