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Bambino col cuore bruciato, il cardiologo del Monaldi: «La situazione è molto critica. Non ci accaniamo, si farà l’indispensabile»

20 Febbraio 2026 - 18:36 Stefania Carboni
bimbo cuore danneggiato monaldi
bimbo cuore danneggiato monaldi
Intanto è stato trapiantato con successo a un bambino all'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo il cuore che inizialmente era stato destinato per un secondo trapianto a Domenico

«Oggi sta molto male, la situazione è molto critica. Il bambino ha insufficienza multiorgano e siamo lì a continuare a tutelarlo, non ad abbandonarlo. La mamma è una persona amabilissima ed è lì vicina al bambino. Siamo tutti sconvolti per questa cosa, io che pure non ho partecipato a questo percorso sono sconvolto. Come capo di dipartimento che lavora in questa azienda, come medico, come padre, come nonno sono sconvolto. Dal punto di vista umano siamo sconvolti». Lo ha detto Antonio Corcione, capo del dipartimento dell’area critica rianimazione non pediatrica del Monaldi, parlando con i giornalisti dopo la riunione di oggi sulla nuova terapia per Domenico, il bimbo ricoverato dopo il trapianto di un cuore danneggiato. Il confronto è stato tra il pool dei medici dell’ospedale, il medico di fiducia della famiglia, la mamma e il suo avvocato. Al punto è stato illustrato il nuovo percorso, chiesto ieri dalla famiglia del piccolo, con un alleviamento delle sofferenze. Non una eutanasia ma lo stop dell’accanimento terapeutico. Al bambino, si apprende da fonti dell’ospedale, che non può più essere operato con un nuovo cuore, «non sarà staccato l’Ecmo, perché un secondo dopo – si sottolinea – si rischia la morte. Verranno invece eliminate altre terapie non necessarie».

Corcione: «Il bambino non soffre»

«Il bambino è sedato, non soffre assolutamente malgrado la grave insufficienza multiorgano», ha spiegato Corcione. «La situazione è molto critica, noi stiamo applicando una legge dello Stato del dicembre 2017, che tutela il paziente, in questo caso il bambino. Con i genitori, abbiamo condiviso la terapia da fare e ora non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le curie palliative che si fanno a casa, non facciamo la terapia del dolore. Facciamo una terapia che abbiamo condiviso con il medico legale della famiglia, con la mamma. Si fa quindi l’indispensabile tutelando il piccolo. Resta l’Ecmo che è fondamentale, come è stato fino adesso anche se dopo tanti giorni provoca anche altri problemi. Ma non c’erano alternative. Io non ho seguito il bambino ma condivido pienamente quello che è stato fatto dai colleghi. Cosa succederà ora non lo so dire, so che le situazioni si sono aggravate ma continuiamo così, sempre speranzosi anche se le speranze sono fievolissime».

Trapiantato il cuore destinato al bimbo di Napoli

Intanto è stato trapiantato con successo a un bambino all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo il cuore che inizialmente era stato destinato per un secondo trapianto a Domenico. Poi durante un vertice tra esperti, all’ospedale Monaldi, è stato stabilito che le condizioni del piccolo non consentivano una nuova operazione. Tra i membri del team di esperti che ha esaminato la situazione del bimbo ricoverato al Monaldi, anche il cardiochirurgo Amedeo Terzi, proprio dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Cosa succede ora: le ipotesi dalla sedazione profonda allo stop delle cure

Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesista e rianimazione, Siaarti e primario e capo dipartimento dell’azienda universitaria di Parma, ha illustrato a Repubblica le possibili vie in questi casi. «Quando si parla di terapia non finalizzata alla guarigione ma ad alleviare la sofferenza, il riferimento è ad un insieme di interventi mirati non a curare la malattia di base, bensì a ridurre la sofferenza fisica e psicologica del paziente e a sostenere la qualità di vita del bambino/paziente e dei suoi familiari», sottolinea. «La terapia del dolore in terapia intensiva e in cure palliative – spiega Bignami – si basa su farmaci scientificamente validati: analgesici oppioidi, fondamentali per il dolore severo e la dispnea. Analgesici non oppioidi. Sedativi e ansiolitici sono utilizzati quando dolore, agitazione o sofferenza psicologica non sono controllabili. La somministrazione è sempre proporzionata, monitorata e adattata al quadro clinico».

La differenza tra eutanasia e sedazione profonda

Bignami ha poi sottolineato la differenza fondamentale tra eutanasia e sedazione profonda. E sta «nell’intenzione e nel tipo di atto medico che viene compiuto». «Quando si parla di eutanasia, si fa riferimento a un intervento finalizzato direttamente a provocare la morte della persona con l’obiettivo di eliminare la sofferenza. L’intenzione dell’atto è quindi quella di causare la morte. In Italia l’eutanasia non è prevista dalla legge. La sedazione palliativa nasce con l’obiettivo di alleviare un sintomo che è diventato insopportabile e non controllabile in altro modo, per esempio un dolore estremo o una grave difficoltà respiratoria. I farmaci vengono utilizzati in modo proporzionato, cioè nella quantità minima necessaria a ridurre la sofferenza, e sempre all’interno di un percorso clinico regolato dalla legge italiana (Legge 219/2017)», conclude la presidente di Siaarti.

La richiesta della Fnomceo di silenzio e rispetto dai media

«L’invito a tutti, anche ai media, in questa fase in cui la conclusione non è quella che tutti speravano, è di far scendere il silenzio e lasciare – giustamente – in pace la famiglia che è raccolta nell’intimità del dolore, su cui esprimiamo il massimo del rispetto», ha dichiarato il presidente della Fnomceo – Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.

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