Così i video degli iraniani in festa per la morte di Ali Khamenei hanno superato il blocco di internet

Sono ormai da mesi difficilissime le comunicazioni che permettono agli iraniani di comunicare con il resto del mondo, attraverso la rete ma anche per mezzo delle tradizionali reti telefoniche. Le limitazioni si sono intensificate sin dai primi giorni di quest’anno, dopo che dal 28 dicembre 2025 le proteste si erano diffuse in tutto l’Iran. Il ban internet, imposto per limitare la diffusione delle immagini delle proteste e delle violenze contro la popolazione, era stato attivato l’8 gennaio, giorno dei primi massacri di piazza. Nonostante il blackout, a popolazione riesce spesso a fare breccia – anche se in modo discontinuo nell’arco delle giornate – nel muro del blocco. Grazie a Starlink e a nuove frequenze satellitari, numerosi video testimoniano quello che sta succedendo per le strade iraniane.
L’informazione non si ferma
Ne è un esempio il canale di informazione digitale e televisiva in lingua persiana, Iran International, che sul suo profilo Iranintltv condivide post che riportano frequenze satellitari alternative sulle quali poter essere raggiunto dal suo pubblico – attraverso i satelliti Eutelsat 7B, Azarspace1, Horbird13 – in caso di interruzione del segnale internet.
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I video delle proteste
Ed è proprio dalla rete che arrivano, nonostante i continui ban, tantissimi video di cittadini e cittadine iraniani in festa per le strade di tutto l’Iran. Festeggiano l’assassinio di “Mosh Ali”, “Ali – Il topo”, colui che – secondo le parole di Iranintl – si è reso vittima di una morte disonorevole, «dopo aver trascorso i nove mesi precedenti in un nascondiglio sotterraneo, con la massima umiltà e umiliazione raramente viste tra i leader di un governo consolidato». Due video in particolare si riallacciano a due crudeli assassinii perpetrati dalle forze iraniane: le morti Parisa Lashkari e di Pouya Jafari.
Sta facendo il giro del mondo sul web un video rilanciato dai maggiori profili social iraniani contro il regime, in cui campeggia al centro dell’inquadratura una bambina, sulle spalle di una persona, circondata da decine di persone in festa che, mentre stringe sorridente tra le mani la fotografia di una donna. La donna nell’immagine è Parisa Lashkari, uccisa dal regime il 10 gennaio 2026. La bambina che tiene in mano la fotografia è sua figlia: si chiama Aysan Zarei e ha solo 7 anni. Una sua fotografia, distesa sulla lapide bianca della madre, è diventata virale ed è stata ripresa tra gli altri anche da Angelina Jolie.
Chi era Parisa Lashkari
Parisa Lashkari era stata colpita dalle forze di sicurezza durante le proteste a Nurabad Mamasani, una città nel sud-ovest dell’Iran, nella provincia di Fars, il 10 gennaio. Testimoni raccontano che la donna fosse riuscita ad avvisare il marito ed il fratello di essere stata ferita, prima che le venissero inferti nuovi colpi d’arma da fuoco, ormai mortali. Solo giorni dopo, i Guardiani della rivoluzione avrebbero contattato la famiglia per far recapitare il suo corpo.
Le manifestazioni davanti alla casa di Pouya Jafari
Altri video che sono riusciti a superare il blocco delle comunicazioni raccontano l’irrefrenabile gioia degli abitanti della città di Lapouei, nella provincia di Farsi. La folla in festa si trova davanti alla casa di Pouya Jafari, un adolescente di 14 anni ucciso dalle forze governative l’8 gennaio: gli avevano sparato in testa.
Un messaggio per la defunta Guida Suprema
E mentre dalla tv di Stato iraniana arriva il video del telecronista in lacrime per la fine tragica dell’Ayatollah Ali Khamenei, c’è anche il commento in onda della presentatrice di Sky News di origini iraniane, Rita Panahi, ripreso tra gli altri da Fox News. Le sue parole stanno facendo il giro del mondo: «Un messaggio per la defunta Guida Suprema: f****o di p**a, brucia all’inferno».
Le proteste, le repressioni e lo shutdown di internet
Seguite alle chiusure di negozi e agli scioperi nel Grande Bazar di Teheran, le proteste dilagate in tutto il Paese a fine dicembre 2025 e sfociate nelle prime violente repressioni dell’8 e 9 gennaio, erano motivate da profondo risentimento tra la popolazione. La svalutazione della moneta locale, la crescente inflazione, il peggioramento delle condizioni di vita e l’ormai cronica cattiva gestione statale di servizi come la fornitura di acqua da tempo mettevano a dura prova gli iraniani. Difficile per loro condurre una quotidianità normale, fatta di lavoro o di studio.
Starlink e segnale GPS disturbato
È dall’8 gennaio, giorno dei primi massacri di piazza, che il ban su internet e le comunicazioni in Iran, imposti in risposta alle crescenti proteste e alla portata mediatica che le loro immagini potrebbero alimentare al di fuori del Paese, sono sempre più forti. NetBlocks, organizzazione internazionale che monitora le reti e la connettività globale, da mesi segnala i livelli di blackout di internet che interessano l’Iran. Il blackout è stato totale per 12 ore a partire da mezzogiorno del 28 febbraio, per poi attestarsi nelle ore successive a una connettività dell’1%.
Il ruolo di Starlink
Tra i metodi adottati da attivisti e dalla gente comune non solo per poter utilizzare i social, ma anche per potersi mettere in contatto con famigliari all’estero, c’è anche quello basato su Starlink, il sistema di connessioni satellitari di SpaceX. Già nel 2022 Starlink era diventato uno strumento chiave per sopperire ai sofisticati blocchi internet. Il sistema, ideato dall’azienda di Elon Musk, si appoggia infatti a propri satelliti, non accessibili al controllo iraniano, che comunicano con antenne, che funzionano come ricevitori, poste a terra. Il regime non è stato però a guardare e ha ben presto utilizzato ogni forma di disturbo del segnale in suo potere. In particolare il regime ha trovato il modo di interferire con il segnale GPS, il segnale di localizzazione che i satelliti utilizzano per individuare il ricevitore e fornirgli la connessione. Come raccontato da Il Post, se il GPS è disturbato i satelliti non trovano il ricevitore, e quindi non c’è rete. Sembra però che il governo iraniano stia sviluppando tecniche sempre più sofisticate, per intervenire direttamente sui satelliti Starlink.
