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Olimpiadi, i lavoratori in pista e quella liberatoria firmata in extremis per rassicurare gli ispettori

22 Febbraio 2026 - 09:15 Ugo Milano
olimpiadi 2026 milano cortina lavoratori
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Alcuni dipendenti lamentano al Fatto Quotidiano pressioni e condizioni irregolari. Tra corsi di sicurezza non fatti e oltre 12 ore lavorative senza straordinari

C’è una grana che potrebbe esplodere nelle gare delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, alcuni dipendenti con contratto a tempo determinato denunciano pressioni per mentire sulle reali condizioni di lavoro. A riportare il caso è Giuseppe Pietrobelli su Il Fatto Quotidiano, parlando dell’azione di ispettori del lavoro in diverse località, tra cui Cortina, Anterselva, Predazzo e Valtellina. Secondo quanto riporta la testata diretta da Marco Travaglio i lavoratori avrebbero dovuto firmare in extremis una liberatoria in cui si dichiarava che tutto si era svolto regolarmente (turni rispettati, pause garantite, ambienti adeguati, dispositivi contro il freddo forniti). Eppure non sarebbe così: molti lavoratori lamentano turni lunghi al freddo e condizioni diverse.

Oltre 12 ore di lavoro, i straordinari non menzionati

Il Fatto Quotidiano fa un esempio specifico. Il servizio di sicurezza era stato appaltato alla società One Group. I contratti per hostess-steward prevedevano 8 euro netti l’ora (comprensivi di tredicesima, quattordicesima, TFR e ferie), 20 euro al giorno per il vitto e pagamento posticipato a metà maggio. Con turni potevano arrivare a 12 ore, senza straordinari e senza un tetto massimo, con possibilità di cambio sede con breve preavviso. Ma l’orario è variabile in base alle esigenze di gara e del cliente. Non comparirebbe un tetto massimo. C’è una paga di 6 ore al giorno (48 euro) nei giorni di inattività. «Tanti nostri colleghi hanno lavorato 12 ore consecutive al freddo senza mai ricevere cambi come era previsto», spiegano al Fatto.

Dall’abbigliamento dato ai corsi sulla sicurezza «mai fatti»

L’abbigliamento fornito ai lavoratori prevede piumino, cappello e scaldacollo. Ma qualcuno sostiene di non averlo ricevuto. Non solo, la formazione sulla sicurezza è obbligatoria per lavorare. Alcuni lavoratori dichiarano: «L’hanno scritto, ma i corsi non ce li hanno fatti». Eppure c’è un codice etico che Fondazione Milano Cortina 2026 ha approvato. Vale anche per gli stakeholders,coinvolti a qualsiasi titolo, anche i fornitori di servizi, i collaboratori esterni. L’articolo 8 (“Capitale umano”), promette un Paradiso
bianco, «Crediamo che un ambiente di lavoro sano sia indispensabile per consentire a tutti di esprimere al massimo il proprio contributo personale, attitudinale e umano e ci impegniamo ad adottare condizioni
di sicurezza, benessere salute atte a promuovere l’equilibrio psicofisico dei nostri dipendenti e collaboratori, nel rispetto dei migliori standard, anche internazionali. Operiamo inoltre per tutelare, soprattutto con azioni preventive, la salute e la sicurezza dei lavoratori». Ma le tutele promesse potrebbero subire la lente dell’ispettorato al lavoro. Anche perché, sottolinea Il Fatto, nonostante i documenti rilevati gli agenti hanno chiesto ad alcuni dipendenti un secondo appuntamento, lontano dalle piste, orecchie indiscrete e dal paradiso bianco finora garantito.

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