Svolta sul concorso vinto dal figlio dell’ex rettore di Verona Nocini, tutto annullato: le modifiche in corso d’opera e il trucco dei requisiti

L’Università di Verona ha deciso di procedere con l’annullamento d’ufficio del bando di concorso che aveva portato in cattedra il dottor Riccardo Nocini, figlio dell’ex rettore Pier Francesco Nocini. La decisione, comunicata oggi dall’ateneo, è il risultato di un’indagine interna avviata dall’attuale rettrice Chiara Leardini, che ha riscontrato anomalie insanabili nello svolgimento del bando.
Il trucco della platea ammissibile
Dalle verifiche amministrative è emerso un netto contrasto tra la programmazione originaria dell’ateneo (approvata a febbraio 2024) e il bando deliberato dal Dipartimento di Scienze chirurgiche, odontostomatologiche e materno-infantili (Discom) nel giugno 2025. Nello specifico, la procedura è stata modificata in corso d’opera. Inizialmente riservata a candidati esterni, è stata poi aperta anche ai profili interni. Questo cambiamento ha permesso a Riccardo Nocini, unico candidato a presentarsi, di partecipare e vincere il posto di professore ordinario di otorinolaringoiatria. Senza quella modifica, la sua partecipazione sarebbe stata preclusa.
Un concorso sotto l’ombra del padre
Il tempismo della procedura da subito aveva sollevato forti dubbi. Il bando, infatti, era stato firmato dal prorettore vicario mentre Pier Francesco Nocini era ancora rettore (il suo mandato è scaduto il 30 settembre 2025). Solo tre giorni dopo la fine del mandato del padre, il bando è stato pubblicato, vedendo il figlio come unico aspirante alla cattedra nel dipartimento dove il genitore aveva mantenuto ruoli influenti per anni.
L’inchiesta
L’annullamento arriva dopo che lo scorso dicembre la procura di Verona ha avviato un’indagine esplorativa per accertare eventuali profili di rilievo penale nella gestione del concorso. Sul caso era intervenuto anche il senatore del Pd, Andrea Crisanti, che con un’interrogazione parlamentare alla ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, aveva chiesto di verificare i requisiti di compatibilità tra padre e figlio, sospettando un aggiramento delle norme. Con l’atto di oggi, l’università di Verona tenta di tutelare l’interesse pubblico e l’immagine dell’istituzione, azzerando una nomina che aveva fatto discutere.
