Il caso del cardinale beccato con il telefono in tasca durante il Conclave che ha eletto Leone XIV

L’anno scorso mentre il mondo aspettava con il fiato sospeso la fumata bianca, all’interno della Cappella Sistina è successa una cosa mai vista prima: uno dei 133 cardinali elettori si è seduto tra i banchi della votazione con un telefono in tasca. L’episodio è raccontato nel nuovo libro The Election of Pope Leo XIV, firmato dai vaticanisti Gerard O’Connell ed Elisabetta Piqué. Un racconto basato su mesi di interviste e rivelazioni ottenute nel totale anonimato che svela quanto sia diventato difficile, nel 2026, tenere il mondo fuori dalla porta, anche se quella porta è protetta da controlli e tecnologie sofisticate.
Il giallo del cellulare nella Cappella Sistina
Tutto è successo poco prima del primo scrutinio. Mentre i cardinali erano pronti per votare, gli addetti alla sicurezza hanno captato il segnale di un telefono. Un cardinale, infilando la mano in tasca, ha trovato il suo. Si tratta di uno dei cardinali più anziani presenti al Conclave, che secondo O’Connell «era disorientato e angosciato, rimasto sorpreso quanto tutti gli altri». Si pensa che il porporato, di cui non si sa il nome, si sia dimenticato di consegnarlo alla gendarmeria vaticana prima dell’inizio del ritiro, violando involontariamente il divieto assoluto imposto nel 2005 per garantire la segretezza. Durante i giorni del Conclave vige infatti il divieto di contatti con l’esterno: è proibito l’uso dei telefoni e la lettura dei giornali per evitare qualsiasi influenza o interferenza nella scelta del nuovo capo della Chiesa Cattolica. Il vero mistero sollevato dagli autori non riguarda però la sbadataggine dell’elettore, ma il fallimento tecnologico del Vaticano che investe grandi somme in sistemi di sicurezza come il jamming che scherma il segnale internet o mobile. Eppure, nonostante i sensori e le finestre sbarrate, il telefono è rimasto connesso alla rete, esponendo una debolezza proprio mentre venivano assunti gli impegni solenni di silenzio. Tutto ciò che avviene nella Sistina, dai colloqui ai voti raccolti, deve infatti restare segreto prima che le schede finiscano bruciate nella stufa.
Il libro-verità su Papa Leone XIV
Il volume, appena arrivato nelle librerie statunitensi, ma non ancora disponibile in quelle italiane, è il frutto di mesi di interviste e rivelazioni fatte con i porporati che hanno partecipato all’elezione, avvenuta a dodici anni dall’ultimo Conclave che scelse Papa Francesco. Gli autori sono Gerard O’Connell, giornalista irlandese corrispondente vaticano per la rivista statunitense cattolica America, e Elisabetta Piqué, dalla giornalista italo-argentina corrispondente vaticana per il quotidiano La Nación. Oltre alla falla di sicurezza, il libro ricostruisce la partita politica avvenuta a dodici anni dall’elezione di Francesco. Ai nastri di partenza i papabili reali erano due: il Segretario di Stato Pietro Parolin e lo statunitense Robert Francis Prevost. Fuori dalle mura le speculazioni puntavano su un Pontefice asiatico come Luis Antonio Tagle, che però al primo scrutinio raccolse meno di dieci voti, mentre Prevost partì già con 20 e 30 voti. Un dettaglio inedito racconta che proprio Tagle, seduto accanto al futuro Papa, gli passò una caramella per la gola per alleviargli la tosse durante la conta finale. Robert Francis Prevost ha, alla fine, vinto con 108 voti su 133.
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Sveglie a molla e «crisi dei bagni»
Il libro racconta anche la vita quotidiana a Casa Santa Marta, la residenza dei cardinali durante il Conclave, dove senza cellulare molti cardinali hanno perso il senso del tempo. Non potendo usare il telefono come sveglia, diversi cardinali sono rimasti a dormire oltre l’orario previsto il primo giorno di Conclave. Il personale è stato costretto a fare il giro delle stanze bussando alle porte, per poi correre ai ripari fornendo a tutti delle vecchie sveglie analogiche a molla. Un altro punto di attrito raccontato nel libro è stato la gestione dei servizi igienici. Per ragioni non chiarite, i bagni interni alla Cappella Sistina erano stati chiusi, costringendo i porporati, molti dei quali ultraottantenni, a farsi scortare ai bagni durante le lunghissime sessioni di voto. «Sembra di essere tornati all’asilo», avrebbe detto uno di loro, umiliato dal dover chiedere il permesso per uscire sotto sorveglianza.
Tra realtà e finzione
«La realtà è meglio della finzione», ironizza O’Connell. Se il cinema ci ha abituato a intrighi internazionali e hackeraggi, la cronaca dell’elezione di Papa Leone XIV ci restituisce un’immagine più umana e caotica. Una sicurezza hi-tech messa in scacco da un cardinale distratto che si era semplicemente scordato il telefono in tasca e da un gruppo di cardinali che non sanno più come svegliarsi senza un telefono. Per il momento, la Sala Stampa vaticana ha scelto di non commentare le rivelazioni del libro.
