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La vera storia di Steve Bradbury, che vinse l’oro perché tutti caddero. L’incidente, il calvario, il video della Gialappa’s e il tributo dei Pinguini Tattici Nucleari

17 Febbraio 2026 - 18:16 Fosca Bincher
steve-bradbury
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L’atleta simbolo di Salt Lake City 2002 celebrato ancora oggi a Milano Cortina 2026. In Australia hanno cambiato la lingua per lui, ed è stata perfino creata una birra in suo onore

Steven Bradbury ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002 nello short track da mille metri e da 24 anni vive grazie alla impresa più rocambolesca che si ricordi nella storia dello sport mondiale. Bradbury, australiano classe 1973, nel 2002 conquistò prima la semifinale, poi la finale e infine la medaglia d’oro pur essendo ultimo in tutte quelle gare. Ogni volta ce la fece per un solo motivo: la squalifica o la caduta accidentale dei suoi avversari a poche decine di metri dal traguardo. Per quella incredibile fortuna Steven è diventato un simbolo in Australia. E un mito anche in Italia grazie a un video satirico trasmesso all’epoca dalla Gialappa’s Band che l’ha riproposto sui suoi social in occasione delle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

Il quarto di finale che lo fa andare avanti grazie alla squalifica di un altro

Solo nelle barzellette si citano storie simili a quella di Bradbury. Talvolta accadono sui campi dell’ippica, specialmente nelle gare di trotto. Può capitare che un ronzino trionfi perché i cavalli favoriti rompano l’andatura venendo squalificati. Se però accade a tutti gli altri cavalli, è facile che scatti un’inchiesta, per il sospetto di gare truccate con un giro di scommesse illegali. Nel caso di Steven però non accadde nulla di simile. Ai quarti di finale dello short track 1.000 metri di Salt Lake City 2002 Bradbury restò ultimo tutta la gara, riuscendo ad agguantare un inutile terzo posto su quattro solo nel fotofinish (si qualificavano solo i primi due). Il vincitore, il canadese Marc Gagnon, fu però squalificato per avere spinto un avversario. E Bradbury fu così ripescato per la semifinale.

La semifinale di Salt Lake City vinta per squalifiche e incidenti

Quel giorno alla partenza oltre all’australiano ripescato c’erano il canadese Mathieu Turcotte, il coreano Kim Dong Sung, il cinese Li Jiajun e il giapponese Satoru Terao. Partita la gara Bradbury è sempre stato al quinto e ultimo posto in ogni giro. Anche all’ultimo e decisivo giro. A venti metri dal traguardo il coreano incrociò i pattini con il canadese, provocando la caduta di entrambi. Scivolando sul ghiaccio il primo dei due toccò anche il cinese, provocandone la caduta a meno di 10 metri dalla fine. La semifinale fu vinta dal giapponese Terao davanti a Bradbury che fu l’unico altro a tagliare il traguardo qualificandosi così alla finale. I giudici di gara poi rivedendo le immagini degli ultimi metri, squalificarono per comportamento scorretto il giapponese vincitore. E Steven fu dichiarato così vincitore della semifinale.

La clamorosa finale dove cadono 4 atleti su 5 e lui vince l’oro

Il giorno dopo sulla pista di ghiaccio per la grande finale Bradbury già felice di essere lì con il suo numero 300 si affiancò sulla linea di partenza al favoritissimo americano Apolo Anton Ohno (n.369), al canadese Mathieu Turcotte (319), al coreano Ahn Hyun Sun (348) e al cinese Li Jiajun (324). Steven è partito con la sua tattica vincente: subito ultimo, e a ogni giro con un distacco un pizzico superiore dal quartetto che puntava alle medaglie. Ultimo a sette giri dalla fine. Ultimo a sei giri. Ultimo a cinque, quattro, tre, due giri. Ultimo e di almeno 5-6 metri quando la campanella segnalò il giro di pista finale. Alla curva prima del breve rettilineo del traguardo cadde però il coreano, trascinando con sé il favoritissimo americano. I due caduti scivolando sul ghiaccio sono andati addosso anche al canadese e al cinese, facendoli rotolare a terra qualche metro prima del traguardo. Salvo grazie alla propria lentezza in gara Steve Bradbury arrivò in tutta tranquillità facendo una serpentina fra i corpi sul ghiaccio e conquistando solitario sul traguardo l’oro olimpico.

Il terribile incidente e il calvario che il destino ha riequilibrato

A differenza dei ronzini che talvolta trionfano nelle gare di trotto Bradbury non era affatto un brocco: aveva già vinto il bronzo a squadre nelle olimpiadi di Lillehammer 1994 e in tre successivi mondiali aveva conquistato una medaglia d’oro, una d’argento e una di bronzo. A chi conosceva la storia di Steven quell’Olimpiadi 2002 non fu simbolo di una fortuna sfacciata, ma un risarcimento del destino. Sette anni prima Bradbury durante una gara di Coppa del mondo fu travolto sulla pista di Montreal da un atleta canadese che con le lame dei suoi pattini lo ferì in modo gravissimo all’arteria femorale. Steven su quella pista perse 4 litri di sangue e per giorni fu in terapia intensiva fra la vita e la morte. Furono necessari 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione per rimetterlo in piedi. Bradbury provò a tornare alle gare. Ma la paura dopo quell’incidente e il fisico “rattoppato” non riuscirono a restituire l’atleta da medaglia che era. Nel 2000 altro incidente in allenamento: brutta caduta e frattura del collo, immobilizzato poi per quasi due mesi. La federazione australiana lo inserì comunque nella squadra olimpica 2002 per consentirgli un’ultima emozione. Al resto ha pensato un destino giusto, che ha voluto restituirgli quel che gli aveva tolto in precedenza.

La lingua australiana cambiata per lui, la birra e l’omaggio dei Pinguini Tattici Nucleari

Dopo quelle olimpiadi Bradbury si è ritirato dalle gare sul ghiaccio. La leggenda dell’ultimo che era riuscito ad arrivare primo lo avrebbe accompagnato sempre negli anni successivi. Un birrificio australiano lo ha voluto come socio e come testimonial di una nuova “bionda” lanciata in suo onore: la «Last man standing» –australian lager. La passione per lo sport e le gare lo ha portato alla guida di una monoposto scoperta nella Formula Vee di automobilismo australiano. Nel primo anno è finito due volte sul podio. Steven ha cambiato con la sua storia anche la lingua parlata australiana: ora riuscire in un’impresa impossibile si dice «doing a Bradbury» (fare il Bradbury). In Italia è conosciuto non solo per il video della Gialappa’s, ma anche per l’omaggio che gli hanno fatto i Pinguini Tattici Nucleari nella loro canzone “Nonono», che in un verso così recita: «Ma gli ultimi saranno i primi come Steve Bradbury».

Steve Bradbury con la birra lanciata in suo onore, la “Last Man Standing”
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