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Bambino col cuore bruciato, si decide una nuova terapia. Ma a Domenico non sarà staccato l’Ecmo

20 Febbraio 2026 - 11:41 Stefania Carboni
bambino cuore bruciato madre no esperti
bambino cuore bruciato madre no esperti
Il punto sul nuovo percorso per evitare l'accanimento terapeutico sul piccolo di due anni, a cui è stato trapiantato l'organo danneggiato

È iniziata stamane la riunione all’ospedale Monaldi di Napoli sulla nuova terapia per Domenico, il bimbo ricoverato in gravi condizioni dopo il trapianto di un cuore danneggiato. Il confronto sarà tra il pool dei medici dell’ospedale, il medico di fiducia della famiglia, la mamma e il suo avvocato. Al punto verrà illustrato il nuovo percorso, chiesto ieri dalla famiglia del piccolo, con un alleviamento delle sofferenze. Non una eutanasia ma lo stop dell’accanimento terapeutico. Al bambino, si apprende da fonti dell’ospedale, che non può più essere operato con un nuovo cuore, «non sarà staccato l’Ecmo, perché un secondo dopo – si sottolinea – si rischia la morte. Verranno invece eliminate altre terapie non necessarie».

Cosa succede ora: le ipotesi dalla sedazione profonda allo stop delle cure

Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesista e rianimazione, Siaarti e primario e capo dipartimento dell’azienda universitaria di Parma, ha illustrato a Repubblica le possibili vie in questi casi. «Quando si parla di terapia non finalizzata alla guarigione ma ad alleviare la sofferenza, il riferimento è ad un insieme di interventi mirati non a curare la malattia di base, bensì a ridurre la sofferenza fisica e psicologica del paziente e a sostenere la qualità di vita del bambino/paziente e dei suoi familiari», sottolinea. «La terapia del dolore in terapia intensiva e in cure palliative – spiega Bignami – si basa su farmaci scientificamente validati: analgesici oppioidi, fondamentali per il dolore severo e la dispnea. Analgesici non oppioidi. Sedativi e ansiolitici sono utilizzati quando dolore, agitazione o sofferenza psicologica non sono controllabili. La somministrazione è sempre proporzionata, monitorata e adattata al quadro clinico».

La differenza tra eutanasia e sedazione profonda

Bignami ha poi sottolineato la differenza fondamentale tra eutanasia e sedazione profonda. E sta «nell’intenzione e nel tipo di atto medico che viene compiuto». «Quando si parla di eutanasia, si fa riferimento a un intervento finalizzato direttamente a provocare la morte della persona con l’obiettivo di eliminare la sofferenza. L’intenzione dell’atto è quindi quella di causare la morte. In Italia l’eutanasia non è prevista dalla legge. La sedazione palliativa nasce con l’obiettivo di alleviare un sintomo che è diventato insopportabile e non controllabile in altro modo, per esempio un dolore estremo o una grave difficoltà respiratoria. I farmaci vengono utilizzati in modo proporzionato, cioè nella quantità minima necessaria a ridurre la sofferenza, e sempre all’interno di un percorso clinico regolato dalla legge italiana (Legge 219/2017)», conclude la presidente di Siaarti.

La richiesta della Fnomceo di silenzio e rispetto dai media

«L’invito a tutti, anche ai media, in questa fase in cui la conclusione non è quella che tutti speravano, è di far scendere il silenzio e lasciare – giustamente – in pace la famiglia che è raccolta nell’intimità del dolore, su cui esprimiamo il massimo del rispetto», ha dichiarato il presidente della Fnomceo – Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.

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