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Bimbo morto dopo il trapianto di cuore fallito, si aggrava la posizione dei medici: l’accusa è di omicidio colposo, sequestrati i cellulari

21 Febbraio 2026 - 18:52 Cecilia Dardana
bimbo cuore bruciato napoli
bimbo cuore bruciato napoli
L’ipotesi di reato, al momento, è quella di lesioni colpose gravissime. Nei prossimi giorni, con il conferimento dell’incarico per l’esame autoptico, verrà formalizzata anche l’accusa di omicidio colposo alla luce della morte del bambino

È morto oggi a Napoli il piccolo Domenico, il bambino sottoposto lo scorso 23 dicembre a un delicato trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. Il decesso, avvenuto dopo quasi due mesi di ricovero e complicazioni cliniche, ha portato la Procura ad accelerare l’inchiesta già aperta nelle settimane successive all’intervento. I magistrati hanno notificato un avviso di garanzia ai sei sanitari dell’ospedale Monaldi già iscritti nel registro degli indagati. L’ipotesi di reato, al momento, è quella di lesioni colpose gravissime. Nei prossimi giorni, con il conferimento dell’incarico per l’esame autoptico, verrà formalizzata anche l’accusa di omicidio colposo alla luce della morte del bambino. L’autopsia rappresenterà un passaggio decisivo per accertare le cause del decesso e definire eventuali responsabilità. Solo dopo gli esiti degli accertamenti tecnici la Procura potrà delineare con maggiore precisione il quadro delle contestazioni.

L’inchiesta e gli errori

Il trapianto era stato eseguito il 23 dicembre 2025. Ma è stato accertato che il cuore si era danneggiato durante il trasporto: l’organo sarebbe infatti stato trasportato con un normale frigo bar. Dopo l’intervento fallito, il piccolo era rimasto ricoverato in condizioni critiche e il cardiologo responsabile si era dimesso dopo l’operazione. Successivamente, quando è emerso un nuovo cuore, il team di cardiologi ha decretato che un nuovo trapianto sarebbe stato impossibile. Il 19 febbraio si è deciso per l’interruzione delle terapie. Il Monaldi aveva annunciato che non ci sarebbe stato accanimento terapeutico. Le indagini ora mirano a chiarire cosa sia accaduto nelle fasi successive all’operazione, se vi siano stati errori nella gestione clinica o eventuali ritardi nelle decisioni terapeutiche.

Sequestrati i telefoni dei dei indagati

Su disposizione della VI sezione della Procura di Napoli – quella che si occupa di “lavoro e colpe professionali” – coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, i carabinieri del Nas hanno anche sequestrato i telefoni cellulari dei sei indagati. I dispositivi saranno analizzati per ricostruire le comunicazioni intercorse tra medici e personale sanitario dal giorno del trapianto fino a oggi.

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