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Il no di Anthropic al Pentagono: Come è nato lo scontro sull’IA e cosa può succedere ora

28 Febbraio 2026 - 09:11 Bruno Gaetani
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Il presidente Usa ha ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare il chatbot Claude. Ma la società di Dario Amodei promette battaglia in tribunale

Che sia in nome di una sincera battaglia per la libertà o per semplice convenienza politica, non tutte le società di Big Tech e intelligenza artificiale sono disposte a cedere a ogni richiesta provenga dalla Casa Bianca. Nelle scorse ore, anzi, è nato uno scontro a viso aperto tra Donald Trump e la società Anthropic, guidata dall’italiano Dario Amodei. Tutto nasce da una richiesta del Dipartimento della Difesa, che ha chiesto alla startup di poter utilizzare il suo modello Claude senza alcuna restrizione per scopi militari. Anthropic si è rifiutata e anche dopo le minacce di Trump ha mantenuto la barra dritta, aprendo di fatto uno scontro con il governo federale.

La resistenza di Anthropic alle richieste di Trump

«Le minacce non cambiano la nostra posizione: non possiamo in buona coscienza» cedere alle richieste, ha detto Amodei nonostante l’ultimatum imposto alla società. Il Pentagono insiste nel dialogo nella speranza di raggiungere un’intesa soddisfacente, ma è pronto anche a misure estreme. Potrebbe infatti costringere la società a consegnare qualunque tecnologia di cui ha bisogno ed escluderla da futuri progetti del Dipartimento.

Dalle prime tensioni allo scontro

Anthropic, in realtà, ha aperto a revocare le restrizioni, ma solo a patto di salvaguardare due aree: la sorveglianza di massa degli americani e lo sviluppo di armi autonome, ovvero in grado di colpire senza l’intervento umano. Il Pentagono non si è accontentato e continua a chiedere di poter usare Claude in tutte le modalità che ritiene necessarie, senza limiti di alcun genere. Nel corso delle trattative, il Dipartimento di Sicurezza ha presentato ad Anthropic l’ipotesi di un attacco nucleare contro gli Stati Uniti, chiedendole se sarebbe stato possibile usare Claude per abbattere eventuali missili balistici diretti verso gli Usa. Anthropic, secondo quanto riporta il Washington Post, ha risposto in modo insoddisfacente, aprendo allo scontro.

L’altolà di Trump e il rischio di finire in tribunale

Col passare dei giorni, la tensione è aumentata trasformandosi in una battaglia aperta. Fino a che Trump ha ordinato «a tutte le agenzie federali di smettere di usare» Claude, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic. «Quei casi umani di sinistra hanno fatto un errore disastroso», ha scritto il presidente americano su Truth. Anche in questo caso, la società di Amodei ha tenuto la barra dritta, denunciando pubblicamente «l’intimidazione» del governo Usa e annunciando che ricorrerà in tribunale contro la decisione.

OpenAI sogna il colpaccio

La presa di posizione di Amodei in nome dei valori «democratici» e di libertà piace ai dipendenti delle grandi aziende della Silicon Valley, che vorrebbero dai loro amministratori delegati la stessa forza per sfidare l’amministrazione Trump. A intravedere un’opportunità nello scontro c’è invece OpenAI. La società di Sam Altman, “padre” di ChatGPT, sta lavorando infatti a un accordo con il Pentagono per consentire di sbloccare l’impasse venutasi a creare. «La disputa non riguarda l’uso che verrà fatto dell’intelligenza artificiale, ma il suo controllo. Crediamo che un’azienda privata non possa essere più potente di un governo democraticamente eletto, anche se le imprese possono dare un notevole contributo. La democrazia è caotica, ma ci impegniamo a mantenerla», ha spiegato Altman al suo staff. La collaborazione con il Pentagono, insomma, si sta già trasformando in una competizione interna ai colossi dell’intelligenza artificiale per entrare nelle grazie di Trump e guadagnare terreno sui rivali.

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